F1 | Dati: dove Ferrari spera di sorprendere una McLaren regina nel lento
Tra le stradine più suggestive del mondiale, come predetto da Leclerc, Monaco regala sorprese, con una Ferrari più incisiva di quanto ci si aspettasse alla vigilia, per una competitività che passa dalle mappature e dalla competività nei tratti medio-veloci. La McLaren resta una prima forza "silenziosa" e regina nel lento, ma serviranno giri puliti.
“Monaco spesso regala sorprese”, firmato Charles Leclerc. Alla vigilia della sua gara di casa, il ferrarista non aveva nascosto un certo timore per quelle che potevano essere le performance della SF-25 nei tratti lenti che caratterizzano il circuito di Monaco, ma aveva lasciato la porta aperta a un barlume di speranza.
Non è una rondine che fa primavera, ed è presto per tirare le somme di un weekend che ha ancora molto da raccontare. Tuttavia, la prima giornata di libere ha in effetti riservato delle sorprese, a partire da una Ferrari più incisiva di quanto ci si potesse attendere.
Una competitività che trova le sue motivazioni anche in quegli stessi elementi che, paradossalmente, l’hanno fino ad ora frenata. Rispetto ad altri appuntamenti, come Miami per citare un esempio recente, Monte Carlo non richiede compromessi così spinti e permette di andare in un’unica direzione.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images via Getty Images
Piste lente come Singapore, ricca di curve simili tra loro a 90 gradi, o Monte Carlo permettono di scendere a minori compromessi sul fronte aerodinamico, dove si tende a virare verso ali ad alto carico, e meccanico, con sospensioni più morbide per assorbire le asperità dell’asfalto e aggredire i cordoli.
Sebbene certe caratteristiche del DNA della vettura rimangano immutate, per una SF-25 che finora si è rivelata anche fin troppo rigida nel tentativo di mantenere una piattaforma il più stabile possibile, il poter girare con assetti più morbidi ha aiutato a trovare un margine di adattamento maggiore rispetto ad altri tracciati. Inoltre, il dover correre su un tracciato cittadino ricco di asperità spinge tutti ad alzare le vetture, non solo la Rossa.
L’aspetto principale, però, è un altro. I piloti si sono trovati a proprio agio con la vettura tra le stradine del Principato. Sia Leclerc che Hamilton hanno rimarcato il buon feeling, qualcosa che raramente si era visto in stagione, quando assetti più estremi spingevano verso una vettura nervosa e costretta a compromessi per estrarre il potenziale.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Se la possibilità di scendere a minori compromessi ha aiutato a nascondere alcune criticità dell’auto, ciò non significa che la SF-25 abbia cambiato pelle: nelle libere ha infatti fatto il tempo esattamente dove ci si sarebbe aspettati, ovvero nei tratti a media-alta velocità, soffrendo invece nel lento, dove la MCL39 continua a essere il riferimento.
Un elemento riscontrabile chiaramente alla curva del Tabaccaio e nella zona delle Piscine, uno dei pochi tratti dove oggi si sono viste le vetture strisciare contro l’asfalto. Un margine che, però, non si replica in tutte le zone a media-alta velocità, come alla Massenet e al Casino, forse perché in quei tratti si lavora molto di anteriore per chiudere la curva, e lì la SF-25 tende a palesare alcuni suoi limiti.
Un altro elemento che ha portato la Rossa al comando è la velocità sugli allunghi, con una supremazia che non fa pensare soltanto a una questione di trazione o di ali, bensì anche di mappature. Sebbene sia vero che, in generale, la Rossa sia più efficiente dei rivali, a Monaco la McLaren si è presentata con un’ala non da massimo carico, ma con una soluzione intermedia, simile a quella usata lo scorso anno a Zandvoort.
Confronto telemetrico Piastri-Leclerc: da segnalare che sono arrivati con diversi giri sulla gomma, ma la C6 ha retto bene dandole tempo di respirare e c'è stata una grande evoluzione della pista
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Essendoci una sola zona DRS sul rettilineo di partenza, non è nemmeno una questione di efficacia con l’ala aperta, ma solo di efficienza e mappature: il Cavallino sembra aver spinto un po’ di più, guadagnando circa un decimo e mezzo sugli allunghi. Sommando la competitività in allungo, quella nella prima staccata e, soprattutto, la capacità al Massenet di restare su un livello quasi simile a quello McLaren, diventa più chiaro da dove emerga il decimo di vantaggio costruito nel primo settore.
Le difficoltà iniziano dove la McLaren, al contrario, brilla. Minore è la velocità, più le qualità meccaniche della MCL39 emergono. Non è un caso che in curva 5, il Mirabeau, e al tornantino, il gap inizi ad ampliarsi a favore della vettura papaya.
Ma l’aspetto interessante si vede verso curva 7 e 8. Curva 7 è uno di quei tratti dove si cerca di tagliare il cordolo interno per percorrere meno strada e limitare il sottosterzo: mentre i piloti McLaren possono essere aggressivi, i ferraristi hanno preferito aggirare il cordolo, evitando di tagliarlo vistosamente, a conferma che rimangono dei limiti.
Uno dei grandi punti di forza della MCL39 è infatti proprio il suo assetto relativamente morbido rispetto alla concorrenza, che emerge soprattutto sui cordoli e nei tratti lenti, senza però sacrificare troppo i tratti più rapidi. Caratteristica che, unita all’alto carico, le conferisce una buona versatilità. Ma nelle libere si sono però visti anche diversi errori, e gli stessi piloti hanno ammesso di non essere stati puliti.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images
Realisticamente, la McLaren rimane la prima forza “silenziosa”, ma servirà ciò che spesso è mancato in questa stagione: l'abilità di mettere tutto insieme. Perché sul giro singolo, Leclerc non fa sconti, specie tra le mura di casa. Inoltre, è probabile che il delta sugli allunghi in qualifica tenda a ridursi, il che dovrebbe permettere di avvicinarsi.
Parlando di rivali, chi ha patito una FP2 poco brillante è stata la Red Bull, ma questo è anche legato alle scelte di assetto del team, che nel pomeriggio ha virato verso un setup rivelatosi errato, causando eccessivo sottosterzo. Su una pista come Monaco, dove è fondamentale avere fiducia nell’anteriore, Max Verstappen ha pagato questo aspetto, soprattutto nei tratti lenti.
Di fatto, i problemi sono stati simili a quelli della Ferrari, ma in modo ancora più accentuato e senza il vantaggio sugli allunghi di cui spesso dispone, in attesa di salire di motore al sabato. Sarà un tema da seguire con attenzione domani, sperando nel consueto “miracolo della notte”, ormai parte del loro stile di lavoro in pista.
Più attardata, invece, la Mercedes, che dopo le difficoltà vissute a Imola ha scelto di fare un passo indietro su alcune soluzioni introdotte in riva al Santerno, a partire dalla nuova sospensione posteriore, accantonata per la precedente specifica. Nel loro caso, il distacco cresce in maniera più lineare durante il giro, con le perdite più significative nel medio-veloce: ci sarà da lavorare sul setup.
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