Crash Copse: quale sarà l'obiettivo della Red Bull?

La squadra di Milton Keynes dovrà portare al collegio dei commissari sportivi del GP di Gran Bretagna "nuove e significative" prove sull'incidente fra Hamilton e Verstappen a Silverstone. Horner vuole semplicemente difendere il suo pilota fino in fondo, oppure conterà sull'eventuale testimonianza di Max per avvalorare la tesi della volontarietà di Lewis nella manovra al primo giro a Copse? Analizziamo quali possono essere gli scenari in discussione domani.

Crash Copse: quale sarà l'obiettivo della Red Bull?

Crash Hamilton – Verstappen atto secondo. La FIA ha ufficializzato ieri che la Red Bull ha presentato un’istanza di revisione venerdì scorso per chiedere una pena maggiore per il sette volte campione del mondo colpevole di aver causato il brutto incidente alla curva Copse nel primo giro del GP di Gran Bretagna.

La squadra di Milton Keynes con i suoi legali ha costruito un appello che verrà discusso dallo stesso collegio dei commissari sportivi che era in servizio a Silverstone, replicando il canovaccio del GP del Canada 2019 quando la Ferrari tentò di ribaltare il giudizio su Sebastian Vettel che, dopo aver tagliato una chicane, aveva chiuso Lewis Hamilton.

Il tedesco fu sanzionato dai marshall e perse la gara sebbene fosse arrivato davanti alla bandiera a scacchi. La difesa del Cavallino era stata molto debole e sconclusionata, incapace di portare nuovi e significativi elementi che potevano cambiare il verdetto dei commissari sportivi.

Sarà interessante vedere giovedì alle 16, quando l’appello verrà discusso in video conferenza, quali saranno i nuovi elementi che potrebbero portare a una revisione del giudizio. Ovviamente il carteggio legale che è stato depositato alla FIA non è pubblico per cui possiamo limitarci a fare solo delle considerazioni su questo episodio che continua a montare come la panna, man mano che ci si avvicina al GP d’Ungheria, quando i due “litiganti” torneranno in pista.

Red Bull e Mercedes sono state convocate per domani: oltre ai rispettivi team manager, che avranno diritto di parola, potranno essere sentiti altri due testimoni per parte. Chi porteranno a sostenere il giudizio?

Il team di Milton Keynes potrebbe chiedere la presenza di Max Verstappen: il pilota olandese non è mai stato sentito dai commissari perché mentre il collegio decideva il provvedimento di 10 secondi ai danni di Lewis Hamilton era finito prima al centro medico e poi in ospedale per i necessari controlli dopo l’impatto con le barriere avvenuto con un picco di 51G.

Max, essendo quello che ha subito gli effetti del contatto, potrebbe aggiungere con la sua testimonianza nuovi elementi di un incidente che è già stato analizzato con tutte le immagini televisive e con i dati telemetrici a disposizione.

Ricorrere all’articolo 14 del Codice Sportivo Internazionale oggi è più difficile di un tempo perché gli strumenti utili al giudizio sono disponibili praticamente in tempo reale, per cui è difficile che possano emergere altre prove “significative” che non siano già state esaminate con cura da Nish Shetty, Dennis Dean, Loic Bacquelaine, Eric Cowcill e il nostro Emanuele Pirro.

Voler attribuire la colpa a Lewis Hamilton non dovrebbe essere sufficiente, dal momento che la prevalente responsabilità del campione del mondo in carica è già stata sanzionata dai commissari sportivi con la penalità di 10 secondi che l’inglese ha scontato durante il pit stop.

E, allora, quale potrà essere l’obiettivo del team di Christian Horner?

Prima di tutto dare al proprio pilota la sensazione che la squadra voglia supportare e sostenere Max fino in fondo, anche a costo di rimanere con le mani vuote come era successo alla Ferrari con Sebastian Vettel. Quindi, l’azione potrebbe essere anche solo “dimostrativa”.

La Red Bull, però, non sembra squadra che si ferma davanti a niente e per ottenere una revisione del giudizio, dovrebbe dimostrare che Hamilton non è stato vittima tanto di un errore di valutazione nella sua manovra alla Copse (le immagini hanno mostrato che non è andato in corda con la freccia nera), quanto il suo agire potesse essere considerato volontario, proprio come fece Ayrton Senna con Alain Prost nel GP del Giappone del 1990 che si “vendicò” del ferrarista francese.

Nessuno, guardando e riguardando i fotogrammi delle varie riprese tv, ha avuto la sensazione che Hamilton abbia cercato il contatto e non sono pochi gli osservatori ed addetti ai lavori che hanno liquidato il crash come un incidente di gara. Ma se lo staff di Christian Horner dovesse riuscire a dimostrare l’intenzionalità di Lewis, allora le cose potrebbero prendere un’altra piega.

C’è una pistola fumante? Non lo sappiamo, lo scopriremo dopo il dibattimento di domani. Chiamare sul banco d’accusa Max Vestappen a sostenere non la colpa di Hamilton, già acclarata, ma la deliberata intenzione di cacciarlo fuori pista può diventare un grande rischio, per le ripercussioni che tale gesto potrebbe avere nel rapporto fra i due che, finora, si è basato sulla forte rivalità sportiva ma anche sul rispetto e sulla stima reciproca…

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