La Ferrari ritrova il bandolo della matassa in Ungheria

Con il secondo successo la squadra del Cavallino sfrutta a dovere la pista favorevole magiara

Due razzi rossi. La Ferrari ha cancellato la delusione di Silverstone con una vittoria cristallina conquistata da Sebastian Vettel in Ungheria. Sulla pista dove non si sorpassa si è visto il Gp più bello dell’anno con continui capovolgimenti di fronte, ma con una sola costante: in testa alla corsa c’è stata sempre e solo una SF15-T. Era dal 2010 che non succedeva di vedere una Rossa al comando dall’inizio alla fine. Perché anche quando il quattro volte campione del mondo si è fermato ai box per il pit stop, c’era Kimi Raikkonen a menare la danza con la seconda vettura di Maranello, prima che il finlandese fosse costretto alla resa per un problema alla MGU-K.

UNA PARTENZA CHE RESTA NELLA STORIA
La Ferrari ha avuto una reazione di orgoglio e pare aver ritrovato quel bandolo della matassa perso nelle ultime gare. La partenza strepitosa di Sebastian e Kimi chiude un’era: dal Gp del Belgio i piloti dovranno scattare senza alcuna assistenza, ma questo start resterà certamente nella storia della Formula 1, con le due frecce d’argento impallinate dalle SF15-T. Se l’avvio del tedesco è stato fantastico, quello del biondino nordico, partito dalla terza fila, resterà indimenticabile. Le Mercedes sembravano riprese durante un rallenty, mentre le Rosse all’esterno si erano liberate dalla rampa di… lancio.

QUASI 30" DI VANTAGGIO MA LA ROSSA NON ERA LA PIU’ VELOCE
È incredibile come un (doppio) episodio possa aver cambiato l’andamento di una storia. Perché in pista le Rosse non sono state le più veloci, se non nel primo stint di gara con le gomme Pirelli Soft quando hanno fatto il largo, mentre con le Medie hanno saputo difendere una supremazia che nessuno è stato capace di mettere in dubbio (prima della safety car, che si è resa necessaria al 44esimo giro per pulire la pista dai detriti della Force India di Hulkenberg, la Ferrari aveva già quasi 30” di vantaggio!). Non deve sorprendere, quindi, se Vettel ha ottenuto solo il quinto giro più veloce a oltre un secondo da Daniel Ricciardo e Raikkonen il settimo, mentre nelle velocità massime Sebastian non è andato oltre 306 km/h, ottenendo la 13esima prestazione alla speed trap, contro i 318 km/h di Lewis Hamilton (che ha potuto aprire l’ala mobile, cosa non concessa al tedesco avendo strada libera davanti).

IL RITORNO ALLE SCELTE TECNICHE DELL’AUSTRIA
La Ferrari ha cercato una monoposto con il carico specie al posteriore, abiurando una serie di novità che erano state portate a Silverstone e che non hanno funzionato come ci si poteva aspettare, preferendo riallacciare il filo tecnico al Gp d’Austria. Gli uomini del Cavallino, insomma, hanno fatto un passo indietro per riprendere il cammino dalle soluzioni che hanno sempre funzionato. Un gesto d’umiltà che ha pagato, come ha pagato tornare al motore 054/2 utilizzato prima del Canada privo dei tre gettoni di sviluppo. L’impianto magiaro non è troppo severo per il 6 cilindri turbo per cui è stata azzeccata la rotazione delle unità in funzione del massimo sfruttamento del materiale disponibile.

LE VIBRAZIONI NOCIVE PER LA ZAVORRA NELL’ALA?
Gli uomini di James Allison hanno saputo ovviare il problema al muso che si era rotto venerdì sulla vettura di Raikkonen: per le anomale vibrazioni aveva ceduto un pilone dell’ala anteriore. Oltre ad un naso più leggero, era stata messa della zavorra nella parte neutra dell’ala, che sui cordoli alti dell’Hungaroring deve aver creato delle frequenze insolite. Irrobustiti i supporti, il problema di sicurezza è stato ovviato, ma il guaio non è stato cancellato del tutto, visto che proprio a Kimi in gara si è staccata la telecamera montata sul lato destro del muso. Se la SF15-T di Vettel ha viaggiato come un orologio svizzero, quella del finlandese è stata costretta al ritiro per il ko dell’MGU-K. Iceman quando non sbaglia è scalognato. Enzo Ferrari non gradiva i piloti sfortunati. Pare che non piacciano nemmeno a Sergio Marchionne, sebbene cresca il partito di chi vorrebbe dare un’altra chance al finnico.

VETTEL UN FUORICLASSE CHE NON SI DISCUTE
La Ferrari ha vinto anche se non c’era il caldo che ci si poteva aspettare: la SF15-T ha lavorato in una finestra di temperature che hanno permesso alle gomme Pirelli di esprimere il massimo potenziale, senza gravi cali di prestazione né anomale usure. E al resto ci ha pensato Sebastian Vettel: il tedesco è stato perfetto, come eravamo abituati a vederlo nei quattro anni dei titoli mondiali consecutivi. Ha confermato di essere un fuoriclasse. Pino Allievi sulla Gazzetta dello Sport lo ha definito il chirurgo della velocità. L’immagine è efficace per delineare un personaggio freddo e lucido nelle scelte. Capace di essere decisivo nei momenti topici. E anche gli scettici che lo hanno criticato nell’era Red Bull Racing si saranno dovuti ricredere. Del resto è arrivato alla 41esima vittoria in F.1, 9 Gp prima di Ayrton Senna. E se i numeri hanno un valore, questa statistica evidenzia il valore del campione di Heppenheim che merita di essere valutato più di quanto sia stato considerato fino a oggi. E la dedica della vittoria a Jules Bianchi via radio, aggiunge uno spessore umano al campione tedesco.

SBRICIOLATE LE CERTEZZE DELLA MERCEDES
A Maranello mettono in cassaforte la seconda vittoria stagionale, raggiungendo già a metà stagione il minimo sindacale che Sergio Marchionne e Maurizio Arrivabene avevano promesso ai tifosi del Cavallino. Nel momento in cui la Ferrari sembrava entrata nella solita fase involutiva dell’estate, ha saputo dare un segno della sua forza. Avevamo previsto che in Ungheria avremmo visto un capitolo diverso da quello di Silverstone, ma era difficile anticipare che proprio la squadra diretta da Maurizio Arrivabene avrebbe sbriciolato le certezze della Mercedes: Lewis Hamilton e Nico Rosberg hanno tirato fuori tutto un campionario di errori tali da mettere in difficoltà le frecce d’argento. Il campione del mondo in carica deve aver sentito arrivare il sangue alla testa quando ha visto due Rosse davanti alla W06 Hybrid. Il britannico si è scusato con il team di Brackley perché né ha combinata una più di Bertoldo.

MALE LEWIS, MA AUMENTA IL VANTAGGIO SU ROSBERG
Eppure Lewis se n’è tornato a casa con un bottino più ricco di quando è andato in Pannonia: ora ha 21 lunghezze di vantaggio da gestire, visto che anche Nico è passato dalla condizione di essere virtualmente leader del mondiale Piloti con un punticino sul rivale, a essere ancora più lontano dal compagno di squadra e rivale. Insomma l’insulso sesto posto in riva al Danubio avrà un ruolo psicologico molto superiore a quello che è valso in materia di (pochi) punti. Per Hamilton quella che lui stesso ha definito una delle sue gare peggiori della sua carriera ha finito per essere una corsa nella quale Rosberg ha pagato dazio. Un chiaro indirizzo sull’andamento del mondiale.

LA MERCEDES FALLISCE IL PRIMO PODIO DELL'ERA IBRIDA
La foratura della posteriore sinistra dopo la toccata con Daniel Ricciardo non ha “sgonfiato” solo la ruota della W06 Hybrid, ma anche le ambizioni di Nico e della Stella a tre punte. Nell’era della power unit, la Mercedes per la prima volta non ha messo un pilota sul podio, interrompendo una striscia di 28 Gp. Toto Wolff ha ammesso che la Ferrari ha meritato il successo, sottolineando che la Casa di Stoccarda ha ottimi rapporti con Maranello. Cosa voleva dire…

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