F1 | Ceccarelli: "Verstappen fa il gioco delle parti, ma non lascerà il mondo dei GP"
Secondo il mental coach di Formula Medicine Max fa il gioco delle parti: spinge la FIA al cambio delle regole e nello stesso tempo mette pressione alla Red Bull che non gli affida una monoposto competitiva. E Domenicali ha fatto bene a ribadire che "...la F1 viene davanti a tutti, ma proprio tutti".
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Marcel van Dorst / EYE4images / NurPhoto via Getty Images
“Lo sport è più grande di ciascuno di noi, di chiunque. E questo è qualcosa che tutti devono ricordare. Tutti significa tutti, nessuno escluso”. Stefano Domenicali nell’intervista esclusiva a Motorsport.com ha lanciato un chiaro messaggio a Max Verstappen che ha minacciato di uscire dalla F1.
Abbiamo chiesto a Riccardo Ceccarelli, titolare e mental coach di Formula Medicine, quale sarà il valore delle parole di Stefano...
“Sì, indubbiamente è una dichiarazione netta, ma è anche una dichiarazione, tutto sommato, condivisibile. Stefano, quando parla, difficilmente dice cose fuori luogo. La Formula 1 esiste dal 1950 e ha passato epopee di crisi e di grande glamour”.
“Oggi è uno degli sport più conosciuti a livello mondiale e ha riconquistato il pubblico giovane. Non è certo un pilota che può cambiare le sorti della Formula 1, anche se si tratta di un campione che si chiama Verstappen. Il mondo dei GP sicuramente sopravviverà a Max, se l'olandese decidesse di andarsene via”.
Stefano Domenicali, CEO e presidente di F1
Foto di: Motorsport Network
Non sei sorpreso, quindi, che Domenicali abbia messo un punto?
“Credo che Stefano abbia detto qualcosa che potrei dire lapalissiana nel suo ruolo, ma giustissima. È ovvio che se un pilota come Verstappen si lamenta, in qualche modo va ascoltato. Perché i campioni come l'olandese sono sempre stati disposti a mettersi in gioco. Poi è chiaro è uno di quelli che vorrebbe avere macchine sempre più performanti per dimostrare il suo valore”.
“Voglio aggiungere che il... grido di Verstappen la F1 lo deve ascoltare e, almeno in parte, recepire. Perché Max porta qualcosa che anche gli spettatori stanno chiedendo: riequilibrare un po' queste regole per fare in modo che il pilota faccia la differenza più della gestione dell’energia: le sue capacità velocistiche sono quelle che devono fare la differenza, piuttosto che sapere sfruttare al meglio la componente elettrica della power unit”.
Dobbiamo credere alla “minaccia” di ritiro di Verstappen?
“No, io credo che sia un po' il gioco delle parti. Cioè che Max si lamenti e urli un po' al vento la sua frustrazione. Lo capisco, perché nella sua testa si sente uno che a parità di vettura può battere tutti. È un campione e così ragionano i vincenti: contano le capacità di guida non la gestione dell’elettrico”.
“È giusto che si lamenti per cercare di cambiare questo regolamento che è ancora un po' sotto esame, affinché vada nella direzione che lo soddisfi. Si può rivedere l'equilibrio tra termico ed elettrico per fare in modo che le curve non diventino, come ha detto Alonso, una... stazione di ricarica, ma la staccata torni a dimostrare chi ha più pelo. Non deve tirare troppo la corda per fare sentire la sua voce, per forzare gli organismi legislativi a prendere decisioni che vadano nella sua direzione”.
Red Bull RB22: Verstappen è deluso dalla monoposto di Milton Keynes
Foto di: Marcel van Dorst / EYE4images / NurPhoto via Getty Images
Ma quello di Max è solo una partita psicologica con il gestore delle regole, FIA e Formula 1, o è un tentativo di un dare anche la sveglia alla Red Bull che ha realizzato un'ottima power unit, ma sembra avere sbagliato la RB22?
“Penso tutte e due le cose, perché la cosa più frustrante per un pilota vincente è quella di non avere una macchina che ti permetta di lottare per i primi posti e Max sicuramente è uno che non si accontenta. Verstappen è uno che vorrebbe avere sempre l'occasione di vincere, che è quello a cui più tiene ancora…”.
E quindi?
“Il quattro volte campione del mondo mi fa venire in mente Alonso: quando era giovane raccontava che si sarebbe ritirato dalla Formula 1 molto giovane. Sono convinto che se Fernando avesse vinto i titoli che meritava, probabilmente lo avrebbe fatto. Però, se è ancora lì con rabbia e determinazione è perché sa di non aver raccolto quello che valeva il suo talento e rimane aggrappato al suo sogno. Io vedo un Max simile a Fernando, cioè non è di quelli che scappano, ma di quelli che vogliono vincere”.
“Verstappen non scapperà dalla F1, ma cerca di usare il suo blasone per restarci. Tanto per essere chiari: non ce lo vedo in GT al Nurburgring per il resto della sua carriera. È ancora giovane e ha ancora fame di vincere, vincere, vincere”.
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