F1 | Ceccarelli: "Leclerc cura la preparazione mentale e altri piloti non la considerano"
Il mental coach di Formula Medicine analizza quale sarà l'approccio dei piloti alla ripresa del mondiale dopo un mese di sosta forzata. Il dottore toscano ritiene che, avendo la scusa della macchina, alcuni talenti non emergono perché non sono disposti a mettersi in gioco, mentre ci sarebbe un grande margine di crescita.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Mario Renzi / Formula 1 via Getty Images
La Formula 1 rimette in moto dopo un mese di sosta forzata per i motivi bellici. Le squadre hanno lavorato moltissimo sulle monoposto e tutte porteranno a Miami degli sviluppi, ma i piloti come affronteranno la ripartenza dopo uno stop così lungo? Lo chiediamo a Riccardo Ceccarelli, titolare di Formula Medicine, apprezzato mental coach non solo nel Circus...
“Secondo me il pilota moderno è un professionista: oltre ad approfittare di questo stop per concedersi un po’ di relax so che sono stati sottoposti a numerosi impegni mediatici e con gli sponsor, perché quando ho modo di parlare con qualcuno di loro scopro che hanno fitti programmi di lavoro quando potrebbe sembrare che siano in una fase di riposo”.
L’impegno al simulatore, alcuni team hanno pianificato anche un filming day per raccogliere dati con i nuovi pacchetti di aggiornamento si sono aggiunti alla preparazione fisica...
“Dal punto di vista atletico non possono mai smettere di allenarsi se vogliono mantenere la migliore condizione, per cui eseguono programmi di allenamento continuativi che ormai fanno parte del loro regime di vita”.
“Quella componente che ancora in parte manca in alcuni, più di quanto si possa pensare, è la preparazione mentale, sulla quale io, invece, spingo molto. Ci sono piloti che ancora non hanno quella consapevolezza e, parlando con alcuni team principal che magari sono molto illuminati da questo punto di vista, confermano di vedere delle carenze di approccio mentale sulle quali il pilota non ha consapevolezza e non lavora”.
È curioso constatare questo aspetto, considerato che la F1 obbliga chi guida a degli stress mentali molto forti, certamente più che fisici...
“Questo è il tema per il futuro: sono entrato in Formula 1 alla fine degli anni 80, e lavoravo solo sulla condizione atletica. Oggi ogni pilota deve essere un vero atleta professionista, ma abbiamo capito che può avere grandi margini di crescita nelle prestazioni superando una carenza che è culturale. L’allenamento, infatti, dovrebbe essere completato dall’aspetto mentale”.
“L'automobilismo è uno sport dove la componente mentale è importante: parliamo di una disciplina che esalta il talento, la destrezza: affrontare una curva al limite è ormai un gesto atletico di destrezza e non di forza. Certo per controllare al meglio queste monoposto bisogna preparare i muscoli del collo e delle braccia, ma il motorsport richiede una coordinazione di occhio, mani e piedi. E su questo aspetto c’è margine per crescere”.
Griglia di partenza della Sprint
Foto di: Peter Fox / Getty Images
A Miami, quindi, potremmo vedere delle differenze di approccio tenuto conto che si riparte con un format Sprint con un solo turno di prove libere?
“La F1 è in piena trasformazione: sono cambiate le monoposto, ma si stanno ancora modificando i regolamenti nella gestione dell’energia e delle partenze. Siamo in un momento dove serve una grande flessibilità. Il pilota deve essere molto lucido per fare scelte istantanee mentre è sotto pressione. Ecco su questa parte secondo me non ci si lavora abbastanza”.
Charles Leclerc nel suo podcast ha recentemente raccontato che già giovanissimo si era orientato alla preparazione mentale, scegliendo proprio a Formula Medicine...
“Sì, mi ha fatto molto piacere che Charles lo abbia ricordato. Oltre ad essere un grande pilota e una persona molto gentile e riconoscente. Era venuto da noi a 11 anni e ha ammesso che quell’esperienza gli aveva cambiato la vita perché aveva capito subito cosa lo portava a commettere degli errori. Aveva già l'autoconsapevolezza dei suoi limiti quando correva in karting. La prima volta che l’avevo incontrato era poco più di un bambino”.
“Quando un atleta viene da noi gli chiediamo se ci può dare delle indicazioni su cosa vorrebbero lavorare e Charles subito mise in luce gli aspetti mentali. Mi sono interfacciato con piloti di Formula 1 che ancora non sanno maturare delle scelte; arrivano convinti di non avere problemi e si sentono perfetti. E, quindi, fanno fatica a evidenziare le eventuali difficoltà”.
“Leclerc a 11 anni aveva già l'obiettivo di crescere a livello mentale e ha cercato qualcuno che lo aiutasse a lavorare su queste cose. La consapevolezza unita all’umiltà è stata una componente importante che gli ha permesso di arrivare dove è. Basta guardarsi intorno e si vedono giovani piloti che si sono persi per strada perché non hanno saputo alimentare il talento nella migliore maniera possibile”.
“In partenza per Miami ho incontrato in aeroporto Demetrio Albertini, l’ex calciatore che è presidente del settore tecnico della FIGC. Siamo amici da anni e abbiamo parlato di questo aspetto: il talento non basta più per emergere in qualsiasi sport, deve essere allenato. Mi ha fatto piacere vederlo perché ha rinforzato le convinzioni su cui stiamo lavorando”.
Perché in F1 l’aspetto mentale non è ancora adeguatamente considerato?
“La risposta è semplice: c'è l'alibi della macchina. Si possono trovare mille scuse per spiegare perché si è più lenti del compagno di squadra: l’assetto, le scelte dell’ingegnere, le strategie sbagliate, la scelta delle gomme. Tutto questo permette di non indagare sui propri limiti”.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images
Tornando a Leclerc, abbiamo visto tutti quanto sia intransigente con sé stesso: è forse questa la chiave che lo ha portato ad essere uno dei più veloci nel giro secco?
“Charles Leclerc ha una capacità di estrarre mentalmente il suo talento quando serve e certo lo aiuta a mettere tutto insieme nel giro secco. Ma l’atleta moderno si fonda sull’intelligenza e sull’apertura mentale di saper affrontare ogni criticità con umiltà e capacità analitica. La forza sta nel mettersi sempre in dubbio, nella consapevolezza che si può sempre migliorare. Leclerc è uno che quando commette un errore non se lo perdona per due giorni e rimane lì a pensare, mentre se lo sbaglio, per esempio, lo fa il suo muretto lo cancella dopo due ore. È più propenso a perdonare chi lo ha danneggiato, mentre è durissimo con sé stesso”.
Per concludere, possiamo dire che la F1 ci offre delle eccellenze, dei super campioni, ma lo sforzo che viene fatto per estrarre il massimo potenziale dalle monoposto non viene applicato allo stesso modo sui piloti?
“La F1 è un po’ indietro rispetto ad altre discipline. La scusa della macchina è efficace, ma chi vuole vincere sa che deve coltivare l’autoconsapevolezza come arma vincente per trovare la costanza nelle sue prestazioni ad alto livello”.
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