F1 | Budget cap: serve trasparenza e non "giocare" sulle regole
L'irregolarità della Red Bull nello sforamento del limite dei costi è stata semplicemente definita "minor", in una forbice che va da un dollaro fino a 7,3 milioni. La sanzione dovrà essere commisurata al reato, ma come sarà possibile formarsi un'opinione se mancano i dati di partenza? Ricordiamo che queste regole le hanno scritte FIA, Liberty Media e le squadre. Le stesse che oggi si lamentano di certe lunghezze procedurali che avevano votato e sottoscritto.
Ogni discussione sorta nelle ultime settimane, e non sono state poche, è giunta allo stesso capolinea: il regolamento. I tre scritti che disciplinano l’attività in Formula 1 (sportivo, tecnico e finanziario) sono da sempre oggetto di revisioni, modifiche e aggiornamenti, a conferma che per quanto ci si sforzi di mettere tutto nero su bianco, la realtà, e soprattutto la realtà di uno sport complesso come la Formula 1, è difficile da circoscrivere in modo perfetto.
La legge non ammette ignoranza, verissimo, ma quando anche un buon numero di addetti ai lavori non tengono il passo incalzante dell’evoluzione del libro delle regole, qualcosa probabilmente va rivisto.
È necessaria una doverosa premessa. Le squadre sono parte attiva nel processo che porta alla ratifica di un nuovo regolamento o di articoli aggiunti o modificati ad un codice già esistente, e per questo sorprende che a volte vengano proprio dal loro fronte le maggiori lamentele in merito.
Recentemente Zak Brown ha attaccato il sistema di assegnazione della super licenza, e soprattutto Mercedes e Ferrari hanno sottolineato i tempi lunghi richiesti per la verifica del budget cap.
Sono aspetti scritti nero su bianco sui rispettivi regolamenti e che, probabilmente, sono diventati un problema solo quando si sono scontrati con gli interessi delle squadre stesse. Alcune volte però le osservazioni sono incontestabili.
Al di là della considerazione in merito al “tutto era già noto da tempo”, chi non ha trascorso primavera ed estate studiando il “Financial Regulations” ha preso atto nelle ultime settimane di alcuni aspetti molto discutibili del codice finanziario.
Chi ha redatto i regolamenti nella sede della Formula 1 Commission (costituita da FIA, Liberty e un rappresentante per ogni squadra al via del mondiale) ha deciso di mantenere riservata l’entità delle infrazioni.
Un approccio controcorrente rispetto al regolamento tecnico, che prevede la comunicazione da parte del Collegio dei Commissari Sportivi della tipologia di infrazione commessa, anche nel dettaglio.
Ad esempio, lo scorso anno Sebastian Vettel nel Gran Premio d’Ungheria perse la seconda posizione per una squalifica tecnica, e nel comunicare la sanzione la FIA specificò che nel serbatoio della sua Aston Martin erano stati trovati 0,3 litri di carburante al posto del litro richiesto dal regolamento.
Sono dati che servono alla stessa FIA per chiarire il procedimento nonché agli avversari e al pubblico per farsi un’idea dell’accaduto.
Sul fronte finanziario però non è così. Al momento è noto che alla Red Bull è stata contestata un’infrazione del ‘Financial Regulations’ classificata come ‘Minor’, ma non si saprà mai la reale somma contestata, che potrebbe essere un dollaro come 7,3 milioni, almeno fino a quando sarà in vigore il codice attuale.
Mohammed ben Sulayem, Presidente della FIA e Stefano Domenicali, Amministratore Delegato della Formula 1
Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images
È un limite del regolamento, avvallato dalle stesse squadre che ora vorrebbero più trasparenza. È paradossale pensare che la sanzione sarà resa pubblica, ma non l’entità dell’infrazione, rendendo impossibile valutare il metodo di punizione della Federazione Internazionale nonché farsi un’idea di quanto possa essere stato il vantaggio che si è garantita la squadra che ha commesso un’infrazione.
Il paddock della Formula 1 è un luogo in cui il pensar male è pratica quotidiana, e davanti ad un range così ampio come quello battezzato come “Minor” si ragionerà per eccesso.
L’eventuale sanzione che potrebbe essere imposta alla Red Bull sarà valutata per quello che si ipotizzerà come reato, ed è uno scenario che non fa bene né alla FIA così come alla Red Bull stessa.
È un approccio controtendenza, che sopravvive nonostante la Formula 1 (per volontà di Liberty Media) da anni abbia sposato una politica di massima apertura, trovando grandi consensi e rilanciando uno sport che non stava attraversando un buon periodo.
La stanza dei bottoni, in cui vengono discussi e secretati aspetti che hanno avuto un impatto sulle classifiche, è ormai anacronistica. E da quello che si è visto nelle ultime settimane non è neanche a tenuta stagna, visto che alcune squadre (almeno due) sono venute a conoscenza dei problemi della Red Bull in sede di verifica finanziaria ben prima che la FIA lo ufficializzasse.
Una maggiore trasparenza sarebbe di grande aiuto, e probabilmente scontenterebbe solo chi ha commesso un’infrazione. Poco male, visto che oggi viene di fatto protetto proprio chi l’infrazione l’ha commessa privando chi valuta e giudica lo sport di informazioni necessarie per capire la veridicità di quanto visto in pista.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments