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F1 | Buon compleanno Schumacher: Baldisserri ricorda Michael in rosso

Il campione tedesco compie il 3 gennaio 56 anni: Motorsport.com ha voluto sentire quello che è stato il suo ingegnere di pista alla Ferrari per rivivere alcuni dei tanti momenti che Luca ha trascorso con Michael. E alcuni episodi meritano di essere ricordati, perché...

Michael Schumacher, celebrates the 150th GP victory for the Ferrari team

Michael Schumacher, celebrates the 150th GP victory for the Ferrari team

Foto di: Sutton Motorsport Images

Ha compiuto 56 anni. Buon compleanno Michael Schumacher! Il sette volte campione del mondo nato a Hurth Hermulheim il 3 gennaio 1969 non è in grado di raccogliere il grande supporto che gli arriva da ogni angolo del mondo, avvolto com’è in un’esistenza che è cambiata dodici anni fa, con la caduta dagli sci a Meribel, in Francia, che lo ha portato in un’altra dimensione, per quanto amorevolmente curato dalla moglie Corinna e dalla famiglia.

“Non penso allo stato in cui si trova oggi – spiega Luca Baldisserri, ingegnere bolognese di 63 anni – preferisco ricordarlo in pista quando correva con la Ferrari e vinceva un titolo mondiale dopo l’altro”.

Luca Baldisserri, ex ingegnere di pista di Michael Schumacher, ora segue i giovani talenti della F4

Luca Baldisserri, ex ingegnere di pista di Michael Schumacher, ora segue i giovani talenti della F4

Foto di: Sutton Images

Oggi Baldisserri segue i giovani talenti che crescono con la Prema in F4, ma Luca è stato ingegnere di pista del campione tedesco e insieme hanno vissuto momenti straordinari del più vincente periodo Ferrari.

Il Kaiser, come era stato soprannominato Michael, che tipo era?
“Certamente un fuoriclasse che voleva fidarsi dei collaboratori che aveva intorno – racconta Baldisserri – l’ho frequentato in pista, ovviamente, ma anche fuori dagli autodromi. Aveva una straordinaria capacità di creare un gruppo intorno a sé: abbiamo giocato a calcio, siamo andati a sciare, cementando un solido rapporto che non era più solo professionale”.

Michael Schumacher in carriera ha vinto sette mondiali piloti e 91 GP

Michael Schumacher in carriera ha vinto sette mondiali piloti e 91 GP

Foto di: Peter Spinney / Motorsport Images

Hai detto tu che era un fuoriclasse, ma cosa ha distinto Schumacher da altri piloti?
“Era dotato di un talento naturale che si è notato subito dalle prime gare, ma l’aspetto che lo ha reso speciale è stata la determinazione con cui ha saputo migliorare le sue prestazioni con il lavoro insieme alla squadra, aggiungendo altre doti importanti al talento”.

Vuoi farci un esempio?
“Beh è molto semplice, all’inizio degli anni 2000 la telemetria era ancora uno strumento piuttosto approssimativo, ma Michael ha cercato di sfruttarla al massimo per associare il valore dei dati a quello che sentiva mentre era in macchina. Insomma, era in costante, continuo affinamento delle sue doti di guida. E non è da tutti quando si è al vertice”.

A dispetto di Lewis Hamilton che non ama i test, Schumacher si è sempre reso disponibile ai collaudi…
“Era dedito al lavoro. Contribuiva allo sviluppo della monoposto con informazioni molto dettagliate frutto di una conoscenza della vettura approfondita”.

Ecco il volante di Michael Schumacher della F2004

Ecco il volante di Michael Schumacher della F2004

Foto di: Giorgio Piola

Michael è stato abile nell’interpretare una F1 in continuo cambiamento: è stato fra i primi a saper sfruttare le opportunità di regolazione della vettura attraverso il volante-computer, sempre più ricco di manettini e pulsanti. Oltre a una dote naturale nel sapere cercare il limite, il tedesco aveva una preparazione fisica e mentale molto curata…
“L’allenamento era parte del suo vivere (aveva chiesto e ottenuto l’installazione di una palestra Technogym all’interno della casa di Fiorano, dove Ferrari aveva il suo ufficio e che Michael aveva scelto come sua dimora quando c’erano i frequenti test sulla pista di casa). Il fisico e la mente erano temprati per sopportare sforzi prolungati”.

“Schumy contava molto sulla capacità del direttore tecnico, Ross Brawn, di leggere tatticamente i GP come nessun altro, per cui era pronto a effettuare ripetuti stint di gara al passo da qualifica”.

Michael Schumacher in uno dei quattro pit stop del GP di Francia del 2004

Michael Schumacher in uno dei quattro pit stop del GP di Francia del 2004

Foto di: Ferrari Media Center

E, allora, è inevitabile parlare di quel GP di Francia disputato a Magny Cours nel 2004 che è passato alla storia per la vittoria ottenuta con addirittura quattro pit stop. L’idea era stata proposta a Brawn proprio da Baldisserri…
“Non era una strategia adottata in maniera straordinaria in gara – rivela Luca – ricordo che rientrava fra le possibilità discusse già nella riunione del giovedì: la pista di Magny Cours aveva certe caratteristiche si prestavano a una scelta estrema: il tempo da trascorrere in pit lane era più breve che in altre piste e poi l’effetto del minor peso, imbarcando meno carburante si sentiva non solo sul tempo al giro, ma anche sulla minore usura delle gomme. E disponevamo di una vettura, la F2004 che sapeva esaltare tutte queste caratteristiche”.

Dovevate contrastare Fernando Alonso con la Renault che era partito dalla pole position, sfruttando gomme Michelin più pronte anche al via rispetto alle Bridgestone…
“La F2004 era una macchina straordinaria che ci permetteva strategie molto tirate: aveva un serbatoio più piccolo della F2003-GA ed era a passo più corto, per cui si dovevano sfruttare alcune doti per sfruttarne il potenziale. Ma bisognava avere anche un pilota capace di effettuare cinque run come se fosse al passo del giro secco e Michael ha sublimato con la sua guida la nostra scelta”.

Alonso si era dovuto arrendere vedendo Schumacher che lo distanziava progressivamente dopo la quarta sosta al giro 58 (le precedenti all’11esimo, al 28esimo e al 42esimo giro): il distacco finale era stato di oltre 8 secondi, sebbene la R24 di Fernando avesse a lungo conteso il successo alla rossa.

Michael Schumacher vince il GP di San Marino 2003 con la F2002

Michael Schumacher vince il GP di San Marino 2003 con la F2002

Foto di: Sutton Images

Qualcuno aveva paragonato Micheal a un computer, trascurando l’aspetto umano: nel 2003 la Ferrari aveva destinato Baldisserri a sviluppare di più la dinamica del veicolo con l’analisi dei dati e il ruolo di ingegnere di pista era stato affidato a Chris Dyer. Nei primi tre GP il tedesco aveva colto risultati poco significativi (quarto, sesto e un ritiro). Sta di fatto che il ritorno di Luca, come capo degli ingegneri di pista del Cavallino, dalla quarta gara, riportò Schumacher al successo nel GP di San Marino…
“Erano state cambiate alcune procedure di lavoro” glissa Baldisserri, ma senza nulla togliere a Dyer, Schumacher aveva ritrovato l’uomo di fiducia e la somma delle due cose aveva riportato la Ferrari al successo dopo un avvio di stagione complicato. Michael alla fine vinse anche il mondiale di quell’anno, per quanto la F2003 GA si fosse dimostrata una vettura difficile da mettere a punto o ostica da guidare.

E l’era Mercedes come va ricordata? “Tornare in F1 dopo tre anni di sosta – chiude “Baldo” – non è facile nemmeno per un fuoriclasse, anche perché cominciava a farsi sentire il peso dell’età, ma i miei ricordi sono in rosso”.

Abbiamo magnificato Michael, ma avrà pur avuto dei difetti? “Certo, come tutti. Per raggiungere i suoi obiettivi quando era in pista non guardava in faccia a nessuno. I mondiali vinti con la Benetton non sono stati limpidissimi…”.

Michael Schumacher, Ferrari F310B, urta Jacques Villeneuve, Williams FW19 Renault, nel GP d'Europa 1997

Michael Schumacher, Ferrari F310B, urta Jacques Villeneuve, Williams FW19 Renault, nel GP d'Europa 1997

Foto di: Motorsport Images

Beh, anche l’attacco a Jacques Villeneuve alla curva Dry Sack di Jerez nel 47esimo giro del GP d’Europa che chiudeva il mondiale 1997 non è stato proprio un esempio di sportività, visto che aveva provato a speronare la Williams del canadese, prima di finire nella sabbia…
“In quell’occasione Michael era stato avvisato che sul motore c’era una perdita d’acqua e, molto probabilmente, non avrebbe finito la gara. Probabilmente la consapevolezza di perdere il titolo lo aveva spinto a una manovra estrema che si era rivelata inutile, visto che il titolo era andato a Jacques. Ma mettiamo da parte questi episodi: per me Schumacher è stato il trascinatore della Ferrari in una sequenza di successi indimenticabile”.

Michael Schumacher, Ferrari F1 2000

Michael Schumacher, Ferrari F1 2000

Foto di: Steve Etherington / Motorsport Images

Sette mondiali come Lewis Hamilton, 91 vittorie e 68 pole position in 306 GP non si cancellano. Nel 2006 il comune di Maranello aveva riconosciuto a Michael la cittadinanza onoraria, mentre nel novembre scorso quello di Kerpen in Germania, dove la famiglia Schumacher aveva la sua pista di karting e il tedesco aveva mosso i suoi primi passi nelle corse, gli ha negato la possibilità di sentirsi a… casa. Incredibile, ma (purtroppo) vero.

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