F1 | Benzine 2026, l’allarme dei team: la rivoluzione green farà impennare i costi
Dal 2026 la F1 userà carburanti 100% sostenibili, ma i costi, molto più alti degli attuali e superiori alle attese, preoccupano i team. Per evitare che il budget venga eroso, non sarà conteggiato nel cost cap, ma le scuderie dovranno comunque coprire la spesa reale, il che rappresenterà un problema in bilancio soprattutto dei team più piccoli.
Nella grande rivoluzione attesa per il 2026, che introdurrà Power Unit completamente nuove e darà maggiore rilevanza alla componente elettrica, c’è un tema che, dietro le quinte, sta animando il dibattito tra le squadre: il costo dei futuri carburanti 100% sostenibili, siano essi e-fuel o biofuel.
Rispetto all’attuale generazione di carburanti, dalla prossima stagione i costi sono destinati a crescere sensibilmente, fino ad aggirarsi potenzialmente nella regione dei 200 dollari al litro. Un incremento che, inevitabilmente, avrà un impatto significativo sui budget e sulla gestione operativa dei team.
Pur trovandosi oggi in una fase finanziariamente favorevole, grazie al recente boom che ha incrementato le entrate e, di conseguenza, i premi destinati alle scuderie, è evidente che un aumento così rilevante dovrà essere attentamente considerato nella pianificazione economica dei team. Un impatto che si farà sentire soprattutto sulle scuderie di centro gruppo dotate di risorse più limitate.
Fusti di carburante fuori dal garage Ferrari
Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images
I costi aumentano: saranno fuori dal budget cap, ma...
Attualmente, il costo del carburante utilizzato durante la stagione rientra nel budget cap che ogni squadra deve presentare a fine anno. Dal 2026, però, con l’aumento previsto dei prezzi, questa voce sarà sostanzialmente esclusa dal tetto delle spese annuale, così da non assorbirne una quota rilevante, anche se non sarà tutto così diretto.
La novità è che, ai fini del budget cap, non verrà più considerato il costo reale del carburante, ma un valore convenzionale, un "notional value", stabilito a priori e calcolato in base alla quantità utilizzata. La spesa effettiva, però, resterà fuori dal budget annuale e dal conteggio che ogni team dovrà presentare con le spese sostenute per la stagione.
L’idea alla base di questa scelta è duplice: da un lato, uniformare l’incidenza del carburante nei bilanci delle squadre, evitando che differenze di prezzo o di fornitore generino squilibri, dato che su questo fronte non erano stati imposti limiti. Dall’altro, salvaguardare le risorse del budget cap destinate ad altre aree, impedendo che vengano erose da un costo variabile e imprevedibile come quello dei carburanti sostenibili.
C’è però un rovescio della medaglia: le scuderie più piccole, già vicine al limite del budget cap, dovranno comunque reperire i fondi per coprire il costo reale del carburante al di fuori di quel tetto di spesa annuale. In pratica, si troveranno a finanziare due voci di spesa parallele: il budget cap pieno e, in aggiunta, la spesa effettiva per il carburante, magari con l'aggiunta di nuovi sponsor o collaborazioni tecniche.
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Servono nuove entrare per finanziare il carburante
Tra queste squadre c’è, ad esempio, la Haas che, grazie all’arrivo di nuovi sponsor e collaborazioni tecniche, oggi opera vicino al limite massimo consentito dal budget cap. “I costi del carburante saranno fuori dal budget cap, quantomeno la maggior parte, ma comunque bisogna finanziarli. Quindi bisogna trovare le entrate”, ha spiegato Ayao Komatsu, sottolineando quanto sia importante provare a ridurre i costi in futuro.
“È molto importante. Lo chiamiamo carburante sostenibile, sostenibile dal punto di vista ambientale, ma dal punto di vista finanziario non è sostenibile. La F1 è all’avanguardia della tecnologia innovativa. Quindi tutti accettiamo che all’inizio si tratti di una tecnologia molto complessa. Poiché siamo pionieri, in un mondo innovativo, all’inizio è molto costosa”.
“Lo accettiamo, ma c’è un certo limite. Come possiamo farlo in modo sostenibile anche dal punto di vista finanziario? Se, per esempio, si andasse dal pubblico e si dicesse loro quanto costa davvero, non lo capirebbero. Direbbero: ‘Come può essere sostenibile? Non lo è’. Quindi penso sia molto positivo che ora, come comunità della F1, stiamo discutendo insieme su cosa possiamo fare”.
In queste settimane il tema è tornato prepotentemente al centro del dibattito: squadre e fornitori di carburante sono al lavoro per capire come fronteggiare l’esplosione dei costi. Per il 2026, però, non ci sarà margine di intervento, dato che il regolamento tecnico è ormai definito e, con pochi mesi all’avvio della nuova stagione, modifiche sostanziali non sarebbero praticabili.
Red Bull Racing RB19, Power Unit
Foto di: Erik Junius
I team dovranno quindi convivere con questa nuova voce di spesa almeno per una stagione, cercando di assorbirla nei propri bilanci, lavorando nel frattempo per apportare correttivi sul medio-lungo periodo, magari già dal 2027. Un tema delicato, anche perché i carburanti sostenibili avranno un ruolo centrale nello sviluppo del futuro futuro motore V8 di cui i costruttori stanno discutendo, con un possibile debutto attorno al 2030.
Da dove nasce l'aumento dei costi?
Il prezzo così elevato dei carburanti sostenibili è legato principalmente alla complessità della loro produzione e alla necessità di una filiera interamente “green”, in cui ogni fase, dall’approvvigionamento delle materie prime alla trasformazione, rispetti criteri di sostenibilità.
Per ottenere questo risultato serve una composizione specifica di ingredienti, particolarmente costosa e, in molti casi, ben più onerosa di quanto inizialmente previsto. In effetti, proprio per questo ci si aspettava un aumento dei costi, ma sia per i team che per la FIA hanno già superato le stime iniziali, rendendo necessario valutare possibili interventi su alcuni aspetti, con l’obiettivo di ridurre il prezzo al litro.
Le aziende produttrici di carburanti hanno piena libertà nella scelta della tipologia, che sia sintetico o biofuel, a patto che il prodotto rispetti le specifiche stabilite dalla FIA. In vista del 2026, l’efficienza assumerà un ruolo ancora più centrale, con il peso e la potenza erogata che diventeranno fattori determinanti, quindi non sorprende che i costi di ricerca e sviluppo siano aumentati, spingendo anche il prezzo finale del carburante oltre le stime.
Concept F1
Foto di: FIA
È un tema di cui anche la Federazione è pienamente consapevole e che Nikolas Tombazis aveva già affrontato con i media prima della pausa estiva. L’auspicio è che, con il passare degli anni, i costi possano progressivamente diminuire. Tuttavia, la FIA non ritiene che i carburanti sintetici possano trovare un impiego diffuso nelle vetture di serie nel breve periodo, soprattutto a causa dell’elevato prezzo che ne limita l’accessibilità.
“Ci sono alcuni parametri legati al contenuto energetico, alle cosiddette caratteristiche di evaporazione e a varie componenti del carburante, e tutti questi aspetti sono abbastanza vicini a quelli delle auto stradali. Tuttavia, non pensiamo che il carburante di F1 finirà in un’auto di serie già l’anno successivo. Ci sono sicuramente questioni di costo da affrontare, affinché i costi di produzione possano diminuire”.
“Al momento non siamo dove vorremmo essere dal punto di vista dei costi di produzione, ma credo che la Formula 1 debba innovare, e stiamo spingendo lo sviluppo di questi carburanti a un livello molto avanzato. Penso che, gradualmente, i costi scenderanno”.
“È chiaro che non potevamo prevedere dove si sarebbero collocati i costi di produzione di questi carburanti, e non potevamo nemmeno dare per scontato che i costi di produzione per Shell fossero gli stessi di Exxon, Petronas o altri”, ha aggiunto Tombazis.
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