F1 | Ceccarelli: "Che paura trovarsi all'improvviso in uno scenario di guerra"
Due medici di Formula Medicine erano in Bahrain per i test della Pirelli quando c'è stato l'attacco missilistico iraniano alla base USA vicina all'hotel. Riccardo racconta come una trasferta di lavoro all'improvviso possa essere sconvolta da fatti imprevedibili. E in vista di Melbourne guarda alla frustrazione di Alonso per i guai Honda...
Bahrain flag on the Sakhir Tower
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
La Formula 1 parte regolarmente con il Gran Premio d'Australia, ma il Circus ha toccato quasi con mano gli effetti della guerra esplosa di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Riccardo Ceccarelli, titolare di Formula Medicine, ha vissuto un’esperienza che con le corse ha niente a che vedere...
“Beh, è stato sicuramente un fulmine a ciel sereno. Anzi più che fulmini sono stati missili. E allora parliamo di missili a ciel sereno. L'impatto è stato abbastanza destabilizzante, perché io avevo due medici dello staff ai test della Pirelli in Bahrain. Il loro albergo era a meno di un chilometro dalla base americana che è stata bombardata”.
Che sensazione hanno vissuto i tuoi collaboratori che all’improvviso si sono trovati improvvisamente in uno scenario di guerra?
“Brutte emozioni associate alle difficoltà di farli rientrare, così come è stato per il personale di Pirelli e per le squadre di Mercedes e McLaren. Ci sono state telefonate frenetiche e devo dire che si è subito mobilitata F1 per trovare una soluzione”.
“Ogni team ormai dispone di responsabili per le situazioni di crisi che si sono attivati, ma non è stato facile agire in clima emotivamente destabilizzato. La volontà primaria era cercare di portare via le persone da uno scenario di guerra. È una cosa mai mi sarei immaginato di vivere così in prima fila. Per fortuna sono tutti su un volo di rientro per l’Europa”.
Dettaglio della pista di Sakhir in Bahrain
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Chi ha vissuto questa esperienza avrà delle ripercussioni?
“Sono persone abituate a viaggiare e sono allenate ad affrontare gli imprevisti delle trasferte, ma è inevitabile che si portino dietro delle ripercussioni, magari non a livello psicologico, ma si sono trovati di fronte a difficoltà mai riscontrate prima”.
I tuoi collaboratori hanno visto i missili cadere?
“I miei non li hanno visti, ma mi hanno mandato le immagini delle colonne di fumo che si erano alzate dalla base americana che era a poche centinaia di metri, e mi hanno fatto sentire le sirene di allarme. Sono scenari poco piacevoli da vivere in prima persona”. Facili da commentare ma sicuramente non piacevoli da vivere in prima persona.
Subiranno degli impatti da questa esperienza?
“Un po' sicuramente. Quando vedi la guerra da vicino rimani destabilizzato. Siamo abituati a parlare di guerra vedendola in televisione. O comunque vivendola come un evento distante. La musica cambia quando all’improvviso ti ci trovi dentro. Ho ricevuto dei video da un paio di golfisti italiani che seguiamo: erano a Dubai e sono rimasti bloccati nel loro appartamento. Nei video si notavano chiaramente le scie dei missili. E si sentiva l’ansia e l’angoscia nelle loro voci: non siamo abituati a scenario di guerra e di conflitti, purtroppo, ce ne sono anche troppi. Per superare i problemi a livello psicologico non resta che rientrare nella realtà quotidiana che ci porta a rituffarci nel caos del nostro. Può essere una salvezza perché si rimette la testa, ma la sensazione di forte disagio indubbiamente rimane quando i fatti accadono a pochi metri da te”.
Lance Stroll fermo con l'Aston Martin nei test in Bahrain
Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images
Lasciamo gli scenari di guerra e veniamo in un ambito comunque agitato, seppur in materia sportiva. L’Aston Martin, del tutto inconsapevolmente, si trova con un motore Honda inadeguato: quale sarà lo spirito con cui Fernando Alonso si approccia al primo GP?
“Abbiamo una forte partecipazione emotiva perché Formula Medicine ha un rapporto di collaborazione stretto con Aston Martin. È ovvio che c'è un grande dispiacere quando c’è qualcuno nello sport che è in difficoltà, sia che si tratti di un atleta o di un team. Alonso, con professionalità e abnegazione, è arrivato ad un'età dove è difficile trovare un pilota in attività ancora così competitivo. Fernando aveva una grande motivazione quest’anno, confidando nella macchina di Adrian Newey che arrivava con un cambio di regolamento che poteva favorire un riallineamento dei valori”.
“Alonso, quindi, riponeva in questa stagione delle aspettative molto elevate e ritrovarsi con una vettura non competitiva credo sia un colpo molto pesante perché non avrà molto tempo avanti e gli può crollare addosso il castello delle illusioni che si era fatto per tornare a vincere delle gare. Sarebbe tornato a essere protagonista proprio quando da giovane si era aggiudicato due titoli”.
La Honda ha problemi di prestazioni e di affidabilità...
“È strano perché il marchio giapponese ha contribuito a fare la storia della F1. È vero che i rapporti fra la Honda e Fernando erano già stati turbolenti, ma nessuno si augura che si possano ripetere certi guai. Spero che i nipponici trovino le soluzioni dei problemi per disputare una seconda parte di stagione in ripresa”.
Fernando Alonso, Aston Martin Racing
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
A Melbourne l’Aston Martin girerà molto poco, Fernando come la prenderà?
“Si tratterà di una scelta programmata, per cui mi aspetto che non ci siano polemiche roventi come in passato. Alonso ha un carattere latino e dice sempre quello che pensa senza troppi filtri. A 44 anni rischia di perdere l’ultimo treno, e sappiamo quanto sia diretto nei commenti, perché era così anche da giovane nel team di Briatore. La diplomazia non sa dove stia di casa: vedremo se il team riuscirà a coinvolgerlo in un piano di rilancio, senza che si possa sfogare nei suoi pensieri, perché un Fernando furioso non è mai facile da gestire”.
Sei sorpreso dalle difficoltà Honda? Con Red Bull hanno vinto quattro titoli mondiali...
"Ci saranno sicuramente delle responsabilità importanti all'interno di Honda e questo è strano perché una volta i giapponesi erano un punto di riferimento nel mondo dei motori e della tecnologia. Se guardiamo in un campo più largo e coinvolgiamo anche la MotoGP, scopriamo che i nipponici non sono più un punto di riferimento. Ora c’è la Ducati e domenica abbiamo festeggiato il dominio dell’Aprilia, mentre Honda e Yamaha sono perse da metà classifica in poi”.
Che insegnamento dovremmo trarre?
“C’è una riflessione da fare: evidentemente lo stato dell’arte della tecnologia motoristica in Giappone sta cominciando a segnare il passo. Non conosco le cause, ma evidentemente siamo alla fine di un sistema di lavoro giapponese. La collaborazione tra i vari personaggi, il loro modo di fare squadra orizzontale, non funziona più: evidentemente oggi c'è bisogno di una maggiore verticalizzazione, di gerarchie più delineate per velocizzare i tempi delle decisioni”.
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