F1 | Esclusiva Ferrari: massimo sforzo nel mese di sosta, con programma intensivo anche per i pit stop
Motorsport.com è stato per un giorno intero a Maranello per respirare l'aria di una Scuderia che prepara Miami: non ci sono stati momenti di rilassatezza, ma un potenziamento più ragionato del lavoro che era stato pianificato nella Gestione Sportiva. Scopriamo come...
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Peter Fox
In Formula 1 il tempo è tutto. Non solo quello che scorre sul cronometro, ma anche quello necessario per progettare, sviluppare, correggere. È il parametro invisibile che separa il successo dal fallimento. Le squadre vivono immerse in una corsa continua contro le lancette: ogni dettaglio è pianificato, ogni attività scandita, ogni margine di errore ridotto al minimo. Nulla è lasciato al caso.
La cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita ha però imposto uno stop inatteso: un intero mese di pausa, di fatto paragonabile alla sosta invernale. Un’interruzione che, dall’esterno, potrebbe sembrare un’occasione per rallentare, riorganizzarsi, magari anche respirare. Ma la realtà è ben diversa.
Motorsport.com ha trascorso una giornata a Maranello, nel cuore della Ferrari, scoprendo uno scenario che smentisce ogni luogo comune. Nel quartier generale del Cavallino non c’è traccia di pausa: i ritmi restano serrati, gli standard immutati. Le attività proseguono senza deviazioni, come se il calendario non avesse subito alcuna interruzione. Perché in Formula 1, anche quando tutto si ferma, il tempo continua a correre.
Loïc Serra - Ferrari Technical Director Chassis
Foto di: Ferrari
Tra reparti tecnici, simulatori e uffici operativi, le settimane sono scorse senza interruzioni. Non c’è stata una vera pausa, solo un cambio di prospettiva. Più tempo, semmai, per guardare più a fondo. “Avere più tempo a disposizione ci ha consentito di approfondire le analisi – racconta Loic Serra – perché non hai subito un nuovo flusso di dati da una gara successiva. Puoi permetterti di soffermarti di più, di entrare nel dettaglio”.
“Pausa? Non c’è stata alcuna pausa”, dice con un sorriso Diego Ioverno. “Semplicemente abbiamo scelto di non farla diventare tale. Abbiamo riempito le settimane con attività che non erano previste, oppure abbiamo distribuito meglio quelle già pianificate”.
Lewis Hamilton con la SF-26 nel test bagnato di Fiorano per la Pirelli
Foto di: Pirelli
Il calendario non si è svuotato: si è trasformato. Il test Pirelli, il TPC al Mugello Circuit, il filming day in programma a Monza: tutto era già scritto. Ma con più tempo a disposizione, ogni attività ha assunto un peso diverso, più profondo.
La parte ‘invisibile’ del lavoro: la sfida logistica
La logistica, in Formula 1, è una macchina perfetta che lavora nell’ombra. Finché tutto funziona, resta invisibile. Ma basta togliere un tassello perché emerga tutta la sua complessità. Dopo i test precampionato, i box di Sakhir sono stati lasciati intatti. Il piano era tornare e trovare tutto pronto per il weekend di gara. Oggi, invece, quell’allestimento è ancora lì, sospeso in attesa di una nuova collocazione.
Ogni squadra dispone di sette kit di allestimento box che viaggiano via-mare per contenere i costi. Le due settimane di pausa previste tra i Gran Premi di Miami e Montreal sono dovute proprio ai tempi necessari per trasportare in Canada l’attrezzatura che sarà utilizzata negli Stati Uniti. Le pause tra alcune gare non sono mai casuali: servono a permettere a quel materiale di attraversare oceani e continenti. Interrompere questo flusso significa riscrivere l’intero puzzle.
Diego Ioverno - Ferrari Sporting Director
Foto di: Ferrari
“Oggi l’efficienza è fondamentale – spiega Ioverno – perché anche il trasporto del materiale rientra nel budget cap. In queste settimane stiamo cercando di capire come gestire la rotazione del materiale, speriamo che possa aprirsi presto un corridoio per permettere il recupero del kit rimasto bloccato in Bahrain, perché è previsto il suo utilizzo nel Gran Premio di Azerbaijan. Ma in ogni caso dobbiamo essere pronti a un piano B”.
Il "mondo" pit stop non conosce soste
E mentre una parte del team ridisegna rotte e strategie, un’altra continua a muoversi seguendo un ritmo che non cambia mai. Nel mondo dei pit stop non esistono pause. “Parto facendo un passo indietro – spiega Ioverno - i risultati per fortuna non l'hanno fatto vedere, ma siamo arrivati alla prima gara di quest'anno con il minor numero di allenamenti rispetto alle stagioni precedenti. La stagione di testing (lo shakedown a Barcellona e i test 1 e 2 del Bahrain, ndr) è stata troppo intensa, abbiamo iniziato a provare nella settimana in cui tipicamente eravamo alla terza settimana di allenamento. Nelle due precedenti abbiamo lavorato a turno notte e giorno, quindi abbiamo fatto un terzo dei pit stop che avevamo programmato”.
Ferrari SF-26: meccanici del Cavallino al lavoro instancabili
Foto di: Marcel van Dorst / EYE4images / NurPhoto via Getty Images
Nelle ultime stagioni i team hanno capito di non poter più contare su una squadra stabile addetta ai pit stop. Parliamo di un gruppo composto da 27 persone, e come in tutti gli altri ambiti, la crescita del calendario ha imposto una rotazione di personale.
“Non c'è una gara in cui la squadra pit stop sia la stessa della precedente, quindi questo mese di sosta imprevista è stato una manna dal cielo – ha ammesso Ioverno - perché abbiamo potuto recuperare le sessioni che non eravamo riusciti a fare in gennaio e febbraio”.
Da quando la squadra è rientrata da Suzuka, ogni giornata ha seguito lo stesso schema. “Una sessione divisa in tre parti con a rotazione tre squadre diverse che sono la proiezione di quello che succederà a Miami, Canada, Monaco e Barcellona”.
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