F1 | Domenicali: "Budget Cap: senza controllo salta il sistema"

Il presidente e CEO di F1 ha incontrato la stampa italiana prima dell'avvio della stagione: "Oggi non basta verificare solo il fronte tecnico, ma serve anche un severo controllo finanziario. La Federazione Internazionale si sta attrezzando per essere ancora più robusta nel suo ruolo di garante". In materia economica l'inflazione sta impattando sui budget così come la crescita dei costi di trasporto: "Ne dovremo parlare per trovare soluzioni".

F1 | Domenicali: "Budget Cap: senza controllo salta il sistema"
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“Ci attendono tante sfide, ma vedo una Formula 1 in grandissima salute”. Stefano Domenicali sa di occupare un ruolo importante in un momento importante, un punto di svolta per un campionato che ha a lungo sonnecchiato (cullandosi sul successo ottenuto negli anni ’90) per ritrovarsi al suo risveglio circondato da un mondo diverso.

Da quando è al timone di Formula 1 (ovvero la società del gruppo Liberty Media che detiene i diritti commerciali del campionato FIA Formula 1) Domenicali ha percorso una strada in salita, soprattutto a causa delle conseguenze dettate dalla pandemia Covid. Ma nella difficoltà è emersa la qualità dell’organizzazione strutturata da Chase Carey e portata avanti senza esitazioni dall’ex team principal della Ferrari.

Stefano Domenicali a colloquio con Christian Horner, team principal Red Bull

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Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

In un momento difficile per molti sport, la Formula 1 è in decisa controtendenza. Il calendario scoppia di salute (con un numero di richieste da parte dei promotori di ogni parte del globo superiore rispetto alla sua capienza) il ‘tutto esaurito’ è ormai una piacevole costante su molti autodromi, gli share televisivi sono in costante crescita e il ritrovato interesse è spinto soprattutto da un pubblico giovane, una controtendenza graditissima dopo anni di ‘invecchiamento’ anche sul fronte degli appassionati. Il 2022 è un passaggio importante, le aspettative solo molto elevate e sarà la prova del fuoco per il nuovo regolamento tecnico, il primo nato sotto la supervisione di Liberty Media.

“Tantissima gente aveva preannunciato monoposto tutte uguali – sottolinea con un timido sorriso Domenicali – prevedendo un campionato tecnicamente appiattito. Nella mia piccola esperienza trentennale non ho mai visto così tante soluzioni tecniche differenti in pit-lane, e spero che questo sia il preludio anche ad un più ampio numero di squadre che potrà puntare a vincere”.

Ferrari F1-75, dettaglio della pancia scavata

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Photo by: Erik Junius

La carne al fuoco è molta, ma la guardia su alcune problematiche resta alta, dal Covid e alle potenziali conseguenze del delicato momento socio-politico, fino al funzionamento del regolamento finanziario introdotto lo scorso anno dalla FIA. Guai ad abbassare la guardia, come Domenicali spiega in questa intervista a tutto campo.

Le richieste di Gran Premi crescono anno dopo anno e si sta velocemente arrivando al limite massimo consentito dal Concorde Agreement di 25 gare. Siete vicini al momento delle scelte tra chi potrà restare e chi sarà messo da parte per far spazio a nuovi promotori?
“Il processo in realtà è stato già avviato. Ci sono alcuni promotori che hanno accordi in scadenza, probabilmente alcuni dei Gran Premi attuali non faranno più parte del calendario, mentre altri resteranno ma in una forma differente, come ad esempio in rotazione tra piste differenti. Presto le scelte che stiamo facendo verranno annunciate, ed aspettatevi dei nuovi Gran Premi. Non è però ancora semplice poter pianificare tutto con grande anticipo, se prendiamo, ad esempio, la Cina, dovremo cercare di capire quale sarà la situazione rispetto alla problematica Covid in ottica futura, come già abbiamo fatto lo scorso anno in vista del 2022”.

Atmosfera al Paul Ricard: è uno dei circuiti a rischio, potrebbe beneficiale dell'alternanza con Magny Cours

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Photo by: GIP Paul Ricard

C’è il rischio che possano uscire dal calendario dei Gran Premi di lunga tradizione?
“Sappiamo di dover bilanciare l’arrivo di nuove gare con Gran Premi storici, piste che devono continuare ad essere parte del nostro calendario. L’arrivo di offerte da parte di nuovi promotori comporta un vantaggio per la piattaforma Formula 1, ed è quello di obbligare gli organizzatori dei Gran Premi tradizionali a innalzare il loro livello qualitativo, intendo l’offerta al pubblico, le infrastrutture e la gestione dell’evento. Ormai non basta più avere un pedigree, bisogna anche dimostrare di stare al passo”.

Una terza gara negli Stati Uniti è uno scenario probabile?
“L’interesse che sta riscuotendo oggi la Formula 1 negli Usa non si era mai visto in precedenza, sarebbe sbagliato per noi non cogliere questa opportunità e stiamo cercando di capire come affrontare questa crescita. Anche in Estremo Oriente c’è molto interesse, l’arrivo in Formula 1 di Guanyu Zhou sta attirando attenzione e non ci stupisce. Al di là della Ferrari, alla fine sono i piloti che fanno crescere l’interesse per questo sport nei loro paesi, l’abbiamo visto in Brasile, in Spagna e ci sono molti altri esempi. Dalla Cina abbiamo avuto nuove richieste per ospitare un Gran Premio, e Zhou deve ancora disputare la sua prima gara…”.

Guanyu Zhou, Alfa Romeo F1 Team

Guanyu Zhou, Alfa Romeo F1 Team

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Il recente rinnovo del contratto di Imola potrà avere un traino anche per il futuro di Monza?
“L’Italia ha rappresentato e deve continuare a rappresentare qualcosa di importante nel panorama della Formula 1. Conosciamo il valore della Ferrari, così come conosciamo la grande tradizione di Imola e Monza, ma sono due eventi che hanno la necessità di stimolarsi a vicenda per crescere dal punto di vista dell’offerta in un contesto dove la tradizione non basta più. Tutte le autorità coinvolte, compresa la presidenza del Consiglio e il ministero degli Esteri, hanno capito che sulla Formula 1 bisogna investire, è una scelta strategica, e se non si opera in questa direzione ne dovremo prendere atto. Mi auguro che quanto siamo riusciti a fare negli ultimi anni possa portare alla volontà di investire e di vedere la Formula 1 come un elemento di business e di vetrina dell’Italia nel mondo”.

Monza e la curva sopraelevata

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Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Nei giorni scorsi Red Bull e Ferrari sono tornati sul tema del budget cap sottolineando che si tratta di un contesto di grande importanza. Stanno chiedendo di concedere qualcosa in più rispetto al limite attuale di spesa o nel mirino c’è il sistema di controllo?
“Ci sono due temi aperti su questo fronte. Il primo è quello del controllo, perché se a chi deve verificare sfugge qualcosa, crolla tutto il sistema. Oggi non basta verificare solo il fronte tecnico, ma serve anche un severo controllo finanziario, e per questo la Federazione Internazionale si sta attrezzando per essere ancora più robusta nel suo ruolo di garante. Il secondo punto è quello relativo ad alcune variabili che al momento del varo del regolamento finanziario erano difficili da prevedere. L’inflazione sta andando in una direzione non preventivabile, ed anche i costi di trasporto nelle ultime settimane sono saliti in modo difficile da prevedere. Ci saranno delle discussioni per trovare le giuste soluzioni, tenendo sempre al centro il principio che deve garantire a tutti la stessa disponibilità”.

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Tifosi nella corsia dei box del Bahrain

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Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Il nuovo corso della Formula 1 ha cercato di coinvolgere nuove generazioni di tifosi attraverso canali di comunicazioni che questo sport non aveva mai utilizzato in precedenza. A che stadio è questo progetto?
“La comunicazione allargata è una strategia che punta all’inclusività e non all’esclusività. Per far ciò serve comunicare in un modo più allargato, puntando a coinvolgere il più alto numero di persone possibile. Sappiamo di dover molto i nostri tifosi più fedeli, ma abbiamo anche l'obbligo di capire se un certo tipo di comunicazione possa essere strategica per avvicinare al nostro sport un pubblico più giovane, parlando il loro linguaggio ed utilizzando i loro canali. Riuscirci vuol dire allargare il fronte della Formula 1 e formare una nuova generazione di appassionati”.

Perché si è tornati ad avere tre gare sprint dopo averne annunciate sei nel primo calendario?
“Il nuovo ciclo tecnico ha comportato dei costi abbastanza alti, quindi abbiamo cercato di venire incontro a queste esigenze mantenendo in questa stagione solo tre gare sprint. Ma questo non cambia la nostra strategia, stiamo valutando con le squadre anche altri format inediti, che potrebbero rivelarsi più coinvolgenti. Stiamo facendo tante valutazioni perché riceviamo molti input che meritano di essere analizzati, potremmo arrivare ad un formato un po' diverso dall’attuale che potrebbe essere confermato in futuro in un quantitativo maggiore di gare”.

Max Verstappen, Red Bull Racing

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Photo by: Erik Junius

La serie Netflix Drive to survive ha avuto il merito di avvicinare alla Formula 1 un pubblico nuovo. C’è stato però anche qualche pilota, come Max Verstappen, che ha preso le distanze della serie decidendo di non parteciparvi in forma diretta. È una cosa oggetto di valutazioni da parte vostra?
“È indubbio che il progetto Netflix abbia avuto un effetto inclusivo di grande successo. Per accendere l’interesse di un pubblico nuovo è stato usato un linguaggio che in alcuni frangenti ha puntato sulla drammatizzazione del racconto. È un’opportunità, e credo che vada capita fino in fondo, ne abbiamo parlato anche questo weekend in un incontro con le squadre. Un pilota che rifiuta di partecipare perché ritiene di non essere rappresentato nel modo corretto, non si pone in modo costruttivo, serve un dialogo per arrivare a capire come possa essere inserito nel contesto nella forma che ritiene più corretta. Ma non bisogna dimenticare che ogni contesto ha le sue regole e spesso un suo linguaggio.

"Parleremo anche con Netflix, perché è necessario che il racconto non si allontani dalla realtà, altrimenti non ci sta più bene, è un tema che affronteremo insieme coinvolgendo anche i piloti. Dobbiamo fare in modo che un progetto che ha confermato di avere un traino eccezionale abbia un linguaggio accattivante senza che ciò stravolga l’immagine ed il significato dello sport che viviamo quotidianamente”.

Quanto è difficile mediare un contesto come la Formula 1, che vanta una tradizione lunga 73 anni, con la tentazione di seguire quelli che sono gli input del mondo contemporaneo?
“Non è semplice. Oggi viviamo in un mondo dove tutto viene accelerato, mi sforzo di rallentare per avere una visione dall’alto, è un’attività che mi coinvolge personalmente perché mi rendo conto che questo è un equilibrio difficile da gestire. È facile cedere a delle tentazioni con il rischio poi di pentirsene in futuro, bisogna sempre valutare gli input che arrivano su tanti fronti, comprese le opportunità di business, ma sempre tenendo conto dello scenario generale e del dna della Formula 1”.

Concept di una possibile livrea Porsche F1

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Arriveranno nuove squadre in futuro?
“A conferma della credibilità della piattaforma Formula 1 posso dire che abbiamo ricevuto molte richieste. Quante? Più di una e… meno di otto! C’è chi non ha nascosto le sue intenzioni anche pubblicamente, e chi sta portando avanti trattative molto riservate. Personalmente non credo che il numero di squadre presenti oggi in Formula 1 sia un fattore limitante dal punto di vista dello spettacolo. Ritengo prioritario lavorare per aumentare la competitività di alcuni team già presenti, non credo che incrementare il numero di iscritti porti un valore aggiunto, a meno che non si tratti di programmi di altissima qualità”.

Lewis Hamilton, Mercedes

Lewis Hamilton, Mercedes

Photo by: Carl Bingham / Motorsport Images

Da amministratore delegato della Formula 1, cosa credi diano Hamilton e Verstappen come valore aggiunto?

“Mettiamo per un attimo da parte l’aspetto sportivo, sappiamo che abbiamo a che fare con due campioni assoluti. Verstappen ha portato in pista un numero di tifosi incredibile, un pubblico che si muove solo per lui e che continua a crescere anno dopo anno. Zandvoort è sold-out per le prossime tre edizioni, anche Spa quest’anno ci ha già confermato di aver venduto tutti i biglietti a disposizione. Vediamo inoltre che i fans al suo seguito di muovono in massa anche in altri paesi, come ad esempio in Austria. In più nei Paesi Bassi il valore dei diritti televisivi è quintuplicato, Max ha portato davvero un grande interesse".

"Hamilton ha invece contribuito portando in Formula 1 dei valori che per un’importante fetta di pubblico sono molto importanti, da parte nostra l’unica precauzione è quella di evitare che diventino messaggi politici. A Lewis va riconosciuto il merito di aver portato la Formula 1 a parlare di tematiche che in passato non erano mai state parte di questo sport. Anche altri piloti hanno garantiro un contributo, collegando la Formula 1 a mondi nuovi di comunicazione, come Norris, oggi vediamo anche il mondo della moda interessarsi al nostro sport grazie a una nuova generazione di piloti”.

Per quale motivo Formula 1 ha ceduto alla FIA il gruppo di lavoro che ha contribuito a definire l’attuale regolamento tecnico?
“La formazione del gruppo tecnico di Liberty Media era stata una necessità legata ad un momento in cui la Federazione Internazionale non aveva una struttura di quel tipo. Per mantenere l’approccio corretto in quelli che sono i compiti di FIA e della nostra realtà, ho ritenuto fondamentale chiarire questo aspetto, anche per evitare che si potesse sospettare che il noi, come detentori dei diritti commerciali, potessimo in qualche modo suggerire e gestire i regolamenti tecnici. Siamo ovviamente presenti nella Formula 1 Commission, ma solo per accertarci che il prodotto Formula 1 sia vendibile".

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