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F1 | Ceccarelli: "E' sbagliato insultare l'ingegnere di pista nei team radio"

Il mental coach di Formula Medicine approfondisce l'effetto che può avere un attacco via radio di un pilota contro il proprio tecnico di pista che non può replicare: "E' possibile lavorare sulla gestione dell'emotività, ma si fa troppo poco per evitare dei danni che non sono visibili, ma che possono compromettere un risultato".

Il muretto dei box della Scuderia Ferrari

Il muretto dei box della Scuderia Ferrari

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

I team radio ormai fanno parte dello show della F1. E i piloti hanno imparato quanto questo strumento di comunicazione con la squadra possa avere un valore sportivo, tecnico, ma anche politico. Chi guida una monoposto della massima Formula è sottoposto allo stress di parlare mentre è impegnato a 300 km/h, per cui possono emergere messaggi dettati dall’emotività, ma anche vere e proprie stroncature dell’ingegnere di pista che dialoga con il pilota.  

In attesa del GP del Brasile approfondiamo il team con Riccardo Ceccarelli, titolare di Formula Medicine, apprezzato mental coach della F1 e di Sinner... 
“È un argomento molto attuale e non nascondo che in Formula Medicine lo stiamo affrontando nella palestra mentale, perché la nostra azione non si limita soltanto ai piloti e ai tennisti, ma stiamo cominciando a lavorare sempre di più anche con il loro entourage. Ci sono team lungimiranti che ci hanno mandato il pilota con il suo ingegnere di pista. E quando lavoro nel tennis con Jannick mi confronto molto spesso con i suoi allenatori, sia il coach che il preparatore atletico”. 

Perché bisogna coinvolgere l’ingegnere di pista?  
“Perché la comunicazione tra pilota e ingegnere è fondamentale. Noi parliamo dell’automobilismo come di uno sport singolo perché c’è un conduttore nella monoposto, ma ormai non esistono sport singoli, ma si sono trasformati tutti in sport di squadra. Perché il lavoro del team alle spalle del pilota o del tennista è fondamentale al risultato finale”. 

“In una squadra di calcio è il centravanti che deve concretizzare il gioco con il gol, ma la rete è costruita dal gioco di squadra. In una partita tutto ciò ovviamente si vede sul campo, mentre la funzione dello staff è meno percepita in F1”. 

La punta dell’iceberg è l’ingegnere di pista che dialoga con il pilota via radio... 
“Questo è il tema: ultimamente sento sempre più spesso dei team radio dove emerge la frustrazione del pilota, il quale non si rende conto che trattando male pubblicamente il suo ingegnere di pista lo porta fuori dalla zona comfort”. 

“È vero, ma il messaggio nervoso, critico o sarcastico del pilota è pubblico e va a colpire il tuo principale alleato che esce dalla sua zona comfort e può reagire in due modi: entra in una fase di mutismo, della serie ora ti arrangi, oppure misura le parole e magari perde quella lucidità che potrebbe aiutare poi il pilota nel momento di difficoltà o nel cambio gomme, nella condivisione della strategia. In alcuni casi può valere come darsi una martellata nei posti nobili alla Tafazzi”. 

Gianpiero Lambiase, ingegnere di pista Red Bull Racing

Gianpiero Lambiase, ingegnere di pista Red Bull Racing

Foto di: Red Bull Content Pool

“E qui si rientra nel delicato campo della gestione delle emozioni. Ho avuto modo di confrontarmi con diversi ingegneri di pista e allenatori di tennis che mi hanno espresso un grosso disagio quando queste cose succedono: il rimprovero pubblico non è mai piacevole per nessuno, soprattutto se viene da quella persona a cui non puoi rispondere a tono perché è il finalizzatore delle performance. In quel momento il pilota è intoccabile, e poi magari c’è la possibilità di chiarirsi a porte chiuse, ma la grossa differenza è che il chiarimento privato non cancella la percezione pubblica del rimprovero, della polemica e dell'ironia che a volte diventa anche presa in giro”. 

E come si può superare questa situazione? 
“Ci vuole una presa di coscienza all’interno del team per creare squadre sempre più compatte per ottimizzare le risorse. Si tratta di un lavoro che dovrebbe partire dal pilota e secondo me non si fa ancora abbastanza. I tecnici cercano l’ultimo millesimo di prestazione della monoposto e poi si rischia di avere fasi di inefficienza che si potrebbero evitare”. 

“Non nascondo che è un aspetto sul quale stiamo cercando di intervenire: il pilota, e in generale l’atleta, si deve assumere le proprie responsabilità e non può permettersi certi atteggiamenti anche se poi dobbiamo accettare il fatto che è lui sotto pressione, e che alla fine può essere criticato. Troviamo delle difficoltà a entrare su questi argomenti perché i piloti sono ritenuti ineluttabili. Il grande campione non deve essere destabilizzato, ma secondo me è un errore, perché lo sport di alto livello, come la F1, è ormai diventato l'espressione di un’azienda, dove mille persone dipendono da uno. Nessuno si dovrebbe permettere di essere l'artefice di una comunicazione sbagliata che può portare a compromettere un risultato”. 

Kimi Raikkonen, Lotus F1 Team

Kimi Raikkonen, Lotus F1 Team

Foto di: Hazrin Yeob Men Shah

Resta celebre il team radio di Kimi Raikkonen “just leave me alone” nel 2012 quando era alla Lotus: il finlandese aprì un modo di comunicare che è stato poi esasperato in particolare da Fernando Alonso, capace di mandare “messaggi” non solo all’ingegnere di pista, ma anche alla squadra o al motorista come era stato il caso della Honda quando definì la power unit giapponese un “GP2 engine”... 
“Fernando è straordinario perché alla sua età è ancora protagonista attivo del Circus, ma quella frase la pagò quando andò a correre la 500 Miglia di Indianapolis e la Casa nipponica non gli aveva certo riservato l’unità migliore. Lo spagnolo è un iper competitivo, sempre con il coltello fra i denti, ma l'effetto collaterale è che la sua impulsività, il suo il suo voler primeggiare, gli fa dire delle cose che forse a freddo non ripeterebbe. Un atteggiamento che non giova né a lui, né alla squadra”. 

“Noi ci facciamo una risata davanti al televisore, mentre l’impulsività via radio può generare delle fratture in squadra. La gestione delle emozioni è una cosa fondamentale per tutti noi, sia sul lavoro che nello sport. L'ingegnere di pista che subisce l’attacco resta colpito nella sua personalità anche se non lo lascia vedere”. 

Può essere il caso di Riccardo Adami, ingegnere di Lewis Hamilton che, spesso ha dovuto subire le punzecchiature del sette volte campione del mondo... 
“C’è un rapporto non paritario, perché non ci può essere una risposta a tono del tecnico. Il pilota spara col fucile, mentre l’ingegnere ha la cerbottana. Anche se sottoposto al pubblico ludibrio non può reagire. Ma in quel momento cade la stima verso il pilota, e si innesca un complicato gioco conseguenziale che a un certo punto può mettere veramente in crisi l'equilibrio di un team. Scatenare una risata in mondovisione nasconde un'umiliazione pubblica di una persona che non può replicare. E come si dice nel calcio, lo spogliatoio rischia di rompersi. Starebbe al team principal intervenire per evitare delle degenerazioni...”. 

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