F1 | Ceccarelli: "Ai piloti non piacciono le situazioni che non sono controllabili”
Il mental coach di Viareggio cerca di leggere il GP d'Australia con lo sguardo dei piloti alle prese con monoposto agili molto scorbutiche nella gestione dell'energia elettrica. La prima gara per molti attori della griglia è stata più complicata del previsto: si sono viste reazioni impreviste e imprevedibili di alcune vetture.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Paul Crock / AFP via Getty Images
C’era molta attesa per il GP d’Australia, la prima gara della nuova era regolamentare. Da Melbourne arrivano commenti molto vari. C’è chi si è divertito e chi è inorridito nel vedere il debutto delle monoposto agili. Riccardo Ceccarelli, titolare di Formula Medicine, analizza questo primo appuntamento 2026 che ha offerto molti spunti di analisi...
“Possiamo tirare la coperta del primo Gran Premio e si finisce con lo scoprire un po' i piedi o la testa. Dopo un cambiamento epocale delle regole e, comunque, pochi test, era ovvio che la prima gara fosse un'incognita un po' per tutti”.
Ma ti sei divertito con 120 sorpassi?
"Nei primi giri i sorpassi tra Russell e Leclerc hanno tenuto viva l'attenzione. Poi, se ci pensiamo bene, quando si sono assestate le posizioni dei team migliori, quelli che sono arrivati al debutto più preparati, abbiamo visto che c'è stato più equilibrio. Verstappen quando è arrivato dietro a Norris sembrava che lo dovesse... mangiare, e, invece, non è riuscito a superarlo. Quindi si è formato un trenino e le posizioni sono rimaste quelle”.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Quinn Rooney / Getty Images
Hamilton ha dato segni di ripresa...
“Anche Lewis sembrava avere più passo di Leclerc, ma il sette volte campione del mondo non è riuscito a prenderlo. Lo spettacolo della F1 non si misura con il numero dei sorpassi: averne visti il triplo dello scorso anno non è un valore indicativo perché c’erano vetture molto più lente di altre. Contano i sorpassi che valgono una vittoria. E, allora, vedo una F1 con luci ma anche ombre. Non dobbiamo stupirci: siamo entrati in una nuova dimensione e ci vorrà un po’ di tempo per capire i valori reali”.
La ricarica dell’elettrico è sembrata molto condizionante sulle prestazioni viste nel primo GP...
“Almeno inizialmente bisognerà cambiare il modo di ragionare. La componente elettrica è il frutto di una scelta seguita dall’automotive: è giusto che la F1 segua un orientamento più moderno, ma bisogna trovare il giusto equilibrio, perché se lo spettacolo viene condizionato dalla ricarica della batteria che il grande pubblico non capisce, si innesca una doppia reazione: quella del pubblico che non si diverte e quella dei piloti abituati a lottare con il gas aperto. È ovvio che il pilota che non può tirare si senta frustrato, ma dovrà imparare la gestione migliore della power unit per trarre il massimo della prestazione”.
L'ncidente di Oscar Piastri con la McLaren nel giro di formazione della griglia a Melbourne
A Melbourne abbiamo assistito a tre incidenti che hanno colpito piloti della prima fascia: Kimi Antonelli, Max Verstappen e Oscar Piastri. Ci sono aspetti comuni in questi crash: erano a gomme fredde, due su tre sono saliti su un cordolo, e hanno perso la monoposto per effetto di un improvviso surplus di potenza elettrica, mentre Max ha accusato un bloccaggio improvviso del treno posteriore.
Ciascuno s’è preso la colpa del botto, ma dall’analisi dei fatti emerge uno scenario reale più complesso. Si potranno fidare ciecamente delle loro monoposto, o avranno delle riserve mentali nell’andare al limite?
“Se le cose si dovessero ripetere allora ci potrebbe essere un po’ di timore perché i piloti non si fidano. Mi ricordo il GP a Indianapolis 2025 quando scoppiavano le gomme Michelin sul banking. I piloti non hanno voluto correre perché c’era il timore che ci potessero essere ancora dei cedimenti. In quei momenti non hai più la fiducia nella monoposto. Al pilota non piacciono le situazioni che non sono controllabili”.
“Mi ricordo un episodio a tal proposito. Ad Abu Dhabi siamo andati al parco tematico Ferrari per fare un giro sulle montagne russe che erano le più veloci: eravamo un gruppo di addetti ai lavori e un pilota di F1. Siamo saliti tutti, tranne il pilota: non aveva nascosto di avere paura. Chi corre è abituato a tanta self-confidence, ma solo se governa lui. Il pilota è coraggiosissimo se ha tutto sotto controllo. Nel momento in cui non sente la macchina per il suo stile di guida o per problemi tecnici è capace di andare molto più piano del compagno di squadra, pur essendo un conduttore di livello. Non sono incoscienti e, quindi, non cercano il limite”.
Abbiamo sentito molti piloti lamentarsi...
“Finita la gara gli unici contenti erano i piloti Mercedes che hanno conquistato una doppietta. Quelli che si sono lagnati poco sono stati i ferraristi, ma gli altri hanno avuto di che ridire. Se sei dietro in griglia e guidi una macchina da gestire non ti senti a tuo agio: in qualifica il recupero dell’energia magari ti ha fatto perdere due o tre decimi e al via della gara ti sei trovato con una batteria scarica. Sono episodi che ti tolgono la motivazione. E tutto questo non piace in particolare ai piloti della vecchia generazione”.
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