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F1 | “È un’evoluzione, non serviva una rivoluzione”: Tombazis spiega le scelte sulle novità regolamentari

Da Miami cambieranno alcuni aspetti dei regolamenti, volti soprattutto a permettere ai piloti di spingere al limite in qualifica e ridurre eventuali episodi pericolosi in gara, sia alla partenza che nelle fasi di duello. Per Tombazis si tratta di interventi che rappresentano un'evoluzione, perché non era necessario rivoluzionare le normative.

Griglia di partenza

Griglia di partenza

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

Solo un’evoluzione, perché non serviva alcuna rivoluzione. Il pensiero espresso da Nikolas Tombazis, direttore delle monoposto FIA, dopo l’approvazione delle modifiche regolamentari di lunedì sintetizza non solo la posizione dell’organo di governo sulle normative 2026, ma anche quella della F1 che, pur riconoscendo alcune criticità da risolvere, ha sempre espresso un giudizio positivo sul nuovo ciclo tecnico.

Sulla base di quanto emerso nei test e nei primi tre Gran Premi, l’obiettivo alla vigilia delle riunioni con i team sulle possibili modifiche regolamentari era chiarissimo: intervenire sulle qualifiche. L’urgenza era permettere ai piloti di tornare a spingere davvero, senza dover ricorrere in modo eccessivo al super‑clipping e al lift and coast per gestire l’energia e ricaricare la batteria.

Indubbiamente la scelta condivisa di ridurre l’energia recuperabile, e quindi anche quella spendibile, in qualifica va nella direzione auspicata, permettendo ai piloti di essere meno vincolati alle logiche di gestione dell’energia, pur sacrificando qualcosa in termini di prestazione assoluta. È una decisione di compromesso, certo, ma coerente con l’obiettivo dichiarato di restituire centralità al pilota, definito come una priorità.

Griglia di partenza della Sprint

Griglia di partenza della Sprint

Foto di: Peter Fox / Getty Images

Ciò non significa, però, che su alcuni tracciati veloci e con poche opportunità di ricarica non si dovrà comunque ricorrere al lift and coast o al super‑clipping. La differenza è che questi fenomeni saranno meno pronunciati, in quanto ci sarà un quantitativo inferiore di energia da recuperare e da spendere. Proprio per questo la FIA, come già fatto sia in Australia che in Giappone anno, potrà intervenire ulteriormente abbassando il limite.

“In alcuni casi i piloti non riuscivano a spingere in qualifica quanto avrebbero voluto, né a girare completamente flat‑out, a causa delle considerazioni legate all’energia. Per affrontare questo problema abbiamo introdotto un limite alla quantità di energia che può essere recuperata in un giro di qualifica”, ha spiegato Tombazis in un video pubblicato dalla FIA con cui ha illustrato le modifiche al regolamento.

“In questo modo non sarà più necessario, o lo sarà molto meno, ricorrere a strategie di ricarica particolari per raggiungere il livello energetico richiesto. Questo limite scenderà da otto a sette megajoule a partire dal prossimo GP, e la FIA si riserva il diritto di ridurlo ulteriormente in alcune gare specifiche. L’obiettivo è garantire che i piloti possano spingere di più in qualifica”.

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images

L’altra grande novità riguarda la dinamica dei duelli in gara, un ambito sul quale, almeno inizialmente, gli interventi avrebbero dovuto essere minimi. Per comprenderla serve però allargare lo sguardo: dal punto di vista dello spettacolo, alla Formula 1 servono gare ricche di azione e, di fatto, il pubblico più generalista ha apprezzato questa sequenza di sorpassi e controsorpassi, pur viziati dalla gestione energetica.

“I fan, in larga parte, stanno apprezzando il nuovo regolamento perché ha portato gare più ravvicinate e ci aspettiamo che questo continui. E, man mano che il regolamento maturerà, ci aspettiamo che alcune squadre che oggi sono in ritardo riescano gradualmente a recuperare, portando a gare più combattute con il passare del tempo”, ha aggiunto il direttore delle monoposto della Federazione.

L’organo di governo è rimasto in contatto costante con i piloti e, nelle ultime settimane, gli incontri si sono intensificati, così da ottenere un riscontro diretto su quali modifiche potessero essere utili sia in qualifica sia in gara. L’obiettivo era intervenire anche su quegli episodi legati alla sicurezza che avevano generato qualche timore in chi poi, in pista, ci corre davvero.

Oliver Bearman, Haas F1 Team car after his crash

Oliver Bearman, Haas F1 Team car after his crash

Foto di: Kym Illman / Getty Images

L’incidente di Oliver Bearman a Suzuka ha fatto da scintilla, spingendo FIA e costruttori a rivedere l’uso del boost che, in determinate situazioni, poteva generare una differenza di velocità eccessiva tra chi attaccava e chi difendeva, aumentando il rischio di contatti. Considerandola una questione di sicurezza, la FIA è intervenuta rapidamente, riducendo l’efficacia del boost, che non potrà superare i 150 kW.

Questo intervento è legato a un’ulteriore modifica, cioè alla modalità con cui la potenza verrà distribuita nel corso del giro. Nei tratti in cui sono presenti curve o sezioni più tortuose, il limite di potenza erogabile dall’MGU‑K è stato ridotto a 250 kW, così da attenuare le differenze di velocità tra chi attacca e chi si difende. Nel resto del giro, in particolare sui rettilinei, il limite resterà invece fissato a 350 kW.

Ci saranno modifiche anche alla partenza, dove per evitare possibili tamponamenti al via interverrà il motore elettrico in supporto in caso di scatto a rilento sotto i 50 km/h, consumando inevitabilmente energia extra. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio in una fase già delicata, considerando la complessità nel portare il turbo nella corretta finestra di funzionamento immediatamente allo start.

Presentazione Power Unit Honda RA626H

Presentazione Power Unit Honda RA626H

Foto di: Honda

Commentando le modifiche al regolamento, Tombazis ha voluto ricordare perché non fosse necessario ricorrere a una rivoluzione, ma bastasse un’evoluzione che lasciasse intatti i principi fondamentali delle normative 2026. Un richiamo che tiene conto anche dell’investimento compiuto dai costruttori, come aveva già sottolineato Stefano Domenicali, CEO della F1, in un’intervista a Motorsport.com a metà aprile.

“Quello del 2026 è, come abbiamo detto più volte, uno dei cambiamenti più grandi nella storia della Formula 1. Era fondamentale mantenere la rilevanza tecnologica dello sport, con una maggiore elettrificazione e tutto ciò che ne consegue. Sapevamo fin dall’inizio che il regolamento avrebbe presentato alcune sfide e avevamo sempre dichiarato che lo avremmo rivisto dopo le prime gare”.

“Le prime gare, sotto molti aspetti, sono andate bene: sono state emozionanti, con molto corpo a corpo e parecchi sorpassi. Ma ci sono state certamente aree in cui era necessario intervenire. L’approccio che abbiamo adottato è stato quindi di evoluzione e affinamento, non di rivoluzione. Non riteniamo ci fosse alcun bisogno di una rivoluzione”.

“Penso sia importante sottolineare che, quando parliamo di piloti, squadre o motoristi, la Formula 1 resta uno sport estremamente competitivo: le persone si sfidano in pista continuamente e la posta in gioco è molto alta. Non è semplice trovare un consenso tra tutte le parti, ed è compito della FIA cercare i compromessi migliori”.

Nikolas Tombazis, FIA

Nikolas Tombazis, FIA

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

“Tutte queste modifiche non si riducono a poche pagine di regolamento: comportano migliaia di simulazioni, numerose riunioni, molte analisi e scenari ipotetici. Il personale ha lavorato senza sosta per settimane per mettere insieme il pacchetto finale su cui abbiamo votato”.

La FIA continuerà a monitorare la situazione nei prossimi appuntamenti, così da valutare gli effetti delle modifiche regolamentari e capire se sarà necessario intervenire di nuovo, magari già in ottica 2027, oppure se le nuove normative matureranno con il tempo fino a raggiungere un livello soddisfacente per tutti. Si è discusso anche della possibilità di rivedere in futuro il rapporto tra componente elettrica e termica, ma un eventuale cambiamento in questo senso sarebbe un progetto di lungo periodo, non immediato.

“Continueremo a monitorare, rivedere e analizzare la situazione e, se saranno necessari ulteriori interventi, naturalmente non esiteremo a prenderli. È importante chiarire che nessuno ha mai pensato che il paziente, il nostro sport, fosse in terapia intensiva. C’erano chiaramente degli aspetti da correggere, ma non eravamo in terapia intensiva”, ha aggiunto Tombazis.

“Forse il paziente deve, diciamo, fare un po’ più di esercizio, mangiare un paio di mele al giorno, migliorare la propria condizione e prendere qualche vitamina: ed è su questo che siamo intervenuti. È un’evoluzione, non una rivoluzione. Crediamo fermamente di avere un buon pacchetto, ed è normale dover apportare degli aggiustamenti, come accade sempre”.

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