F1 | Ceccarelli: "I piloti aiutati dal muretto nella gestione dell'energia"
Il mental coach di Viareggio assicura che nei primi sei mesi del mondiale 2026 i piloti dovranno fare ricorso al supporto degli ingegneri di pista per la corretta gestione delle qualifiche e della gara: con le nuove complicatissime regole è impossibile che chi si trova nell'abitacolo riesca a gestire l'energia in totale autonomia.
Gianpiero Lambiase, Head of Racing Red Bull Racing
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Ci stiamo avvicinando a passi rapidi verso il debutto della F1 al GP d’Australia a Melbourne. Qualcuno nei test del Bahrain probabilmente si è ancora nascosto, per cui non si conoscono i reali valori in campo che diventeranno più palesi a Melbourne.
Con Riccardo Ceccarelli abbiamo cercato di capire cosa cambierà nei team per sfruttare le risorse nascoste delle monoposto, magari consentendo ai piloti una guida sempre meno condizionata dai vincoli di regolamento legati all’insufficiente ricarica della batteria e alla necessità di guidare facendo ricorso al lift and coast...
“Sta emergendo un fattore che diventerà sempre più importante: assumeranno un ruolo rilevante gli strateghi dei team. Per semplificare possiamo parlare più semplicemente di muretto, visto che non c’è una sola figura, ma tanti ingegneri, molti dei quali lavorano nel remote garage”.
Ma qual è l’aspetto che sta emergendo dai test invernali che indica la maggiore responsabilità degli ingegneri di pista?
"Proprio un tecnico mi spiegava che i piloti dovranno essere aiutati nella migliore gestione dell’energia nell’arco di un giro. E non è detto che, dovendoli guidare a distanza, si tratterà di informazioni ripetitive, perché le situazioni andranno a cambiare nel corso di un GP”.
“Gli ingegneri saranno coinvolti già nel giro di lancio della qualifica: i piloti dovranno imparare a curare il giro lanciato con modalità che saranno molto diverse dallo scorso anno. Non ci sarà solo l’esigenza di preparare le gomme a entrare nella giusta finestra di funzionamento, ma sarà fondamentale conservare l’energia elettrica”.
Ecco il muretto della McLaren
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
L’ingegnere di pista, quindi, dovrà prepararsi a parlare spesso per dare indicazioni puntuali ai piloti...
"Non sarà semplice per chi guida leggere tutte le dinamiche di gara, si dovrà gestire l’energia in modo diverso se si sarà da soli o un in battaglia con un avversario. E ci saranno opportunità molto diverse. Nel lento, per esempio, ci sarà chi cercherà di andare piano, cercando di non farsi superare, ma nel contempo sperando di ricaricare la batteria, per evitare di farsi superare in rettilineo”.
“Vedremo gare condizionate dalla strategia più di quanto sia successo in passato, anche perché ai box avranno molti più dati a disposizione per utilizzare nel modo migliore il livello di energia e per fare calcoli che il pilota nell’abitacolo non potrà affrontare”.
C’è un cambiamento importante...
“Ieri il risultato era condizionato da due protagonisti: ovviamente dal pilota e dalla crew dei pit stop. Un errore al cambio gomme di un meccanico poteva avere un effetto sulla classifica. Le strategie, invece, a meno di eccezioni, erano già pianificate prima della gara e la squadra svolgeva il compito previsto. Il muretto doveva inventarsi qualcosa nel momento in cui magari c’era un adeguamento alla tattica di un avversario che cambiava strategia o l’arrivo della pioggia inaspettata. Oggi per l’ingegnere sarà più complicato e, inevitabilmente, diventerà il terzo protagonista della corsa”.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images
Ci sono piloti che non gradiscono sentire le parole dell’ingegnere troppo spesso...
“Non è solo questo. Noi sappiamo che Max Verstappen , tanto per fare un esempio, tende a influire sulle decisioni in corsa e vuole dire la sua mentre: lo abbiamo sentito disquisire con Lambiase su quali gomme montare, o sul da farsi”.
“Max tendeva essere un po’ ingegnere in macchina, mentre ora sarà chiamato a delegare di più la responsabilità anche al muretto: E questo andrà inevitabilmente a snaturare un po’ l'identità di certi piloti. Magari per lo spettacolo sarà bello e si vedrà un maggiore influsso del gioco di squadra, ma non è detto che ai piloti possa piacere”.
È possibile che questo fenomeno che stai descrivendo si vedrà nelle prime gare e poi quando si definiranno degli scenari più precisi, tornare a essere più importante il pilota che può ragionare in macchina?
“Sì, sono d’accordo, ma dal paddock mi raccontano che ci vorranno sei mesi per capire in profondità tutte le dinamiche che i piloti dovranno affrontare. Magari si conterà questo periodo dal giorno in cui hanno messo le ruote in pista, ma ci vorranno diversi GP per comprendere tutte le situazioni che si verranno a creare. Anche perché non credo che alcune saranno facilmente riproducibili al simulatore”.
Bryan Bozzi, Scuderia Ferrari
Foto di: Ferrari
Con Formula Medicine avevi cominciato a lavorare anche sulla preparazione mentale degli ingegneri al muretto, cercando di allenare una più alta soglia della concentrazione...
“Beh sì, certamente sulla carta sì. Dobbiamo pensare che chi ha delle responsabilità e deve prendere delle decisioni importanti in un lasso di tempo di pochi secondi deve fare i conti con un aspetto emotivo. E la componente razionale, che dovrebbe portare alla scelta più giusta, può essere condizionata dall’emozione. In F1 il tempo della scelta e la pressione possono portare agli errori gravi”.
“E non è facile avere un controllo su tutto quello che io chiamo superfluo, inutile. I pensieri, i dubbi, le ansie, le preoccupazioni, la paura di sbagliare vale per l'atleta ma vale anche per chi ha un potere decisionale come lo stratega o l’ingegnere di pista. Aumentando il ruolo di queste figure sarebbe giusto allenarsi per mantenere la massima lucidità”.
E cosa bisogna fare?
“Vi parlo dagli Stati Uniti dove sono in questo momento e sto lavorando con esperti di aeronautica e aerospazio. In questi ambiti, se si sbaglia qualcosa sotto la pressione dell'emozione si paga il costo di vite. In Formula 1 questo rischio è stato ridotto dal lavoro sulla sicurezza, ma commettere un errore può costare una vittoria. Bisogna fare in modo che il cervello non vada in saturazione cerebrale”.
“È necessario ripulire la mente da tanti pensieri per non perdere lucidità. Non è facile ma ci stiamo lavorando. E per chi è al muretto box potrebbe diventare importante”.
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