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F1 | Ceccarelli: "La Ferrari ha anticorpi per reggere qualsiasi attacco"

Secondo il mental coach di Formula Medicine il brand del Cavallino è inscalfibile per ciò che rappresenta nelle corse e nell'automotive: gli attacchi social non rappresentano la realtà di un marchio che ha basi molto solide. Giusto approcciare il nuovo mondiale di F1 con grande prudenza, servono fatti e non parole.

Pranzo di Natale Scuderia Ferrari, Piero Ferrari

Pranzo di Natale Scuderia Ferrari, Piero Ferrari

Foto di: Ferrari

Sembra esistere una Ferrari a due volti: quella dominatrice nel mondiale Endurance, acclamata dai tifosi lungo le strade di Maranello e Fiorano per un meritato bagno di folla (e per fortuna non un bagno d’acqua), e poi esiste una Scuderia che delude in F1 e sui social diventa oggetto di scherno con meme molto irriverenti per quanto satirici. 

L’idea che ci si può formare seguendo il mondo virtuale è che ci sia una fase di... picconamento della Scuderia che, probabilmente, va oltre i suoi effettivi demeriti, per quanto le colpe per la mancanza di risultati siano ben chiare davanti a tutti. 

Quello che abbiamo voluto chiedere al dottor Riccardo Ceccarelli è quale sia la Ferrari vera e quanto ci si debba fare condizionare dall’impatto dei social? Come dobbiamo coniugare questi due mondi di una stessa azienda?  
“Il marchio è lo stesso. Da questa riflessione, che è interessante, possono nascere due o tre spunti di riflessione. Prima di tutto: il marchio Ferrari è immune dai suoi risultati, perché è un brand talmente forte, talmente consolidato, talmente diffuso nel mondo, che le oscillazioni dei suoi risultati determinano piccoli cambiamenti nella percezione a livello mondiale”. 

Enzo Ferrari

Enzo Ferrari

Foto di: Ercole Colombo

"La leggenda nasce da un mito come Enzo Ferrari che è sempre stato presente in tutti i mondiali di F1. Il campionato mondiale l’ha vinto la McLaren, che ha una sua storia che deriva da Bruce McLaren, da uno che l'ha fondata, che correva e ha vinto un campionato del mondo, ma la sua forza quando vince un campionato si percepisce meno, mentre le radici della Ferrari, che sono uniche e non sono paragonabili con nessun altro sono profondissime”.  

“Perciò è normale che quando la Ferrari torna a vincere nel WEC, campionato mondiale di alto livello, dove investono tanti Costruttori, si crei un grande interesse che alimenta la potenza del brand. IO credo che sia un marchio indistruttibile, di cui dovremmo essere orgogliosi al di là delle performance sportive”.  

Ferrari 499P, la festa a Maranello per i Mondiali 2025 nel WEC

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Foto di: Ferrari

“Fatta questa premessa, c’è un secondo aspetto da valutare: c'è una componente social che è una categoria fatta da gente che non ha voglia di leggere, ma vuole mettere alla berlina, prendere in giro, anzi dissacrare. Sono quelle persone che si orientano dove c'è più audience, ma non per competenza, ma proprio per avere visibilità. Oggi può essere la Ferrari, domani potrebbe essere Sinner, e poi dopodomani potrebbe essere chiunque abbia successo”. 

Stiamo dando troppo valore alla portata dei social e ci facciamo condizionare ingiustamente? 
"C'è una componente social che ha un valore molto basso, perché non origina da competenze, ma dal sentirsi importanti parlando male o denigrando qualcuno: non mi stupisce la critica verso la Ferrari: tutti quest'anno ci aspettavano di più, però la critica deve essere basata su fatti, ben articolata. Quando nel 1992 lavoravo per la Ferrari c'erano una ventina di giornalisti italiani che seguivano il motorsport ed erano quelli che con i loro articoli influenzavano le opinioni: potevano essere critici, meno critici, a seconda dei risultati della rossa, però erano professionisti che scrivevano con esperienza e competenza”.  

“Oggi la critica giornalistica è una minoranza rispetto alla visibilità che ha invece la massa sui social. Quello che dico sempre agli atleti che seguo di non farsi condizionare da questa componente qui. È chiaro che la portata dei social si è allargata molto, ed è diventata una componente importante che può muovere simpatie e antipatie”. 

Non solo simpatie e antipatie, ma grazie al numero dei follower anche guadagni... 
“Non c’è dubbio, c’è chi ha fatto una professione del parlar male di qualcuno. La critica fa più notizia e crea attenzione, follower e, quindi, guadagni tanto da diventare una professione. Però bisogna mantenere il libero pensiero e non farsi condizionare dalla portata social”.  

“La Ferrari ha un grande vantaggio perché ha degli anticorpi che la proteggono. Parlare male della Scuderia è come voler tirare giù una montagna con un martellino. Si può scalfire, ma non distruggere”. 

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Allarghiamo l’analisi: a inizio 2025 abbiamo visto una Ferrari che puntava senza mezzi termini ai due mondiali e l’arrivo di Lewis Hamilton aveva acceso tante aspettative iridate. Poi la delusione e il quarto posto nel Costruttori.  

Recentemente c'è stata la cena di Natale di Fred Vasseur con i giornalisti e si è respirata un'aria completamente diversa con la paura di dire quali saranno gli obiettivi: il francese ha giocato in difesa, sebbene l’aspettativa ormai datata del presidente John Elkann sia vincere il Mondiale 2026 con il cambio delle regole. 
"L'arrivo di Hamilton era molto mediatico e bisognava costruirci anche intorno tutta una storia, una narrazione mediatica, un po' come quando la Juventus prese Cristiano Ronaldo. La coppia Hamilton-Leclerc era attrattiva con una Ferrari che l'anno prima aveva finito in crescendo il campionato. Per il 2025 le ambizioni erano concrete e forse hanno esagerato”. 

Si giustifica, quindi, l’atteggiamento dimesso di adesso? 
“Hamilton ha dato più delusioni che soddisfazioni, la Ferrari non ha raccolto quello che avrebbe voluto: zero vittorie, mentre Red Bull è stata in lotta con Max Verstappen fino alla fine e Mercedes ha vinto un paio di gare. Giusto ripartire con un profilo più basso: non c'è alcun effetto mediatico da sbandierare per il prossimo anno”. 

"In questo momento credo ci sia più la necessità di focalizzarsi sulla macchina nuova piuttosto che su inutili celebrazioni: bisogna lavorare a testa bassa per presentarsi con una vettura competitiva nel mondiale 2026 che presenta molte incognite con il cambiamento epocale dei regolamenti...”. 

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