F1 | Binotto: "Audi ha il 4° miglior telaio. L'obiettivo è chiudere il gap di motore nel 2028"
Il Team Principal dell'Audi ha spiegato che, dalle loro analisi dei dati GPS, i tecnici di Hinwil sarebbero riusciti a realizzare il 4° miglior telaio in griglia, mentre manca ancora tanto sul motore. Chiudere il gap già nel 2027 non è ritenuto plausibile: la speranza è quella di essere alla pari dei rivali nel 2028 per giocarsi delle vittorie.
Nico Hulkenberg, Audi F1 Team
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Mattia Binotto ha idee molto chiare su quali siano gli obiettivi di Audi, soprattutto a lungo termine, ed è un elemento prezioso, perché ciò vuol dire avere una roadmap precisa su quali siano i passi necessari per trasformare le ambizioni in un piano concreto per arrivare a vincere. In questi mesi il Team Principal lo ha ribadito più volte: l’obiettivo è giocarsi il titolo nel 2030.
Niente scenari affrettati, ma un piano ben definito. E nel mezzo? Anche su quel fronte Binotto ha posto, con la squadra e i vertici del marchio, un percorso che procede passo dopo passo, perché trasformare uno dei team più piccoli della F1 in termini di personale in una scuderia da mondiale richiede tempo. È un percorso che procede sia sulle persone sia sulle strutture.
“Ne abbiamo parlato e ci siamo confrontati all’interno del team. E se è vero che abbiamo fissato un obiettivo per il 2030, abbiamo anche una roadmap per arrivarci, con traguardi specifici già per il 2026. Ma il primo passo di questa roadmap è diventare una squadra competitiva, magari un outsider, e poi un vero contendente per la vittoria e, alla fine, per il titolo”, ha raccontato Binotto a Beyond The Grid, il podcast ufficiale della F1.
Gabriel Bortoleto, Audi R26
Foto di: Marcel van Dorst / EYE4images / NurPhoto via Getty Images
“Il 2026 è la nostra primissima stagione come Audi e, in qualche modo, diventare competitivi è davvero l’ambizione e l’obiettivo che ci siamo posti per l’anno. Non si tratta del numero di punti, né di quante volte entreremo in Q3, né delle posizioni in campionato. Si tratta di una trasformazione mentale”.
Questo è uno dei punti più importanti menzionati da Binotto. Per creare una squadra da mondiale non bastano solamente strutture e ingegneri di alto livello, ma anche una mentalità da titolo, ed è logico che una scuderia che, fino ad ora, ha lottato nelle zone di media‑bassa classifica, dovendo fare i conti anche con un budget ridotto, ora debba fare uno step anche su quel fronte.
“Diventare competitivi significa che ogni singola persona nel team deve capire cosa vuol dire davvero competere ed essere Audi. Non più accontentarsi semplicemente di partecipare, ma non lasciare nulla di intentato, continuare a progredire, alzare l’asticella e la sfida per migliorare a ogni singola gara”.
Nico Hulkenberg, Audi F1 Team
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
“Sarei molto soddisfatto se, alla fine della stagione, questa mentalità, questo modo di pensare non fosse evidente solo per noi dall’interno, ma risultasse chiaro anche dal punto di vista dei tifosi o dei media. Che si vedesse la trasformazione di una squadra e che chiunque potesse riconoscere che Audi è entrata in Formula 1 e sta diventando una realtà seria”.
Il lavoro è su più fronti, ma che possono incrociarsi, perché attrarre ingegneri di alto livello da altri team che hanno già vinto può indubbiamente aiutare su quel fronte. Per questo, prima dell’addio, si era scelto Jonathan Wheatley per guidare la squadra: non solo per la sua conoscenza del regolamento e di quali siano i migliori ingegneri nel paddock, ma anche per la mentalità vincente appresa in Red Bull.
Non è un caso che Audi abbia aperto una sede in Inghilterra per attrarre nuovo personale, così come sta lavorando per espandere le nuove strutture a Hinwil per accogliere chi arriverà in Svizzera. Ma è proprio della sede di Hinwil che è interessante parlare, perché è lì, nell’ex sede della Sauber, che viene curata la parte telaistica e aerodinamica della vettura, mentre il motore è progettato in Germania.
Gabriel Bortoleto, Audi F1 Team
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Parlando di questo avvio di mondiale, Binotto ha tracciato un bilancio sui punti di forza e di debolezza della R26, svelando a sorpresa che, dalle loro analisi dei dati e dalle stime GPS, Audi avrebbe il quarto miglior telaio della griglia, presumibilmente dopo Ferrari, Mercedes e McLaren, con Red Bull per ora più staccata, ma che è accreditata del secondo miglior motore.
“Sono molto soddisfatto del telaio, devo dirlo. E questo non solo dalle discussioni con i piloti, ma anche dall’analisi della telemetria GPS. Per prima cosa, abbiamo ottenuto una buona correlazione tra galleria del vento e simulatore. Dal punto di vista ingegneristico, in termini di piattaforma, era l’aspetto più importante. Nei nostri processi e nelle nostre metodologie abbiamo fatto un passo avanti”.
“Ma penso che la nostra vettura sia davvero veloce in curva. Crediamo persino di essere la quarta forza in termini di telaio, il che, considerando che parliamo di un’ex‑Sauber, è un risultato eccezionale. E questo dimostra la dinamica positiva che c’è oggi a Hinwil in termini di organizzazione, persone e sviluppo. Lo vedo anche nel lavoro che stiamo producendo in galleria del vento per gli aggiornamenti”.
Nico Hulkenberg, Audi F1 Team
Foto di: Maya Dehlin Spach / LAT Images via Getty Images
Un dato sorprendente, il che riafferma, come già menzionato in altre occasioni dallo stesso Binotto, che l’anello debole di questa R26 sia la Power Unit, che naturalmente dovrebbe poter accedere all’ADUO, il che non rappresenta comunque una sorpresa, dato che si tratta del primo motore di F1. Allargando lo sguardo, infatti, la sorpresa non è che la Casa tedesca sia indietro su questo fronte, bensì che Red Bull sia riuscita a produrre un’unità così competitiva al primo tentativo.
Poste buone basi lato telaio, l’obiettivo è quello di compiere un salto in avanti sulla Power Unit, perché ciò vuol dire che il ritardo accumulato è di quelli importanti, tanto che si ritiene impossibile chiudere il gap già nel 2027 e si attende il 2028 come target più realistico, al di là di quello che succederà sul fronte regolamentare. Non è solamente una questione di potenza pura, ma anche di guidabilità: due elementi che devono funzionare in armonia.
“Nel percorso verso il 2030, credo che il prossimo vero passo arriverà nel 2028, perché per ottenere vittorie, podi e buoni risultati, serve anche una grande vettura. Non si tratta solo dell’infrastruttura, dei processi o delle dimensioni del team. Serve una grande macchina. Se misuriamo oggi il nostro gap dai top team, il divario più grande riguarda la performance della PU, i suoi controlli e la guidabilità”.
“Crediamo che lì sia necessario un passo significativo per colmare la distanza. I tempi di sviluppo di un motore sono più lunghi rispetto all’aerodinamica. Ecco perché dico che il prossimo passo importante non può essere un passo breve. Dovremo cambiare l’hardware del motore. Per migliorare quello attuale e portarlo al livello dei concorrenti, riteniamo che non sia possibile farlo entro il 2027, ma che si possa raggiungere il livello corretto nel 2028”.
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