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F1 | Ceccarelli: "Russell è frustrato dalla superiorità di Kimi. Leclerc ha ritrovato la strada"

Il mental coach viareggino analizza gli effetti del GP di Gran Bretagna: la classifica premia George, ma l'inglese è ormai consapevole dell'egemonia in pista di Antonelli. Charles, scegliendo di rifarsi gli assetti secondo il suo stile di guida, ha riaffermato di voler essere in lizza per la supremazia nella Ferrari.

George Russell, Mercedes, Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

George Russell, Mercedes, Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images

Silverstone è considerata il tempio dell’automobilismo, come Monza è quello della velocità. Il GP di Gran Bretagna ha dato alcune risposte che meritano di essere analizzate con Riccardo Ceccarelli, mental coach e titolare di Formula Medicine. 

George Russell recupera punti su Kimi Antonelli anche se il giovane italiano ha dato la sensazione di essere più veloce del compagno di squadra, mentre Charles Leclerc è tornato al successo con la Ferrari dopo un periodo di crisi... 
“Sono emerse una conferma e una novità. La conferma, al di là dei punti persi, è che Kimi Antonelli sta dimostrando una superiorità imbarazzante nei confronti di Russell, anche se George sta recuperando punti sul bolognese. La realtà è che Kimi dovrebbe avere più di 80 punti di vantaggio e gliene sono rimasti sono 25, il valore di una gara vinta, ma questa situazione è il frutto di circostanze”. 

In effetti è una situazione difficile da spiegare: la classifica iridata parla in modo diverso rispetto ai valori in pista... 
"Nelle ultime gare Kimi ha dimostrato di essere sempre superiore, soprattutto nel passo gara. Lasciamo perdere la qualifica in Austria che non fa testo. Russell si sta avvicinando, ma credo stia entrando nella dimensione di chi comincia a considerare che l’avversario ha qualcosa in più”. 

Un pilota che punta al titolo iridato non può pensare che ci sia uno più veloce di lui... 
“Razionalmente no e non è casuale che George cerchi sempre una giustificazione: nei team radio si lamenta del motore, della mancanza di velocità in rettilineo. Tanto che lo hanno redarguito dicendogli che la macchina non aveva problemi. Russell è in un momento di difficoltà perché è molto focalizzato sull'esterno: è nervoso, ha sempre dei dubbi sulle strategie, sulla qualità della macchina. Questo è un segno di estrema difficoltà, anche perché quando ti focalizzi sull'esterno è proprio il momento in cui rischi di perdere la strada, di perdere la via”.  

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes, dopo la vittoria nella gara Sprint

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes, dopo la vittoria nella gara Sprint

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

“In realtà penso che nel suo inconscio George stia ammettendo la superiorità di Kimi Antonelli. Dovrebbe focalizzarsi su sé stesso per cercare di capire cosa può fare per migliorare le sue performance. Cercare delle scuse sulla macchina rischia di fargli perdere il supporto del team: è un alibi che gli potrebbe costare caro”. 

È un passaggio mentale che non deve essere facile da accettare per chi si sente vincente... 
“È vero, ma in passato lo abbiamo visto tante altre volte: Gerhard Berger subiva Ayrton Senna, Rubens Barrichello pativa Michael Schumacher. L’austriaco e il brasiliano erano piloti forti, in grado di vincere dei GP, ma al confronto con quei compagni di squadra avevano accettato che ci fosse qualcuno che andava tanto di più”. 

Eppure, Barrichello puntualmente ogni anno iniziava il nuovo campionato dicendo che avrebbe puntato al mondiale... 
“Ricordo un pilota che stimo moltissimo come persona e come pilota. Parlo di un super competitivo che non accettava di perdere nelle partite di calcio e di tennis. Mi riferisco a Riccardo Patrese: ci trovammo un giorno a una partita della Nazionale dei piloti e mi raccontò una situazione: il suo compagno di squadra era il giovane Schumacher, il circuito era bagnato, la macchina di Michael si era rotta e doveva fare la qualifica. Avevano dato la monoposto di Riccardo al tedesco negli ultimi dieci minuti, dopo avergli solo aggiustato velocemente la pedaliera perché non c'era tempo. In due o tre giri Michael rifila due secondi a Patrese. Riccardo ammise con sincerità: “Quello è un marziano: ha fatto una cosa incredibile”. Non aveva guardato la macchina, l’assetto. Non aveva cercato scuse, ma aveva ammesso che Schumy era un marziano. Da quel momento Riccardo ha accettato che ci fosse un fenomeno che aveva qualcosa di più di lui”. 

"Questo è quello che succede nella testa dei piloti onesti, quelli come Patrese che aveva già tanta esperienza di saper riconoscere il valore degli altri. In questa fase Russell fa fatica ad accettare che un ragazzino come Kimi sia costantemente superiore e dovrà arrivare piano piano all'accettazione che l’italiano ha quel qualcosa di più che magari un domani lo porterà a vincere dei titoli mondiali”. 

George Russell, Mercedes

George Russell, Mercedes

Foto di: Mark Sutton / Formula 1 via Getty Images

Proviamo ad allargare l’indagine: a Silverstone, circuito di casa, c’è un pubblico record: la maggioranza tifa per Hamilton, poi c’è una tribuna enorme tutta gialla che è dei fan di Lando Norris. E Russell? 
“In questo momento Russell è un po' il Calimero della situazione”.  

Ma a casa sua?  
“Ha già molti tifosi giovani Kimi Antonelli. Gli inglesi quando vedono qualcuno che si merita degli applausi glieli riconoscono. Leclerc ha vinto il GP davanti ad Hamilton e Russell, due inglesi, però non c'è stato un fischio, tutti hanno applaudito. Con un britannico ci sarebbe stata l’apoteosi. Però George non è ancora entrato nel cuore dei tifosi, siamo onesti. Ed è una situazione che non lo aiuta perché in questa fase avrebbe bisogno di sostegno. Russell sa che l’ha scampata bella col ritiro di Kimi: ha guadagnato punti, ma la sua self confidence deve avere subito l’ennesima mazzata”. 

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

Silverstone ci ha regalato il risveglio di Leclerc vincente con la Ferrari, proprio mentre Charles sembrava in crisi. Pare che abbia smesso di seguire le scelte di Hamilton e sia tornato a farsi un assetto non copiato, ma frutto delle sue indicazioni... 
“La forza di un atleta è saper tirare fuori quello che ha dentro. Nel caso dell'automobilismo le potenzialità si esprimono anche sapendo mettersi a posto la macchina con il proprio ingegnere, trovando una complicità con il tecnico”. 

"Il pilota è al 50% con il casco e al 50% senza. Se quando è senza casco insegue qualcun altro, è come se ammettesse di avere sbagliato la scelta dell’assetto, mettendo un po’ in dubbio anche il lavoro della squadra. Questa non è mai la soluzione per chi vuole essere un vincente. Può andare bene per chi si accontenta di essere una seconda guida. Charles, quindi, ha fatto così sicuramente la cosa giusta perché aveva preso una strada sbagliata”. 

“Guardare cosa fanno gli altri può essere sempre un'ispirazione per allargare la propria mente, non deve essere la strada da seguire. L'essere tornato indietro lo ha portato a una vittoria Io non l'ho mai messo in dubbio, perché lo conosco ormai da tanti anni è un combattente, tenace. Del resto, anche Hamilton l’anno scorso era irriconoscibile: dicevamo che un pilota quarantenne che ha vinto sette mondiali, senza la macchina vincente non riesce a trovare dentro di sé la motivazione che è emersa in questa stagione”. 

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Clive Rose / Formula 1 via Getty Images

La Ferrari dovrà puntare sui due “galletti”? 
“Se la giocheranno ad armi pari: Hamilton finora è stato più costante e ha più punti, ma si confronteranno perché si equivalgono, non credo che uno sia superiore all'altro. Saranno le piccole circostanze, i piccoli dettagli che faranno la differenza. Si sentono leader entrambi: ogni tanto puoi curiosare cosa fa il tuo compagno di squadra nell’altro box, ma se fai copia e incolla del suo assetto hai accettato di essere una seconda guida. E non è da Charles...”. 

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