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F1 | Caso motori: il cambio di fronte Red Bull mira a ridurre il vantaggio della Mercedes?

Il caso motori sul rapporto di compressione continua a tenere banco, soprattutto dopo il cambio di posizione della Red Bull che ora si sarebbe schierata con Audi, Ferrari e Honda. Una decisione che sembra avere come obiettivo mettere pressione a Mercedes e ridurre il vantaggio della Stella intravisto da alcuni dati nei test di Barcellona.

Max Verstappen, Red Bull Racing

La nuova generazione di power unit, attesa al debutto tra un mese a Melbourne, ha già fatto segnare un primato tutt’altro che trascurabile: prima ancora di disputare la gara d’esordio, il confronto tra motoristi è già ai ferri corti. Più che di rapporto di compressione, ormai, si parla (ironicamente) di rapporto di comprensione, con la Mercedes rimasta isolata nel difendere la propria interpretazione del regolamento tecnico.

Il passaggio chiave emerso dalla riunione del PUAC della scorsa settimana è stato però il cambio di fronte della Red Bull. Una mossa tanto improvvisa quanto decisiva: l’allineamento con Audi, Ferrari e Honda ha permesso di raggiungere il quorum necessario (quattro costruttori su cinque) per procedere formalmente con la richiesta di aggiungere, tramite direttiva tecnica o modifica del regolamento, un sistema di misurazione del rapporto di compressione a caldo.

Dal confronto tecnico si passerà ora a quello politico. La proposta approderà ora sul tavolo della Formula 1 Commission, in programma la prossima settimana in Bahrain, e se le posizioni attuali verranno confermate, il tutto viaggerà velocemente verso l’approvazione finale da parte del Consiglio Mondiale è un timbro formale.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Mercedes AMG

I motivi dietro il salto della quaglia della Red Bull

Il vero punto interrogativo resta però il motivo del cambio di rotta di Milton Keynes. Nelle discussioni avviate a partire da dicembre, la divisione Powertrains della Red Bull aveva mantenuto un profilo neutrale. Una posizione che aveva alimentato le indiscrezioni su una possibile soluzione tecnica simile a quella contestata a Mercedes, ovvero, capace di incrementare il rapporto di compressione a caldo.

Tra quella posizione attendista e la decisione confermata la scorsa settimana si inserisce però un elemento chiave: i test di Barcellona. Oltre ai tempi sul giro, nelle prove spagnole le squadre hanno avuto modo di analizzare in profondità i dati raccolti in pista. Più di un team ha lasciato filtrare come la Mercedes abbia mostrato una superiorità motoristica significativa, pur con grande attenzione a non esporre troppo il proprio potenziale.

Secondo quanto emerso, i picchi di prestazione sarebbero stati concentrati in brevi tratti di pochi giri, sufficienti agli ingegneri per ottenere riscontri chiari senza attirare eccessivamente l’attenzione. Nulla di inatteso, visto che da mesi la power unit della Stella viene indicata come quella di riferimento, ma è comunque diverso passare dai rumors invernali all’analisi dei dati GPS. Toccare con mano è un’altra cosa, e probabilmente i margini sono stati valutati superiori a quelli attesi.

È qui che prende forma l’ipotesi più accreditata dietro al cambio di rotta della Red Bull. Nonostante il primo motore sviluppato internamente dalla divisione Powertrains di Milton Keynes sia stato una delle sorprese più interessanti dei test spagnoli, la possibilità di esercitare pressione regolamentare su un rivale diretto rappresenta un’opportunità strategica da non perdere. Soprattutto dopo aver verificato sul campo, numeri alla mano, il reale potenziale della power unit Mercedes.

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