Ferrari: uscire dal (wind) tunnel con un vantaggio

A Maranello hanno sfruttato abilmente la nascita della Haas per far crescere di più la 667. Ed è tutto legale per la FIA

I numeri sono semplicemente impressionanti: 16 vittorie, 12 doppiette (1 più del 2014), 32 podi, 703 punti iridati (2 più dell’anno scorso), 12 hat trick. La Mercedes difficilmente potrà fare meglio di quest’annata sublime che resterà scolpita nella storia della Formula 1. Quando la cronaca lascerà il posto alla storia sarà più facile inquadrare qual è stata la superiorità delle frecce d’argento nel mondiale 2015. Perché i dati parlano chiaro: le quattro squadre fornite dalle power unit di Brixworth (Mercedes, Williams. Force India e Lotus) hanno concluso il campionato senza incorrere in alcuna penalizzazione in griglia, avendo utilizzato solo quattro unità per pilota nel pieno rispetto dei limiti dettati dal regolamento.

QUATTRO MOTORI PER I TEAM MERCEDES E… SAUBER
La Ferrari è riuscita a fare altrettanto solo con la Sauber, ma la C34 non era una monoposto in lotta per la vittoria, visto che si è piazzata all’ottavo posto nella graduatoria dei Costruttori con quasi la metà dei punti della Toro Rosso che la precede in settima piazza e non ha potuto contare su quattro gettoni di sviluppo riservati al team ufficiale. Tutti gli altri non hanno saputo raggiungere il target dettato dalla FIA: la Scuderia aveva già programmato la stagione con cinque motori nel tentativo di mettere un po’ più di pepe sulla coda delle W06 Hybrid, consapevole di non avere la durata per sfidare i 6 cilindri PU106B, ma avendo incrementato le prestazioni per chiudere (o quasi) il gap dal propulsore di punta.

RENAULT E HONDA NON HANNO CAPITO NIENTE
Per tutti gli altri è stato un autentico disastro: Renault e Honda non ci hanno ancora capito niente. I transalpini hanno “doppiato” il numero di motori utilizzabili e i giapponesi li hanno “triplicati” senza cavare un ragno dal buco. È difficile pensare che possano avvicinarsi a Mercedes e Ferrari, visto che tutti potranno utilizzare 32 token di sviluppo nel 2016. L’anno prossimo, quindi, toccherà alla squadra di Maranello sfidare le frecce d’argento cercando di rompere quell’equilibrio che Toto Wolff e Niki Lauda sono riusciti a trovare evitando quelle “frizioni” fra i piloti che nello scorso campionato erano costate qualche punto.

LEWIS PATISCE LE MODIFICHE ALLA W06 HYBRID
Lewis Hamilton, una volta diventato campione del mondo per la terza volta, sembra aver spento la “luce”: non ha più centrato una pole da Monza (insegue, per ora inutilmente, la 50esima partenza al palo) e ha ceduto al compagno di squadra, Nico Rosberg, gli onori di un finale di stagione sugli altari, risvegliando quell’avversario che sembrava steso al tappeto per il ko. Un’esistenza forse dissennata al di fuori dei Gp può aver creato delle scorie che si sono accumulate in Lewis, ma l’inglese dopo Singapore si è sempre lamentato del bilanciamento della sua W06 Hybrid. Come mai? Perché i tecnici diretti da Paddy Lowe hanno cambiato le sospensioni per ridurre l’usura degli pneumatici dopo che la Pirelli via FIA ha imposto una pressione minima di gonfiaggio delle gomme dal Gp d’Italia, adeguando i valori a quelli di sicurezza.

LA FERRARI HA RIDOTTO IL GAP DALLE FRECCE D’ARGENTO
Modifiche che hanno trasformato la guidabilità delle frecce d’argento: Hamilton che le suonava con regolarità a Rosberg, ha cominciato a prenderle in maniera sonora (quattro decimi ad Abu Dhabi nel giro secco della Q3). In F.1 basta così poco per modificare i valori in campo? A Maranello devono sperare che sia così, perché crescere quando si è al vertice diventa più difficile. Maurizio Arrivabene ha chiuso la stagione 2015 nella consapevolezza di avere la squadra giusta (piloti, muretto, tecnici). Sebastian Vettel ha cercato di illudere i tifosi del Cavallino che era possibile incunearsi con la Rossa fra le due Mercedes, e ha regalato tre vittorie (insperate a inizio stagione) e ben 13 podi, ai quali si aggiungono gli altri 3 di Kimi Raikkonen. Lewis Hamilton, da solo, ha inanellato 17 podi, eguagliando il record di Michael Schumacher del 2002 e di Sebastian Vettel del 2010. Ma gli altri protagonisti del Circus sono lontani anni luce.

LA FORBICE DAGLI ALTRI SI E’ APERTA
Quest’anno si è aperta si è stretta la forbice fra Mercedes e Ferrari, ma è cresciuta quella con il resto della griglia. In Brasile le prime quattro monoposto argento e rosse avevano doppiato tutti. E ad Abu Dhabi l’ottimo Sergio Perez, quinto con la Force India, si è beccato più di un minuto da Rosberg e 20” da Vettel che ha concluso quarto, ma scattava dalla 15esima piazza.

LA RED BULL VIVRA’ UN ANNO IN PURGATORIO
È facile prevedere, quindi, che il 2016 sarà un anno in cui questo strappo rischierà di aprirsi ancora di più perché la Red Bull Racing sarà ancora condizionata da una power unit poco competitiva come quella Renault e, quindi, a Milton Keynes vivranno un altro anno di purgatorio, in attesa del cambiamento delle regole 2017 (che sono state scritte da Adrian Newey e soci).

A MARANELLO DEVONO SFRUTTARE LA SITUAZIONE
La Ferrari, quindi, dovrà approfittare della situazione di favore per mettere in crisi la Mercedes. E Maurizio Arrivabene si aspetta una monoposto più competitiva. Se a livello di motore sono stati fatti importanti passi avanti nel corso del 2015, si attende un salto di qualità dal punto di vista telaistico e aerodinamico. Sulla 667, quindi, si ripongono molte speranze. Tanto che il direttore tecnico, James Allison, preferirà stare a casa a seguire lo sviluppo della monoposto, affidando la responsabilità della pista a Jock Clear che, finalmente, avrà concluso il lungo periodo di gardening, mentre quest’anno ha seguito passo a passo la SF15-T.

IL PRESIDENTE MARCHIONNE E’ PIU’ SPREGIUDICATO
La gestione del presidente Sergio Marchionne è molto più spregiudicata di quanto non sia mai stata quella di Luca di Montezemolo: la squadra del Cavallino è sempre stata criticata per essere stata troppo ligia nella lettura del regole, lasciando agli inglesi le interpretazioni al limite delle norme. Questa volta, invece, a Maranello hanno giocato in contropiede: hanno sfruttato la nascita della Haas F1 per creare una sorta di team satellite che è stato perfettamente congegnato: la squadra americana, infatti, farà il suo debutto nel Circus con una “Ferrarina” che cercherà di evitare le figuracce di HRT, Catherham e Manor quando sono apparse in F.1, rivelando un diverso modo per entrare nella Scala dall’automobilismo. Al Cavallino, però, non hanno fatto regali, anzi.

IL DOPPIO DELLE ORE IN GALLERIA DEL VENTO
La Ferrari, infatti, quest’anno ha potuto contare sul doppio delle ore di galleria del vento (o CFD) per lo sviluppo della SF15-T e lo studio della 667. Il modello della Haas F1 realizzato da Dallara era quasi identico a quello della Rossa. Niente di illegale, tant’è che le ripetute ispezioni FIA svolte da Marcin Budkowski a Maranello non hanno messo in evidenza niente di sanzionabile, sebbene esistano chiari vincoli normativi sullo sviluppo al wind tunnel. A Maranello sono stati abili a trovare una lacuna nel regolamento e l’hanno sfruttata fino in fondo. Sarà interessante vedere cosa saranno riusciti a trarre Dirk de Beer e colleghi da questa situazione.

LA MERCEDES CORRE AI RIPARI O E’ TARDI?
Alla Mercedes sono molto agitati e temono che la loro supremazia possa essere intaccata dal Cavallino rampante: ad Abu Dhabi, Paddy Lowe presentato alla FIA una richiesta di chiarificazione regolamentare con 54 domande per definire cosa si potrà fare o sarà vietata dal 2016. La Federazione Internazionale ha posto nuovi vincoli, ma ha aperto alcuni portoni. La Stella a tre punti trasformerà la Manor nella propria Haas F1? Lo scopriremo più avanti, ma intanto la Ferrari dovrà capitalizzare il vantaggio che ha saputo costruirsi con una lucida regia nella gestazione del team USA. Sergio Marchionne ha messo a disposizione del team quello che è necessario per primeggiare (risorse economiche, strutture tecniche e persone qualificate) e si aspetta di raccogliere i frutti del seminato. Ecco perché nel 2016 non ci saranno più scuse…

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