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F1 | Ceccarelli: "Vasseur non deve ancora pensare agli ordini di squadra: è troppo presto"

Secondo il mental coach di Formula Medicine bene ha fatto la Ferrari a non chiedere a Leclerc di cedere la quarta posizione ad Hamilton che era stato penalizzato di 5 secondi. Gli effetti sarebbero stati negativi più dei punti che sarebbero stati recuperati. Sono decisioni che vanno prese solo quando le posizioni sono ben definite.

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Michael Potts / LAT Images via Getty Images

La Formula 1 è in vacanza e i motori sono spenti. Le factory sono chiuse, ma le discussioni sul Mondiale, anche sotto gli ombrelloni delle spiagge, non si sono affatto quietate: anzi, sono caldissime, proprio come il clima. La domanda che ricorre più spesso è: ha senso che la Ferrari vada all'attacco della Mercedes e di Kimi Antonelli con due punte che si tolgono punti o è il momento di fare una scelta e puntare solo su Lewis Hamilton piuttosto che su Charles Leclerc?  
Una risposta la chiediamo a Riccardo Ceccarello, mental coach di Formula Medicine, che questi argomenti li tratta puntualmente... 

“È la questione più spinosa da quando esiste la Formula 1 moderna. Ad un certo punto i team che si trovano ai vertici della classifica vengono spinti, sia internamente ma anche dall’esterno, a prendere decisioni e a puntare su un pilota. È sempre una scelta difficile, perché può avere ripercussioni importanti. Se in Ungheria fosse stato detto a Charles di alzare il piede, visto che Hamilton aveva preso cinque secondi di penalità, per lasciargli prendere più punti, il messaggio sarebbe stato chiaro”. 

"Come dire a Leclerc: d’ora in poi corri da sacrificato, Hamilton è la prima guida. Per un pilota come Charles sarebbe un danno d'immagine difficile da accettare, soprattutto quando non si è ancora alla fine del campionato e non c'è una necessità evidente”.  

“Ora ci sono ancora 50 punti che separano Hamilton da Antonelli: il distacco è importante e, a mio avviso, sarebbe controproducente per l'equilibrio interno della Ferrari fare una scelta così netta in questa fase. Lo scopriremo solo con il senno di poi, perché spesso un mondiale si decide per pochi punti”. 

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images

L'anno scorso solo due punti hanno separato Max Verstappen da Lando Norris, quindi non dobbiamo andare troppo indietro... 
“In Red Bull, però, non c'è mai stato il dubbio su chi fosse la prima guida. In Ferrari, invece, abbiamo due piloti che aspirano a quel ruolo e c'è anche una lotta interna. Se fossi Vasseur, per tutelare psicologicamente i due piloti dal carattere forte, non toccherei l'argomento a freddo”.  

“Direi piuttosto: all'inizio della gara la responsabilità è reciproca e, se a fine corsa uno è davanti e l'altro dietro, si possono congelare le posizioni. A meno di un ordine dall'alto perché uno dei due è nettamente più veloce o perché c'è un interesse superiore in palio”. 

Quale sarebbe il tuo comportamento? 
"Non direi a Charles che potrà essere sacrificato per Hamilton: secondo me porterebbe più problemi che vantaggi. Se a Budapest ci fossero stati solo dieci punti di distacco tra Hamilton e Antonelli, avrei dato l'ordine a Leclerc di alzare il piede, perché a quel punto il mondiale sarebbe stato davvero in gioco e sarebbe giusto dare più chance a chi è davanti, ma con 50 punti di margine non lo pensarei nemmeno”. 

Cosa dovrebbe succedere per cambiare lo scenario? 
“Se dalla prossima gara la Ferrari dovesse introdurre novità che la dovessero rendere mezzo secondo al giro più veloce della Mercedes e a fine anno il campionato si giocasse per due punti, allora la decisione di oggi risulterebbe sbagliata. Ma questo lo sapremo solo più avanti. Al momento è troppo presto per creare un clima pesante all'interno della squadra”.  

George Russell, Mercedes

George Russell, Mercedes

Foto di: Clive Rose / Formula 1 via Getty Images

Ora guardiamo in casa Mercedes: abbiamo spiegato che Kimi Antonelli ha 59 punti di vantaggio su George Russell. Nel team di Brackley bisogna fare un altro ragionamento, oppure conviene far finta di niente e portare Russell il più avanti possibile in ottica mondiale Costruttori? 
“Credo valgano le stesse considerazioni fatte per la Ferrari in maniera speculare. Mercedes ha ancora 50 punti di vantaggio: un margine discreto, soprattutto considerando che il divario tecnico non è stato colmato in modo definitivo dalla Ferrari. C'è ancora un vantaggio di costanza di rendimento e di prestazione; quindi, il team può prendersi il rischio di lasciare liberi i piloti anche nella prossima gara. Se Russell facesse la pole e Kimi fosse secondo, sono convinto che Toto Wolff non ordinerebbe lo scambio di posizioni. Il vantaggio è ampio e, in questa fase, è presto per prendere decisioni così pesanti. Ogni scelta interna crea instabilità”. 

“Se dai un ordine a fine anno, quando i giochi sono delineati, è un conto; se la fai a metà stagione, rischi di inquinare l'ambiente. L'ecosistema di un team vive anche di tensione competitiva: i compagni di squadra sono i primi avversari e questa rivalità coinvolge anche ingegneri, meccanici e tecnici delle due monoposto”.  

Il discorso, quindi, si allarga e non si limita ai piloti... 
“È una competizione sana, che stimola tutti a dare il meglio. Se però una squadra viene anestetizzata a metà stagione, nascono malumori difficili da gestire con così tanta strada ancora da fare. Certe decisioni, quindi, si prendono solo quando non si può fare altrimenti; fino ad allora si tende ad aspettare un'altra gara, proprio per preservare l'equilibrio interno”. 

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