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F1 | Ecco perché Austin è lo snodo cruciale della stagione, soprattutto per McLaren

Il Gran Premio degli Stati Uniti che si terrà ad Austin sarà probabilmente lo snodo cruciale per la lotta al titolo Piloti. Dopo 3 gare senza successi, la McLaren dovrà dare una risposta concreta. Altrimenti lo scenario potrebbe farsi differente per gli equilibri interni e interessante per gli avversari.

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

La McLaren si è inceppata? La domanda terrà banco fino al weekend di Austin, e non potrebbe essere altrimenti considerando che nelle prime quindici gare disputate il team campione del mondo ha ottenuto dodici successi. Nel Gran Premio d’Olanda, gara della ripresa delle attività dopo la pausa estiva, la superiorità era stata schiacciante. La classifica finale non riporta fedelmente i valori in campo, la supremazia delle due MCL39 è stata azzerata in due occasioni dall’ingresso in pista della safety car, cancellando il margine che nei primi 22 giri Piastri era stato in grado di rifilare a Max Verstappen (ben diciotto secondi, più altri dodici tra il giro 27 ed il 52).

Dal 31 agosto, data della gara di Zandvoort, quella McLaren non si è più vista. Ci sono stati degli sprazzi di ottimo passo gara, come a Singapore, ma quella superiorità che ha caratterizzato i primi due terzi di stagione nelle tre tappe successive è scomparsa. I motivi possono essere diversi, e probabilmente c’è più una ragione se a Monza, Baku e Singapore sia Piastri che Norris non sono stati in grado di incrementare il loro bottino di successi. L’interrogativo è soprattutto quello relativo al valore assoluto della performance, ovvero se il momentaneo cambio di gerarchie sia stato dovuto ad un passo avanti fatto degli avversari (Red Bull e Mercedes) o se in McLaren abbiano perso performance.

Il primo elemento da analizzare è la tipologia dei circuiti sui quale la MCL39 è stata vulnerabile. Sia nella tappa italiana che in quella azera il carico aerodinamico diventa una variabile meno significativa, in più la problematica legata all’usura e al degrado degli pneumatici (probabilmente l’arma migliore della McLaren 2025) è quasi inesistente. Monza e Baku sono circuiti privi di curve a medie e bassa velocità (altra qualità della MCL39) e senza i curvoni veloci dove il bilanciamento complessivo fa la differenza.

L’anomalia maggiore sono i verdetti di Singapore. “Dovremo capire perché siamo andati così bene”, ha commentato George Russell al termine del weekend, evidenziando quanto il risultato di Marina Bay abbia sorpreso anche la stessa Mercedes. Le McLaren erano attese ad un gran weekend, ma alla fine solo Norris è salito sul podio, limitandosi al gradino più basso. La gara in notturna si è corsa con temperature meno elevate del previsto (l’asfalto è stato costantemente sotto i 38 gradi) e le scelte di setup sono stati una sfida per tutto il fine settimana.

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Anche il nuovo asfalto, steso in molti tratti del circuito, ha avuto un ruolo. Le squadre hanno lottato molto con il bilanciamento dell’avantreno, cercando la scelta di compromesso ideale per non spostare il problema sulla temuta instabilità del retrotreno, non l’ideale in una pista di trazione. La Mercedes ha svolto tutto alla perfezione, la Red Bull si è avvicinata molto, la McLaren potrebbe non aver centrato il compromesso perfetto. Come è tradizione, a Marina Bay la sfida più importante è quella nelle qualifiche di sabato sera, ritrovarsi alle spalle degli avversari in una gara senza variabili strategiche e senza punti di sorpasso (il delta di performance necessario per guadagnare una posizione era di quasi due secondi al giro) le possibilità di rimonta sono pressoché nulle.

Secondo Andrea Stella ci sono due elementi che hanno impattato sulla performance nelle ultime tre tappe di campionato. “Lo avevamo visto a Montreal e ne abbiamo avuto la conferma a Baku e Marina Bay – ha spiegato - quando ci sono frenate importati, quando troviamo asfalto irregolare e cordoli, non siamo la macchina migliore. Da un punto di vista tecnico non è una sorpresa totale. Quando a fare la differenza sono frenate e trazione, soffriamo di più, e sulle pista dove bisogna utilizzare la configurazione a basso carico aerodinamico, sono fattori che si sommano”.

Il team principal della McLaren è andato poi sull’aspetto che rischia di dare più pepe al finale di stagione. “Abbiamo interrotto lo sviluppo della vettura da un po' di tempo perché ci siamo concentrati interamente sulla monoposto 2026, mentre abbiamo visto che alcuni dei nostri avversari hanno continuato a portare in pista nuovi aggiornamenti. La Red Bull è sicuramente uno di questi. Hanno portato una nuova ala anteriore a Singapore e un nuovo fondo a Monza”. In merito alla Red Bull c’è anche un altro aspetto che ha contribuito alla comprensione della monoposto.

Helmut Marko ha più volte accennato a delle novità nelle procedure definizione del setup base del weekend, associando la figura di Laurent Mekies ad un cambiamento che ha subito dato dei risultati concreti. L’abbinamento con gli ultimi sviluppi è stato perfetto, la RB21delle ultime gare ha preso vita potendosi concedere un setup che permette alla monoposto di viaggiare più bassa con tutti i vantaggi del caso.

In questo scenario la trasferta di Austin diventa significativa anche per la McLaren. Può sembrare paradossale, visto che solo pochi giorni fa la squadra ha festeggiato il secondo mondiale Costruttori consecutivo, ma in Formula 1 restare fermi vuol dire retrocedere. La tappa sul Circuit of the Americas sarà un esame anche per il team papaya, magari senza particolari obiettivi da raggiungere, ma importante per comprendere quali saranno i valori in campo che animeranno il finale di stagione. Il vantaggio con cui Piastri e Norris si preparano ad affrontare le ultime sei tappe stagionali è notevole, ma se mancherà la consapevolezza di avere ancora a disposizione la miglior monoposto della griglia non sarà da escludere che qualcosa nel team potrà cambiare. Ad iniziare dagli equilibri interni.

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