F1 | Caso Tsunoda: non è stato penalizzato al via perché era dentro la casella, ma Audi valuta l’appello
Il giapponese è stato o non è stato il motivo del giro di formazione extra al via? Racing Bulls è riuscita a dimostrare che la scelta è stata presa in autonomia della direzione gara, anche se non era necessaria e questo ha scagionato Tsunoda, ma Audi non è d'accordo e ha notificato la propria intenzione di presentare appello entro 96 ore.
Yuki Tsunoda, Racing Bulls
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
La classifica del Gran Premio d’Italia potrebbe cambiare. L’Audi ha infatti notificato alla FIA la propria intenzione di presentare richiesta di appello contro la decisione dei commissari di non penalizzare Yuki Tsunoda, ritenuto inizialmente schierato in modo errato in griglia alla ripartenza, causando un giro di formazione aggiuntivo rispetto alla procedura standard.
Una vicenda più complessa di quanto sembri, che parte dal motivo per cui il giapponese non è stato penalizzato come ci si sarebbe potuto aspettare, considerando che il regolamento prevede che qualunque pilota generi un giro di formazione extra e poi sia in grado di ripartire debba prendere il via dalla pit lane, cosa che Tsunoda non ha fatto.
Arrivando sulla griglia, il pilota della Racing Bulls si stava dirigendo verso il lato sinistro, salvo poi rendersi conto di essere quasi fermo sulla casella sbagliata. Accortosi dell’errore, ha immediatamente corretto la traiettoria posizionando la vettura sulla casella corretta, situata sul lato destro della griglia.
Yuki Tsunoda, Racing Bulls
Foto di: Alessio Morgese
Il problema è che, nel compiere questa manovra, il pilota della Racing Bulls non è riuscito a posizionare la vettura completamente dritta, ma in diagonale, complice il poco spazio a disposizione nel momento in cui si è accorto di aver sbagliato casella. Ed è proprio da qui che nascono le ragioni per cui Tsunoda non è stato penalizzato, circostanza che ha poi spinto l’Audi a valutare il ricorso.
La scelta è stata della Direzione gara, ma non era necessario
Secondo i rappresentanti della Racing Bulls, pur riconoscendo che l’auto non fosse perfettamente allineata, la posizione non avrebbe potuto generare una falsa partenza, perché, a loro avviso, nessuna parte delle gomme anteriori era al di fuori della casella. Va ricordato che la FIA dispone di telecamere aggiuntive sui pannelli a bordo pista proprio per verificare questi aspetti.
Il punto centrale è che è stata la direzione gara a ritenere necessario un giro di formazione extra per consentire a Tsunoda di schierarsi correttamente. Tuttavia, la Racing Bulls non è mai stata informata che il pilota nipponico fosse considerato la causa del giro supplementare, motivo per cui non è mai arrivato l’ordine di rientrare ai box e prendere il via dalla pit lane, come previsto dal regolamento.
Yuki Tsunoda, Racing Bulls
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
In sostanza, nonostante la posizione in griglia di Tsunoda sia stato il motivo del giro di formazione extra, occorre capire di chi è la paternità di quella scelta e, soprattutto, se ce ne fosse bisogno. Le prove della Racing Bulls, infatti, sembrano confermare che non vi fosse la necessità di ripetere la procedura, dato che il giapponese era comunque all’interno della casella, e che la decisione è stata presa in autonomia dalla direzione gara sulla base di una considerazione di cui non aveva una visione completa.
“Emerge qui un problema fondamentale: per rispettare l’obbligo di entrare e partire dalla corsia dei box, un pilota dovrebbe sapere di essere lui la causa del giro di formazione aggiuntivo”, si legge nel resoconto dei commissari con cui hanno scelto di non penalizzare Tsunoda.
“Il team, basandosi sul fatto che la vettura era posizionata nella casella di partenza in conformità con il regolamento, non aveva, secondo la nostra valutazione, alcun motivo per istruire il pilota a entrare e partire dalla Pit Lane. Di conseguenza, indipendentemente dal fatto che il pilota abbia o meno causato direttamente il giro di formazione aggiuntivo, il team e il pilota non erano a conoscenza del fatto che fossero considerati come la causa. Pertanto, riteniamo di non poter imporre in questo caso una penalità di Stop and Go e decidiamo di non adottare ulteriori provvedimenti”.
Gabriel Bortoleto, Audi F1 Team
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
È chiaro che la direzione gara, nel momento in cui ha deciso di chiamare un giro di formazione extra, abbia agito in buona fede, perché dall’esterno sembrava effettivamente che Tsunoda fosse mal posizionato sulla griglia di partenza. Ed è proprio questo l’elemento che ha spinto l’Audi a manifestare la propria intenzione di presentare una richiesta di appello, nella speranza di poter guadagnare un punto con Gabriel Bortoleto.
È vero che i commissari e la Racing Bulls hanno dimostrato come la posizione di Tsunoda non richiedesse un giro di formazione extra e che la decisione sia dipesa più dalla valutazione della direzione gara. Tuttavia, dal lato Audi si lascia intendere che, all’atto pratico, senza l’errore iniziale del pilota giapponese non sarebbe stato necessario prendere alcuna decisione. Di fatto, secondo il team di Hinwil, Tsunoda resta comunque il motivo per cui si è reso necessario il giro supplementare.
In base all’articolo 15.4 del Codice Sportivo Internazionale della FIA, i concorrenti hanno un’ora dopo la decisione dei commissari per notificare la propria intenzione di presentare appello. Ciò non significa che Audi abbia già deciso di contestare il verdetto, ma le concede una finestra aggiuntiva di 96 ore per analizzare ulteriormente il caso e valutare se esista un elemento su cui fondare un eventuale appello prima di procedere.
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