F1 | Ceccarelli: "Bisognerà guidare andando contro natura: favoriti i giovani"
Il medico sportivo di Formula Medicine analizza quale impatto potrebbe avere sui piloti il dover parzializzare il gas in fase di accelerazione per evitare un inutile consumo di energia elettrica. La guida aggressiva sarà penalizzata, ma scopriamo quali impatti potrebbe avere il cambiare stile per assecondare i voleri della power unit.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes-AMG F1 Team, nell'abitacolo
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
Le monoposto agili dovranno essere guidate in un modo diverso rispetto a ieri: i piloti all’uscita di certe curve non potranno affondare il piede sull’acceleratore a tavoletta, ma dovranno essere bravi a dosare l’apertura del gas per evitare che, oltre alla spinta del motore endotermico arrivi anche quella dell’unità elettrica.
“Sprecare” energia della MGU-K potrebbe costare caro nei rettilinei, restando senza spinta della batteria quando più serve. A Riccardo Ceccarelli, mental coach di Formula Medicine, abbiamo chiesto quale impatto potrà avere sui piloti un modo di guidare obbligatoriamente più... controllato.
“Sì, è un concetto interessante e un grosso punto interrogativo per questo campionato. Quando si va a complicare la trazione aggiungendo una più importante componente elettrica a quella termica, tenuto conto che l’energia della MGU-K non basta a coprire un intero giro di pista, è evidente che si aggiungono delle variabili e c’è il rischio che per risparmiare energia elettrica si snaturi il modo di guidare classico: accelera prima degli altri e frena dopo”.
“Oggi la gestione del piede sull’acceleratore cambia e diventa... multitasking. Si penalizza la guida un po’ aggressiva, perché la prestazione va ottimizzata. Magari bisogna essere più fluidi in uscita dalle curve per non perdere spunto sui tratti rettilinei. Oggettivamente rischia di diventare una guida che va un po'contro natura. È quello che ho già vissuto quando ha cominciato a seguire la Formula E: i piloti che andavano nella serie elettrica mi raccontavano le difficoltà della gestione multitasking di una macchina di Formula E”.
Nick Cassidy, Citroen Racing e-CX
Foto di: Hector Vivas / Getty Images
“Non è soltanto accelerare, ma gestire l'energia a disposizione sfruttando tutti i comandi sul volante e le indicazioni che vengono dai box. Non è casuale che un pilota impiega un po’ di tempo per diventare competitivo in FE. L’esperienza paga perché non è immediato apprendere le strategie indispensabili per andare forte: chi è riuscito a rendere automatiche certe tecniche ha un indiscutibile vantaggio indipendentemente dalla sua velocità”.
La Formula 1, quindi, sta andando in questa direzione?
“Direi proprio di sì e magari con qualche complicazione in più. I piloti che ho sentito non mi sono sembrati entusiasti dalle modalità di guida delle monoposto 2026. Certo mi riferiscono giudizi che sono frutto del lavoro al simulatore, ma non sono esaltanti se erano soliti ad essere rapidi nel tornare sul pedale dell’acceleratore da quello del freno”.
Sarà importante capire quali aiuti le squadre cercheranno di dare ai loro piloti per evitare un eccessivo consumo di energia all’uscita dalle curve...
“È chiaro che la soluzione più semplice sarebbe avere una gestione elettronica di questa fase delicata della guida, ma la FIA vuole che il controllo resti del pilota. Un controllo computerizzato sarebbe sicuramente più efficiente di una gestione umana sottoposta a possibili errori”.
Prototipo del volante Ferrari per il 2026
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Credi che le squadre troveranno delle soluzioni per... aiutare i piloti?
“Fatta la legge si cerca l'inganno. Questa è da sempre la legge della Formula 1: sentiamo parlare della dilatazione dei motori, della flessibilità delle ali e in passato c’erano sospensioni intelligenti e mille altre diavolerie. Se ci sono dei vincoli di regolamento i team troveranno il modo per aggirarli per dare degli aiuti ai piloti: più la gestione è complicata, più la tendenza sarà di fare ricorso ai computer. Poi sarà curioso scoprire quali soluzioni i team troveranno, con feedback, segnali acustici o visivi per ridurre l’influsso della componente umana”.
Questa complicazione avvantaggerà qualcuno?
“Sicuramente i piloti più giovani, chi si è formato al simulatore: sono sicuro che ogni squadra sta lavorando nel virtuale per trovare le migliori soluzioni. È chiaro che chi ha una maggiore flessibilità mentale potrà adattarsi prima a un cambiamento nel modo di guidare epocale”.
Il paradosso sarà che il pilota dovrà imparare ad andare più piano in certe fasi, per essere più veloce nel tempo sul giro totale...
“I giovani saranno in vantaggio, con la macchina nuova i più maturi l’esperienza la potranno maturare solo negli anni. Temo che la vecchia generazione di piloti rischia di trovarsi più in difficoltà di fronte a una guida sempre più multitasking, sempre più tipo da videogioco. Va detto anche che negli ultimi mesi c’è stata una continua evoluzione nei sistemi e che certi team troveranno il modo per superare i problemi iniziali. Un fatto è certo: i romantici, abituati a piloti aggressivi, spettacolari, potrebbero torcere il naso di fronte ad approcci che potrebbero anche rimescolare le carte proponendo grosse incognite di questa stagione”.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Lewis Hamilton, Fernando Alonso, Nico Hulkenberg, Valtteri Bottas e Segio Perez tanto per citare i piloti più stagionati della griglia potrebbero pagare questa situazione? Il sette volte campione del mondo, fra l’altro, ama poco il lavoro al simulatore...
“È un aspetto che notiamo anche da noi: ci sono differenze di approccio fra i giovanissimi e il pilota più stagionato. È una questione di abitudini: il telefonino io lo so sfruttare magari al 20% delle sue funzioni, mentre mia figlia arriva facilmente all'80%. C’è un diverso adattamento alla tecnologia e l’età non è una componente positiva. Chi trascorre più tempo al simulatore trae un vantaggio con queste macchine nuove. Può diventare un handicap per la vecchia generazione perché è abituata ad avere degli schemi molto validi ma molto rigidi”, non facili da cambiare”.
Ma un grande talento naturale, indipendentemente dall’età, può sopperire alle nuove difficoltà?
“È difficile rispondere perché ovviamente quelle persone che riescono a eliminare dalla mente il superfluo, vale a dire i pensieri, le complicazioni, sono più lucidi semplicemente perché hanno il lobo frontale del cervello che è come una lavagna pulita, libera”.
"Quelle persone riescono a sfruttare meglio gli automatismi e quindi poi hanno tutta la parte cognitiva molto più efficiente perché riescono a gestire tante cose in automatico, dedicando le energie a strategie che possono dare prestazioni. Il prototipo di questo pilota è Verstappen. Max è anche capace di stare ore al simulatore senza sforzo, per cui l’olandese sarà capace di sfruttare delle riserve cognitive per la gestione dei controlli più complessi”.
“Ovviamente sono valutazioni che facciamo sulla carta. I piloti sulle monoposto 2026, Audi a parte, non li abbiamo ancora visti, ma il tema è molto suggestivo e seguiremo quali saranno gli adattamenti dei singoli...
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