F1 | Bortoleto: "A volte fai un ottimo lavoro e non emerge, ma il team ha visto la mia crescita"
Il brasiliano, al debutto in F1 nel 2025, ha colpito il team per maturità e dedizione, distinguendosi per il lavoro costante dietro le quinte. Un impegno che Bortoleto sente riconosciuto dalla squadra e che rappresenta la base della crescita compiuta nel suo primo anno, in vista della nuova sfida con Audi nel 2026.
Se c’è un elemento che il 2025 ha chiarito in maniera decisa e netta è che i debuttanti di questa stagione meritano pienamente il loro posto in Formula 1. Andrea Kimi Antonelli, Isack Hadjar, Oliver Bearman e Gabriel Bortoleto – con l’aggiunta di un Franco Colapinto che aveva già assaggiato la categoria nel 2024 – hanno attraversato le fisiologiche fasi alterne tipiche di ogni esordiente, ma hanno anche dimostrato di avere la stoffa per diventare le stelle del futuro di questo sport.
Un dato tutt’altro che scontato, anche perché la pressione, soprattutto quando si fa il proprio esordio alla fine di un ciclo regolamentare, quando i rivali hanno avuto modo di conoscere a fondo queste auto, può aggiungere pressione e non è facile passare a un mondo così complesso come la F1, dove tutto scorre più rapidamente e con maggiore complessità.
In questo gruppo così ricco di talento, Gabriel Bortoleto rappresenta un caso interessante. Il brasiliano ha vissuto un primo anno in F1 che, più che un debutto, è sembrato un processo di consolidamento, più che nei risultati. E i numeri, in effetti, non raccontano tutta la storia. Il confronto in classifica con Nico Hulkenberg è netto, 51 a 19, ma è un dato che va letto con le giuste lenti.
Gabriel Bortoleto, Sauber
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
Il tedesco ha indubbiamente maggiore esperienza, con oltre 300 GP, ma ci sono stati dei weekend in cui in questa stagione, soprattutto in qualifica, non è riuscito a esprimersi al meglio, mentre Bortoleto ha in parte sorpreso proprio per la sua efficacia sul giro secco, non proprio l’elemento per cui era più noto nei categorie propedeutiche. Inoltre, durante l’anno si è visto un solido processo di crescita, con dei picchi che hanno portato in molti a riconoscere quel talento ammirato in F2 e in F3.
Non sorprende, quindi, che Jonathan Wheatley e Mattia Binotto, i due uomini al comando del progetto Audi, siano estremamente soddisfatti del brasiliano. Bortoleto ha portato velocità, certo, ma anche una maturità rara per un ventunenne catapultato nel mondo più feroce del motorsport, con tanta voglia di imparare e di mettersi a disposizione del team.
C’è infatti un aspetto curioso: nelle prime gare, anche quando non doveva rientrare in fabbrica, spesso Bortoleto faceva ritorno in Svizzera per lavorare con il team al simulatore, anche in weekend back-to-back, a conferma della voglia, anche sul piano tecnico, di migliorare. “Credo di aver ottenuto molto quest’anno. All’inizio avevamo una macchina completamente fuori finestra, sicuramente non da punti. In Bahrain ero un rookie in mezzo al caos, e probabilmente non ho sfruttato tutte le opportunità. Ma la verità è che non avevamo il passo per entrare in top 10 fino a Barcellona”, ha raccontato Bortoleto in una intervista al sito della Formula 1.
Gabriel Bortoleto, Sauber
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
La svolta è arrivata in estate, quando la Sauber ha finalmente trovato una finestra tecnica più favorevole grazie a degli aggiornamenti, soprattutto legati al fondo, che hanno dato carico aerodinamica a un auto che pativa il sottosterzo. “In quel periodo sentivo di fare prestazioni incredibili. Poi abbiamo smesso di sviluppare la macchina per concentrarci sul prossimo anno, mentre altri hanno continuato. Forse siamo un po’ arretrati, ma siamo rimasti in lotta per i punti ogni weekend”.
A questo si aggiunge un altro elemento che Bortoleto considera fondamentale: il riconoscimento del lavoro svolto, anche quando non è immediatamente visibile dall’esterno. “È bello essere riconosciuti dalle persone nel paddock, dal team, dai tifosi, perché alla fine so qual è il lavoro che sto facendo. A volte sei limitato da ciò che stai guidando e può capitare che, anche se fai un ottimo lavoro, questo non emerga davvero. L’importante è che il team sappia quello che sto facendo, tutto l’impegno che ci metto e il duro lavoro che porto avanti”.
Nonostante la visibilità sia aumentata a dismisura, nonostante l’inevitabile attenzione che accompagna un campione F2 al debutto, Bortoleto è rimasto esattamente la stessa persona che ha conquistato il paddock delle categorie minori. “Non sono cambiato. Ho imparato a gestire meglio il tempo, certo. Ma come persona sono lo stesso. Mi piace far sorridere la gente, rendere felici le persone intorno a me. In F1 è facile cambiare, diventare famosi e perdere un po’ se stessi. Io non ne vedo il motivo. Dico sempre ai miei amici e anche al team: se un giorno cambio, datemi uno schiaffo. Finora non ne ho presi”.
È un’immagine che resta impressa: un ragazzo che non vuole perdere la propria autenticità e lo fa con grande curiosità tecnica. E forse è proprio questo il tratto che rende il suo debutto così convincente agli occhi del team: la combinazione di velocità, maturità e leggerezza. Un equilibrio che i team sperano di trovare in un debuttante.
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