F1 | Caso Lawson-commissari: la Federazione messicana incolpa Liam, ma ha rallentato!
Il GP del Messico ha acceso polemiche per due episodi, tra cui quello che ha coinvolto Liam Lawson, il quale ha rischiato di investire due commissari nelle prime fasi della corsa. Secondo l'OMDAI il pilota neozelandese non avrebbe rallentato a sufficienza con le doppie bandiere gialle, ma i dati raccontano un'altra verità.
Il Gran Premio del Messico ha sollevato numerose polemiche, con il collegio dei commissari sportivi finito sotto accusa per due episodi avvenuti durante la gara. Il primo riguarda il quasi contatto tra la vettura di Liam Lawson e alcuni commissari intervenuti in pista per rimuovere dei detriti. Il secondo, invece, è legato alla gestione dell’ingresso della Virtual Safety Car nelle fasi finali della corsa.
Il secondo episodio è stato spiegato in modo semplice e diretto. La direzione di gara ha scelto di neutralizzare la situazione per permettere ai commissari di spingere la Ferrari di Carlos Sainz dietro il muretto, da cui usciva anche del fumo. Una decisione che ricalca altre già viste in passato: in un contesto simile, a Jeddah nel 2023, era stata addirittura chiamata in causa la Safety Car.
Se il caso Sainz appare di facile lettura, molto più complesso è quello che ha coinvolto Lawson. La stessa FIA, infatti, non è stata in grado di fornire una spiegazione immediata su quanto accaduto, limitandosi a promettere un’investigazione accurata. Restano da chiarire sia le dinamiche dell’episodio sia le ragioni per cui i marshall si trovassero in pista in quel momento, per di più in una fase della gara che non era stata neutralizzata.
Liam Lawson, Racing Bulls Team
Foto di: Hector Vivas / Getty Images
I commissari erano stati inviati a ripulire i detriti lasciati dai contatti in Curva 1 una volta che tutte le vetture avessero completato il transito. L’ordine è però stato revocato quando si è scoperto che Lawson era rientrato ai box per sostituire l’ala anteriore, riducendo così il margine di sicurezza necessario per consentire l’intervento in pista.
“A seguito di un incidente in Curva 1, la Direzione Gara è stata informata della presenza di detriti in pista all’apice di quella curva. Al terzo giro, i commissari sono stati allertati e messi in stand-by per entrare in pista e rimuovere i detriti una volta che tutte le vetture avessero superato Curva 1”, ha spiegato la FIA in un comunicato subito dopo a gara.
“Non appena è apparso chiaro che Lawson era rientrato ai box, le istruzioni di inviare i commissari sono state revocate e in quella zona è stata esposta la doppia bandiera gialla. Stiamo ancora indagando su quanto accaduto successivamente”.
Liam Lawson, Racing Bulls Team
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
L’investigazione della FIA è ancora in corso, ma nel frattempo l’OMDAI, che rappresenta la Federazione in Nord America e nei Caraibi, ha diffuso la propria versione dei fatti, attribuendo di fatto a Lawson la responsabilità in due diversi frangenti. Nel rapporto si evidenzia come il pilota della Racing Bulls non avrebbe modificato la traiettoria nonostante la presenza dei commissari in pista e, allo stesso tempo, non avrebbe rispettato i parametri di andatura in caso di doppia bandiera gialla.
Secondo l’Appendice H del Codice Sportivo Internazionale della FIA, articolo 2.5.5, la doppia bandiera gialla impone al pilota di ridurre in modo significativo la velocità ed essere pronto a cambiare direzione o a fermarsi. Il segnale viene esposto quando c’è un pericolo che può ostruire parte o l’intera pista, oppure quando i commissari stanno operando in pista o nelle sue immediate vicinanze.
Lawson era stato avvisato dai box della presenza delle doppie bandiere gialle e della possibile presenza di detriti in pista già prima della staccata di curva 1. Per questo motivo aveva iniziato a decelerare con anticipo, riducendo in modo evidente la velocità. Le segnalazioni erano inoltre ben visibili sia attraverso i pannelli luminosi a bordo pista sia grazie alle bandiere gialle sventolate dai commissari prima di curva 1.
Confronto dei dati di Lawson tra il giro incriminato e quello successivo
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Dire che Lawson non abbia rallentato in modo marcato non corrisponde alla realtà. L’analisi dei dati mostra chiaramente come il neozelandese abbia affrontato quel tratto a circa 60 km/h, oltre 30 km/h più lento rispetto al passo abituale in condizioni di gara. Si tratta, di fatto, della stessa andatura che i piloti mantengono quando la corsa è neutralizzata dalla Safety Car.
Il regolamento stabilisce che, in regime di doppia bandiera gialla, un pilota oltre a rallentare debba essere pronto anche a fermarsi per una questione di sicurezza. Analizzando i dati, emerge che Lawson non ha mai riutilizzato l’acceleratore fino a quando non ha superato i due commissari, gestendo la vettura esclusivamente con il freno. Questo lascia intendere che, se necessario, avrebbe potuto applicare maggiore pressione per arrestarsi del tutto, oppure, nello scenario più estremo, sfruttare la via di fuga sulla sinistra.
È vero che, come riportato nel comunicato dell’OMDAI, Lawson non ha modificato la traiettoria e avrebbe potuto concedersi un margine maggiore sulla sinistra. Tuttavia, l’analisi dei dati di acceleratore e freno suggerisce che il pilota della Racing Bulls ritenesse di avere spazio sufficiente per gestire la situazione e che, se necessario, avrebbe potuto rallentare ulteriormente applicando maggiore pressione sul pedale del freno.
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