F1 | Contratto Verstappen: una "mina" sul salary cap dei piloti?
Il contratto che lega il campione del mondo alla Red Bull Racing per sette anni fa discutere il paddock: si tratta dell'accordo più lungo nella storia della F1 che avrà delle implicazioni importanti sul futuro. La squadra di Milton Keynes ha blindato Max dalle possibili "sirene" Mercedes, ma anche messo un vincolo al budget cap sui piloti che è in una fase di stallo.
Gli storici della Formula 1 si sono dati da fare cercando negli archivi storie di piloti che ad un certo punto della loro carriera hanno potuto contare su un contratto valido per le successive sette stagioni.
Al momento il caso di Max Verstappen risulta essere unico, e questo conferma lo stupore che hanno manifestato anche molti addetti ai lavori quando la Red Bull ha comunicato la durata del prolungamento dell’accordo con il campione del mondo.
Ogni contratto tra una squadra ed un pilota (soprattutto quando si tratta di un top-driver) ha delle clausole rescissorie.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Photo by: Erik Junius
Lo stesso Verstappen avrebbe potuto chiudere il suo contratto con la Red Bull durante la stagione 2019 se dopo il Gran Premio d’Ungheria (la tappa prima della pausa estiva) non fosse stato tra i primi tre piloti nella classifica mondiale.
Max arrivò al giro di boa della stagione proprio in terza posizione, dietro Hamilton e Bottas, e sia Helmut Marko che Christian Horner trascorsero vacanze serene. Queste clausole sono la garanzia che un pilota richiede per assicurarsi di avere a disposizione una monoposto competitiva e, solitamente, la squadra che le concede ha delle basi concrete per poterle garantire senza rischiare di ritrovarsi con un pilota in partenza.
Nel caso di Verstappen si è tuttavia andati oltre ogni possibile previsione tecnica, perché una durata di ben sette anni è realisticamente troppo lontana per poter essere oggetto di previsioni, anche davanti ad un progetto con la miglior programmazione della storia.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB18
Photo by: Erik Junius
Secondo diversi manager che operano nel paddock di Formula 1 da anni, la trattativa tra Verstappen e Red Bull avrebbe dovuto svilupparsi su base biennale, con un rinnovo fino al termine della stagione 2025, ovvero alla vigilia del nuovo ciclo tecnico che vedrà esordire una nuova generazione di power unit.
Un lasso di tempo che sarebbe stato sufficiente a Red Bull per proteggersi da un potenziale assalto Mercedes al cartellino di Max dopo il ritiro di Hamilton.
Le previsioni sono state clamorosamente smentite, visto che l’accordo è andato oltre di ben tre stagioni. Ma la domanda che ci si pone è in merito ai motivi che hanno portato Verstappen e Red Bull a spingersi così avanti rispetto alle normali tempistiche.
Perché un pilota, soprattutto un fuoriclasse come Verstappen, sente la necessità di estendere così a lungo il suo rapporto con una squadra? In passato non è mai accaduto, ma oggi c’è un motivo che spiega questa scelta, ed è il pericolo (per i top-driver) che possa essere introdotto un sistema di budget cap anche per i piloti.
La questione ‘stipendi’ è in agenda ormai da quasi due anni, ma al momento i confronti tra le squadre e la FIA sono in stallo. Tuttavia si pensa che entro un paio di stagioni il ‘drivers salary cap’ possa essere inserito nel regolamento finanziario, un tetto salariale che ogni squadra non dovrà superare sommando gli stipendi dei suoi due piloti.
Qualora questa regola venisse applicata, Verstappen (e tutti coloro che avranno contratti in essere con scadenza successiva all’entrata in vigore del regolamento) saranno esentati dai nuovi limiti, non potendo rinegoziare contratti già depositati.
Verstappen si è così assicurato un compenso tra i più alti in assoluto (da 40 milioni arriverà progressivamente a 50) fino al 2028, mentre la Red Bull ha la certezza che nessuna squadra avversaria potrà garantire a Max uno stipendio equivalente a quello già contrattualizzato.
Qualora Verstappen dovesse decidere di lasciare la Red Bull prima della scadenza fissata, in caso di entrata in vigore del ‘salary cap’ andrebbe a perdere una quota consistente del suo ingaggio, un deterrente che garantirà sogni tranquilli ad Helmut Marko per gli anni a venire.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB18
Photo by: Erik Junius
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