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F1 | Cadillac, i problemi con i freni bollenti sono un limite di... gioventù, ma anche un'opportunità

Il progetto Cadillac è tutto nuovo, partito da un foglio bianco. Questo crea anche inevitabilmente situazioni che si affrontano per la prima volta, tra cui la gestione del raffreddamento dei freni.

Dettaglio tecnico Cadillac MAC-26, brake duct

Dettaglio tecnico Cadillac MAC-26, brake duct

Foto di: AG Photo

La corsa di Valtteri Bottas in Ungheria si è purtroppo conclusa con un ritiro dopo appena una ventina di giri, a causa di un problema di surriscaldamento ai freni che il team pensava di aver risolto grazie a un aggiornamento introdotto proprio per contrastare questo fenomeno. È un tema su cui Cadillac lavora da tempo, com’è normale per una squadra nuova, ma che continua a rappresentare una delle principali sfide di sviluppo.

Sin dalle prime gare della stagione, infatti, la scuderia statunitense ha faticato nella gestione dei freni, soprattutto sul fronte delle temperature, ritrovandosi più volte con dischi incandescenti e persino con principi d’incendio. Le criticità sono emerse in particolare all’avantreno, anche perché al posteriore quest’anno la decelerazione è maggiormente affidata all’MGU-K rispetto al freno meccanico.

Sapendo bene quanto la MAC-26 avesse già mostrato difficoltà in circuiti molto impegnativi per l’impianto frenante, come Monaco dove tra una staccata e l’altra c’è pochissimo tempo per smaltire il calore, gli ingegneri di Cadillac hanno introdotto un aggiornamento significativo a Budapest, altra pista dalle alte temperature e dove si spende tanto tempo con il pedale attivo.

Dettaglio tecnico Cadillac MAC-26

Dettaglio tecnico Cadillac MAC-26

Foto di: AG Photo

Gli interventi hanno portato ad aumentare le dimensioni dei brake duct anteriori, soprattutto in larghezza, così da garantire una maggiore portata d’aria per raffreddare l’impianto frenante. È una scelta che solitamente non piace ai team, perché l’obiettivo sarebbe ridurli al minimo per limitare l’impatto aerodinamico in una zona già disturbata dalle turbolenze delle gomme, ma in questo caso l’affidabilità ha avuto la precedenza. Tuttavia, alla fine non è stato sufficiente.

“I nuovi brake duct anteriori dovevano ridurre questo problema, tentando di prevenire che ciò potesse avvenire [il surriscaldamento]. Ma chiaramente, abbiamo ancora bisogno di più aria che passa nei freni. Questo è chiaro, ma siamo anche su una pista con condizioni estreme”, aveva raccontato Bottas a fine GP d’Ungheria, sottolineando una delle aree chiare su cui lavorare.

Ma perché Cadillac fatica così tanto con le temperature dei freni? All’apparenza il sistema sembra semplice, con un cestello che racchiude i freni e si inserisce nella ruota. In realtà quella è una delle aree più critiche e complesse dell’intera monoposto. Anche se le vetture sono cambiate rispetto con il nuovo ciclo tecnico, i dati raccolti in passato restano utili per capire dove intervenire e come migliorare la gestione termica.

Certo, la FIA è intervenuta con alcune limitazioni, ma la sostanza è rimasta sostanzialmente invariata, così come diversi aspetti del regolamento. Il flusso d’aria in ingresso deve raffreddare i freni e uscire da una zona precisa, senza alcun secondo fine. Ed è proprio su questo tema che Cadillac non ha alcuna esperienza pregressa da cui attingere. Per la squadra è un territorio completamente nuovo.

In Ungheria sono stati introdotti nuovi brake duct con dimensioni più generose per aumentare il flusso d'aria

In Ungheria sono stati introdotti nuovi brake duct con dimensioni più generose per aumentare il flusso d'aria

Foto di: AG Photo

Ci sono tracciati con lunghi rettilinei dove c’è abbastanza tempo per incanalare l’aria necessaria a raffreddare i freni, ma non è così ovunque. Su alcune piste gli allunghi sono brevi oppure ci sono molte staccate ravvicinate. Il problema non riguarda tanto i freni in sé, quanto la gestione del loro raffreddamento, perché serve un flusso d’aria in ingresso adeguato e, soprattutto, un’estrazione del calore molto efficiente quando esce.

Una scienza particolarmente complessa. Il primo obiettivo è mantenere disco e pinze entro un certo intervallo di temperatura, così da garantire il corretto funzionamento di componenti fondamentali per performance e sicurezza. Il secondo è evitare che raggiungano valori troppo elevati, che potrebbero danneggiare gli elementi circostanti portando poi ai principi d'incendio visti nella prima parte della stagione.

Per questo c’è tutto uno studio di fluidodinamica su volumi definiti e limitati dal regolamento. Al CFD si analizza l’aria che entra, come interagisce con la parte interna dei freni e come massimizzare la fase di raffreddamento. Il punto critico è trovare il giusto bilanciamento tra tutti questi elementi senza eccedere.

Ed è proprio qui che a Cadillac è mancata l’esperienza che gli altri team hanno accumulato in anni di F1, ma allo stesso tempo ha anche grandi margini di miglioramento, che si possono trasformare in un'opportunità. Capito come gestire le temperature, diventerà più semplice gestire l'impianto, si potrà sbloccare qualcosa in più a livello aerodinamico e a giovarne saranno anche le gomme. Aree su cui c'è la possibilità di fare un bel salto avanti.

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