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F1 | Dentro i pit stop lenti McLaren: i dati smentiscono disparità tra Norris e Piastri

Dopo il caso di Monza, i pit stop della McLaren sono finiti sotto la lente di ingrandimento, con alcuni che hanno ipotizzato che Norris fosse maggiormente penalizzato dalle sbavature ai box. In realtà, i dati confermano che durante la stagione la durata media tra i due piloti è molto simile, così come il numero di soste andare a rilento.

Lando Norris, McLaren

La sfida mondiale tra Oscar Piastri e Lando Norris entra ora nella sua fase conclusiva, la più intensa, quella che metterà davvero alla prova la resistenza dei due piloti anche sul piano mentale. Restano sei Gran Premi, in cui ogni dettaglio potrà fare la differenza e ogni errore rischierà di pesare in modo decisivo, anche quelli commessi ai box.

Un tema emerso con forza dalla pausa estiva in avanti, e diventato centrale a Monza, quando un pit stop a rilento per Lando Norris, scivolato così alle spalle del compagno di squadra, ha innescato una serie di riflessioni che hanno portato la McLaren a invertire le posizioni tra i due piloti. Una scelta che ha diviso, ma che si inserisce in quel principio di “equità” che ha accompagnato l’intera stagione papaya.

La scuderia di Woking ha passato al setaccio ogni dettaglio dei pit stop rallentati che, dopo la pausa estiva, si sono ripetuti in ogni gara. Come raccontato già dopo il GP a Baku, le cause non sono soltanto tecniche ma anche umane: un rischio inevitabile quando si insegue la perfezione cercando di replicare tempi costantemente al limite.

 McLaren, pratica di pit stop

McLaren, pratica di pit stop

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

La sfida non è la velocità, ma la costanza

Ciò che è certo è che la McLaren non difetta in velocità pura: il team ha infatti firmato i tre pit stop più rapidi dell’intera stagione, incluso quello di Piastri recentemente a Monza, fermo ai box per appena 1,91 secondi. Il vero nodo, semmai, resta la costanza, più che la capacità di toccare picchi d’eccellenza.

La sfida, infatti, non è tanto — o meglio, non solo — quella di completare la sosta in tempi brevi, quanto di riuscirci con costanza. È lì che si gioca la vera partita, ed è lì che possono nascere gli errori: nel tentativo di limare i decimi si entra in automatismi che, sotto pressione, possono trasformarsi in sbavature. Inoltre, generalmente gli errori sono apparsi quasi sempre circoscritti a una singola gomma, piuttosto che coinvolgere più pneumatici contemporaneamente.

“Per quanto riguarda i pit stop, si tratta davvero di una combinazione tra il fattore umano, l’esecuzione e la qualità dell’hardware, e di quanto l’hardware renda l’operazione di cambio gomme semplice. Nella nostra analisi abbiamo identificato la necessità di migliorare in tutti gli aspetti, dal punto di vista umano, ma sappiamo anche che il nostro hardware, ad esempio le pistole, rendono l’operazione più complessa di quello che dovrebbe essere”.

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Il Team Principal della McLaren non è entrato nei dettagli, se non citando le pistole, ma il problema potrebbe riguardare anche il disegno del dado e il modo in cui si innesta l’attrezzo durante l’operazione. È stato ipotizzato un fattore legato alle temperature d’esercizio nei pit stop consecutivi, che renderebbe la seconda sosta tendenzialmente più lenta; tuttavia, in molti casi la differenza è stata minima e gli errori si sono verificati anche in episodi isolati.

Come si sta cercando di intervenire

Stella ha spiegato che per il prossimo anno sono previste novità sull’equipaggiamento. Nel frattempo, però, il lavoro si concentrerà anche sul fattore umano, con i meccanici chiamati a perfezionare procedure e automatismi per ridurre al minimo il margine d’errore: “Stiamo applicando alcune correzioni, che saranno per l’anno prossimo. Allo stesso tempo, stiamo lavorando con la squadra per assicurarci di mitigare alcune di queste difficoltà introdotte dall’hardware”.

Per analizzare il lavoro, come ogni team anche McLaren si affida a una serie di sensori montati sulle pistole, capaci di registrare con precisione la durata di ogni fase del pit stop: dallo svitamento della gomma al serraggio successivo. Un sistema che fornisce agli ingegneri una mole di dati preziosi per individuare la radice degli errori.

La pistola usata nei pit stop McLaren con la striscia LED che segnala anche lo stato della sosta

La pistola usata nei pit stop McLaren con la striscia LED che segnala anche lo stato della sosta

Foto di: Andreas Beil

L’aspetto interessante è che, come già emerso dopo Baku, i sistemi di controllo hanno funzionato come previsto. A Monza, ad esempio, subito dopo la rimozione della pistola senza che la fase di avvitamento fosse stata completata, i LED hanno iniziato a lampeggiare per segnalare l’anomalia. In Azerbaijan, invece, le luci non sono passate dal blu al verde fino a quando l’operazione non è stata portata a termine. 

Tra Norris e Piastri non ci sono differenze nei dati

Un altro tema emerso riguarda il peso che questi errori possono avere in chiave iridata. A Monza, ad esempio, il pit stop problematico di Norris avrebbe potuto tradursi in punti mondiali persi. Ma il discorso va oltre: simili sbavature possono rivelarsi decisive anche in altri scenari strategici, come un undercut o un overcut, con il rischio concreto di cedere posizioni preziose ai rivali.

Una delle considerazioni emerse negli ultimi appuntamenti è che le sbavature ai box abbiano colpito con maggiore frequenza Norris. Sebbene sia vero che dopo la pausa estiva Lando sia stato più sfortunato, i dati stagionali non confermano questa percezione: escludendo le soste in cui i piloti hanno dovuto scontare penalità, la media dei pit stop di Piastri è di 2,96 secondi, contro i 3,02 del britannico, appena sei centesimi di differenza.

GP PIT 1 PIT 2 PIT 3 PIT 4 PIT 5 PIT 6
Australia 2.79 (Norris, giro 34) 3.72 (Piastri, giro 34) 3.19 (Norris, giro 44) 3.45 (Piastri, giro 44)    
Cina 3.83 (Norris, giro 14) 2.27 (Piastri, giro 15)        
Giappone 2.19 (Norris, giro 20) 2.37 (Piastri, giro 21)        
Bahrain 7.75 (Norris, giro 10) 2.36 (Piastri, giro 14) 2.38 (Piastri, giro 32) 2.98 (Norris, giro 32)    
Arabia Saudita 3.49 (Norris, giro 19) 2.67 (Piastri, giro 34)        
Miami 2.25 (Norris, giro 29) 2.38 (Piastri, giro 29)        
Imola 3.65 (Norris, giro 13) 2.18 (Piastri, giro 28) 3.32 (Norris, giro 30) 4.46 (Piastri, giro 46)    
Monaco 2.75 (Norris, giro 19) 3.88 (Piastri, giro 20) 2.31 (Norris, giro 48) 2.23 (Piastri, giro 50)    
Spagna 2.96 (Norris, giro 21) 2.27 (Piastri, giro 22) 2.29 (Norris, giro 48) 2.23 (Piastri, giro 49) 3.33 (Piastri, giro 55) 3.97 (Norris, giro 55)
Canada 2.17 (Norris, giro 16) 2.24 (Piastri, giro 29) 2.22 (Norris, giro 45) 2.49 (Piastri, giro 47) 4.02 (Norris, giro 67)  
Austria 3.15 (Norris, giro 20) 3.45 (Piastri, giro 24) 2.50 (Norris, giro 52) 2.10 (Piastri, giro 53)    
UK 3.15 (Norris, giro 11) 4.64 (Piastri, giro 11) 14.6 (Norris, giro 43) 2.39 (Piastri, giro 44)    
Belgio 2.90 (Norris, giro 12) 3.57 (Piastri, giro 13)        
Ungheria 2.12 (Norris, giro 18) 1.94 (Norris, giro 31) 1.94 (Piastri, giro 45)      
Olanda 2.69 (Norris, giro 23) 2.83 (Piastri, giro 23) 3.88 (Piastri, giro 53) 4.83 (Norris, giro 53)    
Italia 1.91 (Piastri, giro 45) 5.87 (Norris, giro 46)        
Azerbaijan 4.13 (Norris, giro 37)          
Singapore 2.10 (Norris, giro 26) 5.25 (Piastri, giro 27)        

Nel conteggio sono stati inclusi anche gli errori o i pit stop oltre i 3,5 secondi, soglia che i team considerano elevata. Anche in questo caso, però, non emergono differenze sostanziali tra i due piloti: sia Piastri che Norris hanno registrato sette soste oltre quel limite, alcune delle quali condizionate dal fatto di essere avvenute consecutivamente sotto regime di VSC o SC. Simile è anche il numero di soste sotto i 2,5s, quello che viene definito internamente come l'obiettivo da raggiungere.

Una considerazione che lo stesso Andrea Stella ha voluto rimarcare: “Sul fatto se i problemi riguardano più Lando o Oscar, in realtà, giusto per verificarlo, abbiamo visto che se si fa la media dei tempi di pit stop, sono praticamente uguali nell’arco della stagione per Lando e Oscar. Credo sia solo una coincidenza dovuta alla finestra temporale ristretta degli ultimi eventi che ha fatto sì che questo si accumulasse sul lato di Lando. Ma in realtà i dati non sembrano supportarlo sull’intera stagione. È solo una coincidenza”.

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