F1 | “Era infuriato con noi e con il mondo”: cosa c’è dietro la frustrazione di Alonso in Olanda
Il GP d'Olanda è stata un'altalena di emozioni per l'Aston Martin, incluso Fernando Alonso che, durante la gara, non ha nascosto la sua frustrazione per il tempismo degli episodi a lui avversi e per una strategia che, in gara, non lo aveva del tutto convinto. Tuttavia, alla fine è arrivata una doppia top 10 che premia la scommessa fatta al sabato.
Fernando Alonso, Aston Martin Racing
Foto di: Andrew Ferraro / LAT Images via Getty Images
Dopo le libere, Aston Martin si era prenotata nel ruolo di possibile sorpresa del fine settimana ma, dopo le qualifiche, tutto il castello di carte sembrava essere crollato, ritrovandosi non solo dietro ai top team, ma anche ad altre squadre di centro gruppo come Racing Bulls e Williams.
Un passo indietro che non ha sorpreso, perché in realtà non è inusuale che la scuderia di Silverstone giri con qualche cavallo in più e leggermente più scarica dei rivali nelle libere, senza contare che la mancanza di dati dovuta all’incidente di Lance Stroll al venerdì aveva spinto alla prudenza, prendendosi un margine di sicurezza in termini di altezze da terra.
Tutto quello costruito al venerdì sembrava essersi sfaldato nel giro di pochi minuti, complice sia l’ultimo posto in griglia del canadese dopo un incidente a inizio Q1, sia la decima posizione in griglia di partenza di Fernando Alonso, bravo a strappare l’accesso alla Q3 ma senza raggiungere gli obiettivi che il team pensava potesse ottenere prima dell’inizio delle qualifiche.
Fernando Alonso, Aston Martin Racing, Pierre Gasly, Alpine, Franco Colapinto, Alpine
Foto di: Bryn Lennon / Formula 1 / Getty Images
Sulla base di questi elementi, la gara sembrava già tutta in salita e da costruire, ma si è complicata ulteriormente nel corso del primo giro, quando lo spagnolo ha immediatamente perso diverse posizioni al via, uscendo dalla zona punti e ritrovandosi bloccato in mezzo al gruppo. Quando ci si ritrova bloccati, in particolare in un trenino DRS, diventa molto difficile uscirne, dovendo valutare soluzioni alternative.
Qui, curiosamente, entra in gioco quella “scommessa” di cui avevamo parlato prima della corsa: la scuderia britannica era l’unica, assieme alla McLaren, ad aver conservato due set di gomme hard per la gara, con la possibilità di sbaragliare le carte in caso di pioggia o condizioni particolari. Alla fine, così è stato, perché quei due set di pneumatici duri hanno dato la chance di diversificare la strategia rispetto ai rivali.
Sia Stroll che Alonso, ritrovandosi nel traffico, sono infatti rientrati ai box in anticipo per tentare un undercut e superare qualche pilota, potendo girare con gomma nuova a pista libera. L’ingresso della Safety Car per l’incidente di Lewis Hamilton ha parzialmente rovinato i piani del team, limitando i progressi, e questo ha innervosito lo spagnolo, dato il pessimo tempismo con cui è uscita la vettura di sicurezza.
Fernando Alonso, Aston Martin Racing, Pierre Gasly, Alpine, Franco Colapinto, Alpine
Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images
Il contatto tra Carlos Sainz e Liam Lawson subito alla ripartenza ha comnque permesso di recuperare altre due posizioni; così Stroll si è ritrovato addirittura in top 10, mentre Alonso è salito al tredicesimo posto, ma pur sempre nel traffico alle spalle di Tsunoda, che lo aveva appena nuovamente sopravanzato dopo la neutralizzazione.
Non avendo modo di attaccare nessuno, dato che aveva anche gomme più vecchie dei rivali, e bloccato nel trenino DRS, Alonso ha nuovamente chiesto di essere messo in aria pulita e di trovare un’alternativa per liberarsi dal traffico. Per questo, sfruttando proprio quel secondo set di hard conservato al sabato, pur sacrificando un treno di soft per la qualifica, Aston ha tentato di nuovo qualcosa di diverso, richiamando l’asturiano per una seconda sosta.
Riuscendo a recuperare piuttosto velocemente il gap accumulato dopo la sosta, grazie al fatto che davanti Stroll, in quel momento rimasto fuori su gomme con oltre 30 giri, e le due Haas stessero tenendo compatto il gruppo rallentando il ritmo, Alonso si è riportato in una posizione in cui la Safety Car, entrata per il ritiro di Charles Leclerc, ha rappresentato un momento chiave.
Sfruttando le soste dei rivali durante la neutralizzazione, Alonso è riuscito a rientrare in zona punti, sebbene con gomme più consumate, dovendo quindi affrontare un’ultima parte di gara tutta in difesa. Davanti, Stroll ha invece giovato del pit stop posticipato proprio in attesa di una Safety Car, mantenendo la sua posizione, con gli strateghi che hanno diversificato le tattiche di gara per non ritrovarsi in nella stessa situazione con entrambi i piloti.
Charles Leclerc, Ferrari, Fernando Alonso, Aston Martin Racing, Pierre Gasly, Alpine
Foto di: John Thys / AFP via Getty Images
Alla fine, complice il ritiro di Lando Norris, lo spagnolo ha portato a casa un nono posto che, al termine del primo giro, sembrava un miraggio, ma è logico che scivolare dietro a chi era partito dal fondo, come Oliver Bearman e lo stesso Stroll ha generato qualche tensione. Krack ha spiegato la situazione, ritenendo che il team non possa essere ritenuto responsabile dell’irritazione di Alonso, ma che la sua frustrazione fosse più legata alla situazione di gara e agli episodi, come l’ingresso della Safety Car.
“Era arrabbiato con la gara, con il mondo, con noi, con tutti. In queste situazioni non possiamo fare nulla, dobbiamo accettarle così come sono e cercare la soluzione migliore con le nuove condizioni. Le circostanze sono cambiate, altri potevano fermarsi davanti”, ha detto Krack, responsabile del team in pista.
Sebbene questo sia vero, in realtà durante la stagione più volte Alonso si è scagliato contro il team per delle strategie che, alla fine, non hanno funzionato, non solo per episodi esterni. In parte, la frustrazione sentita in Olanda derivava anche da questo e dall'essersi ritrovato nuovamente nel traffico senza la possibilità di cambiare radicamente il corso della gara. Ciò lo ha spinto a mettere in dubbio la tattica scelta dal team, il quale, però, in realtà ha sfruttato bene il vantaggio della doppia hard.
“Sapevamo che altri avevano meno gomme di noi, quindi dovevano restare fuori più a lungo e affrontare la pioggia. Quando abbiamo visto che la pioggia stava diminuendo, abbiamo pensato: ‘OK, possiamo fare l’undercut, guadagnando forse 3, 4, 5 giri’ e con Lance ha funzionato. Lance ha guadagnato posizioni fermandosi molto presto, quindi penso sia stata la decisione giusta, ma puoi farlo solo se hai le gomme", ha aggiunto Krack.
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