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Analisi
Formula 1 GP di Miami

F1 | Dati: Red Bull stabile nel veloce, Ferrari concreta nel lento

La Sprint Qualifying del GP di Miami è stata caratterizzata da una sfida tra Red Bull, rapida nel veloce, e Ferrari, consistente nel lento, da cui emerge una certezza, ovvero il talento di Verstappen e Leclerc, capaci di fare la differenza in condizioni complesse. McLaren spreca, sia per un'errata gestione della soft che per gli errori dei piloti.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Un weekend sprint porta sempre con sé delle incognite, come l’utilizzo della mescola soft in qualifica, provata una sola volta nelle libere. Se ci si fermasse prendendo come riferimento la classifica della SQ2, indubbiamente ci si potrebbe aspettare un’ultima manche combattuta, forse anche con delle sorprese. Eppure, a fine giornata il tabellone dei tempi racconta una realtà già vista in altri appuntamenti, con Max Verstappen in pole anche nella Sprint Qualifying davanti a Charles Leclerc.

In un finale quasi caotico, con le condizioni della pista differenti rispetto alla SQ2, è emerso ancora una volta il talento e, soprattutto, la capacità di concretizzare nel momento decisivo. In breve, alla fine sono emersi i soliti due nomi, ovvero quello dell’olandese e del monegasco, capaci di concretizzare la prima fila, approfittando anche della debacle McLaren.

Dopo aver chiuso in testa sia la prima che la seconda manche era logico attendersi una MCL38 in grado di inserirsi quantomeno nella lotta per la prima fila, ma le due vetture di Woking si sono poi perse in SQ3 tra errori e un’errata gestione della soft, come ammesso anche dalla stessa scuderia. Nascono anche da questi elementi le parole di semi-incredulità da parte di Verstappen alla fine della qualifica, sorpreso di essere in pole nonostante un giro tutt’altro che perfetto.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Emerge la concretezza tra gli errori

Infatti, non è un caso che, appena informato via radio della pole, Verstappen abbia risposto “ma come è possibile? Cosa è successo agli altri?”. Il campione del mondo in carica ha completato un buon giro, ma non privo di sbavature, complice un feeling con la soft non proprio ideale, come ha lui stesso ammesso. Indubbiamente disporre di un’auto competitiva rappresenta un elemento di aiuto nella ricerca del tempo, come dimostra anche il terzo posto di Sergio Perez, ma è anche vero nel momento in cui bisogna concretizzare, spesso emerge il talento dell’olandese.

Nonostante la prima posizione, però, il feeling e le sensazioni sono molto diverse da quelle di Leclerc, secondo a un decimo dalla pole, ma raggiante nelle interviste. Al termine delle qualifiche, il pilota del Cavallino si è detto soddisfatto di quanto mostrato, non solo perché aveva saltato quasi l’intera FP1, ma anche perché ritiene che la buona prestazione odierna possa mettere a tacere certe voci sul suo stato di forma.

Per quanto nei fine settimana sprint si tenda a non prendere grandi rischi lato setup dato il poco tempo a disposizione, affidandosi agli assetti studiati in fabbrica, arrivare in qualifica senza preparazione non è certo l’ideale. In un weekend tradizionale, la FP1 sarebbe una delle sessioni meno importanti, ma con la sprint la questione cambia: provare la soft sul giro secco, specie su una pista che ha toccato anche i 50°C per quanto riguarda l’asfalto, sarebbe stato utile. Eppure Leclerc ha messo insieme una bellissima performance, conquistando la prima fila in vista della gara sprint del sabato.

Andando ad osservare i dati, si può notare come gran parte del gap accumulato dal monegasco sia nato nel primo settore, più nello specifico in curva uno. In ingresso, pochi istanti prima di arrivare all’apice, Leclerc ha perso per un breve momento il posteriore, ma sufficiente da fargli mancare il punto di corda allargando la traiettoria. In parte, ciò ha influenzato negativamente anche l’uscita, perché in curva due il portacolori del Cavallino ha tentato di stringere la traiettoria, perdendo nuovamente il posteriore. È in questo tratto della pista che è nato buona parte del distacco accumulato nel primo intertempo.

Confronto telemetrico tra Verstappen e Leclerc a Miami - Sprint Qualifying

Confronto telemetrico tra Verstappen e Leclerc a Miami - Sprint Qualifying

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Difficile pensare che la sbavatura in curva uno sia nata da una gomma non proprio in temperatura come in altri appuntamenti, come dimostra anche l’ottimo parziale di Sainz in quel tratto della pista. Leclerc ha infatti relegato il compagno di team Carlos Sainz a circa tre decimi, ma vi è da sottolineare che gli intertempi tra i due portacolori della Rossa fossero in realtà molto simili. Lo spagnolo ha pagato sia un errore in percorrenza di curva otto che il bloccaggio in frenata all’ultima staccata, con quest’ultimo che gli è costato diverse posizioni in griglia. In questo caso, quindi, a fare la differenza per Leclerc sono stati due elementi: la velocità e la capacità di non commettere alcuna sbavatura nel momento decisivo.

Pur non essendo al livello della Red Bull, i riferimenti della SF-24 nelle curve a media-alta velocità che compongono il settore di apertura sono comunque positivi, indicazione che la Ferrari ha comunque retto bene il confronto. I maggiori segnali di difficoltà in quel tratto arrivano proprio dove era prevedibile si concretizzassero, ovvero nella seconda parte della sequenza, curva 6/7/8, dove conta la reattività e la stabilità della vettura, elemento di cui anche la RB20 fa un vero punto di forza. Vi è però da rimarcare come questa differenza sia più evidente nel confronto con Verstappen che con quello con Perez: è nella sequenza rapida del primo settore che l’olandese è stato in grado di costruire buona parte del vantaggio sul compagno di squadra, distaccando il messicano in quello che è uno dei tratti più tecnici della pista.

Negli altri due settori, infatti, il gap prestazionale tra Ferrari e Red Bull non è particolarmente ampio. Al contrario, la Rossa si è dimostrata particolarmente competitiva nel settore centrale, che si compone di un lungo rettilineo e di una zona molto lenta. Sull’allungo, emerge un dato già visto in altre occasioni, ovvero la capacità della RB20 di staccare gli avversari a DRS aperto. Nella prima parte di rettilineo la SF-24 riesce a primeggiare sfruttando una buona fase di trazione in uscita da curva otto ma, nel momento in cui è possibile sfruttare l’ala mobile, la vettura di Milton Keynes torna a dettare il passo, registrando velocità di punta superiori di circa 2 km/h rispetto alla Rossa.

La sensazione è che, guardando anche le ali scelte, la monoposto italiana sia leggermente più carica anche in ottica gara, ma dall’altra parte si scontra con l’efficienza della RB20, sia in termini generali che a DRS aperto. L’unico tratto dove la Ferrari sembra avere qualcosa in più sul piano delle performance è quello più lento, dove sia Leclerc che Sainz sono stati in grado di recuperare sull’olandese. Vi è però da menzionare come in queste curve a bassa percorrenza Verstappen abbia commesso un piccolo errore: andando a forzare sul secondo cordolo della chicane, la macchina si è subito scomposta, perdendo la linea ideale, aspetto che ha compromesso anche l’impostazione della curva successiva, quella che immette sul secondo rettilineo.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Foto di: Alexander Trienitz

McLaren ha pagato la gestione della soft

La pole di Verstappen assume però una connotazione ancor più interessante se il confronto si sposta sulla McLaren, che sembrava tra le favorite al termine della SQ2 dopo aver chiuso in testa le prime due manche.

In SQ3, solo cinque dei dieci piloti sono stati in grado di migliorare il proprio tempo ottenuto nella fase centrale delle qualifiche, a dimostrazione di quanto fosse complicato riuscire a gestire sia l’evoluzione della pista che una soft molto sensibile alle alte temperature. Con quasi 50°C d’asfalto, era semplice surriscaldare la mescola più morbida, come ha compreso lo stesso Verstappen in FP1, quando non gli è bastato un giro percorso a bassa velocità per raffreddare a sufficienza le coperture dopo aver abortito il primo tentativo.

Saltando all’ultima manche della qualifica, le due Red Bull sono state tra le prime a uscire, aspetto che gli ha permesso di gestire con grande serenità il ritmo nel giro di uscita. Tra Verstappen e Norris, infatti, ballano oltre dieci secondi, a dimostrazione di come la squadra di Milton Keynes abbia ben preparato il giro decisivo, mantenendo un passo più lento per evitare di surriscaldare eccessivamente la gomma.

Non è un caso che, durante le interviste, Zak Brown abbia ammesso che McLaren non è stata in grado di gestire al meglio la soft, pagando una carenza di grip evidente sin dalle prime curve rispetto al tempo ottenuto con la media, compound più facile da gestire in queste situazioni. Per quanto Norris abbia poi effettivamente sottolineato i suoi errori, è anche vero che vi sono diversi elementi che hanno contribuito negativamente alla performance in SQ3.

Confronto telemetrico di Norris tra SQ2 e SQ3 a Miami nella Sprint Qualifying

Confronto telemetrico di Norris tra SQ2 e SQ3 a Miami nella Sprint Qualifying

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Osservando i riferimenti telemetrici tra il suo miglior giro in SQ2, tra l'altro sufficiente per conquistare la pole position, e quello in SQ3, si può notare come buona parte del deficit derivi dalla differenza di grip nelle curve del primo settore. Il fatto che abbia accusato un grosso sovrasterzo già in curva tre è forse il segnale che le gomme fossero surriscaldate, ampliando le difficoltà poi riscontrate nella sequenza veloce. Infatti, una volta superata la soglia critica di temperatura, nonostante i due lunghi rettilinei, è difficile riuscire a riportare le gomme in un buon range termico.  

In curva 5-6-7, infatti, Norris arriva ad accusare da sé stesso anche un gap di ben 14 km/h, troppo ampio per sperare di lottare per la prima fila. Piastri, che non dispone di tutti gli aggiornamenti e ha completato un solo giro con le soft in FP1, è riuscito a centrare una sesta posizione di cui si è detto soddisfatto, dato che le sensazioni durante la tornata sono state lontane dall’ideale: l’australiano ha commesso meno sbavature e si è messo alle spalle il compagno di squadra, ma è chiaro che nelle qualifiche del sabato ci saranno elementi da rivedere nella preparazione della mescola più tenera.

Il poco tempo in FP1, dedicato anche a studiare a fondo gli aggiornamenti, può aver influenzato, ma da qui la squadra di Woking può imparare e reagire, concretizzando un potenziale che sembra esserci, tema di cui è consapevole anche la stessa McLaren.

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