F1 | Bearman: "Sento di avere le carte in regola per essere pilota Ferrari"
Ollie, dopo lo strepitoso debutto a Jeddah con la rossa al posto di Sainz, ha goduto di un'accelerazione nella sua ascesa di pilota titolare Haas. L'inglese, molto veloce, non ha avuto una carriera facile e la sua fortuna è stata entrare nella FDA: "Quando ha incontrato Mekies nel suo ufficio mi tremavano le mani". La speranza è di tornare... rosso
Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images
C’è una storia che dice molto su Oliver Bearman. Aprile 2023, ‘Ollie’ è reduce da un grande exploit in quella che è stata la sua stagione d’esordio in Formula 2, a Baku (quarta tappa in calendario) ottiene il primo successo nella categoria nella sprint race, vittoria che replica ventiquattr’ore dopo nella feature race. La settimana successiva un suo sponsor lo convoca per un incontro, Bearman proprio in quei giorni compie il suo diciottesimo compleanno.
“Mi fanno un po' di feste – ricorda Ollie – poi mi indicano una Ferrari Roma parcheggiata a pochi metri. La guardo, e quando mi giro mi porgono le chiavi: 'Buon compleanno’".
Bearman, incredulo, chiama subito papà David, non vede l’ora di raccontare tutto. “Non ci crederai mai!”, dall’altra parte del telefono, dopo lo stupore iniziale, Ollie si sente dire: “Bellissimo, ma ci sarà da pagare l’assicurazione, e non sarà una cifra da poco”.
Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
A casa Bearman le problematiche della vita quotidiana non sono mai state messe da parte. Il Natale del 2011 ha portato a Ollie un kart usato che scandirà l’inizio della sua storia in casco e tuta, ma sempre con i piedi per terra. Si corre in Inghilterra perché spostarsi in Italia costa troppo, le assenze a scuola non sono un’opzione, e papà David arriva ad un bivio.
La sua passione per il motorsport lo ha portato ad essere un pilota di gare Club, a cui partecipava con una Porsche Boxster numero 87. “Ollie è nato l’8 maggio, Thomas (il fratello minore) il 7 agosto. Ecco il perché dell’87, e quel numero lo vedete anche oggi sulla Haas”, spiega papà Bearman. Quando capisce che Ollie sta andando molto bene, arriva all’unica scelta possibile: “Ho smesso di correre, tutti i fondi che avevo sono stati dirottati per supportare le gare di kart”.
“Mio padre gareggiava, prima di lui lo aveva fatto anche mio nonno – ricorda Bearman - parliamo di gare club all’insegna del divertimento. Non avevano il budget e probabilmente neanche il talento (Ollie sorride…) per andare molto lontano. Ricordo che quando avevo cinque o sei anni, mio padre correva con una Porsche Boxster e mi portava con lui alle gare, lo guardavo con grande ammirazione, è stato lì che mi sono innamorato delle corse, dei suoni, degli odori, di tutto”.
Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Bearman ha avuto l’opportunità di inseguire il suo sogno, ma con la consapevolezza che difficilmente avrebbe avuto una seconda opportunità. “Ricordo bene quando sono passato dal kart alla F.4 – ricorda Ollie – mio padre mi disse chiaramente che non avremmo potuto fare due, tre o quattro stagioni, era semplicemente troppo costoso. Avevamo ridotto all’osso anche i test”.
La necessità di far bene subito, a ‘chilometri zero’, diventa una virtù che andrà a scandire la sua carriera. Subito veloce in F.4 (da qui la chiamata della Ferrari Driver Academy), subito veloce in Formula 3, così come nel suo primo anno in Formula 2. Ma per quanto la velocità di adattamento fosse diventato un po' il piatto forte di casa Bearman, nessuno poteva immaginare quanto ridotto sarebbe stato il preavviso prima dell’esordio in Formula 1 nel Gran Premio d’Arabia Saudita dello scorso anno.
“In effetti ho avuto qualche ora di preavviso – commenta oggi Ollie sorridendo – ma è stata la mia più grande opportunità. Lo scorso anno in F.2 le cose non andavano proprio bene, ma poi è arrivata la possibilità di poter salire sulla Ferrari in Formula 1, ho subito pensato di avere l’occasione per mostrare il mio potenziale e le mie capacità".
Oliver Bearman, Ferrari SF-24
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
"Sono stato molto fortunato di poter disputare quella gara, per quanto l’abbia vissuta un po' in modo limitato, avevo alle spalle solo due giornate al volante di una F1, ma il feeling è stato subito molto bello, molto intenso. Non volevo commettere errori e questo mi ha un po' frenato, ma sono comunque riuscito a mostrare il 50% di quello che potevo fare, ed è stato sufficiente per avere l’opportunità di essere dove sono ora. Onestamente, non so dove sarei ora se non ci fosse stato quel weekend a Jeddah”.
Quattro mesi dopo arriva la conferma che Bearman sognava da sempre...
“È stato dopo il weekend in Austria, appena prima di Silverstone, credo fosse lunedì o martedì dopo Spielberg. Stavo rientrando in Inghilterra e finalmente mi hanno informato che sarei stato un pilota Haas nel mondiale 2025. Avrei corso per una stagione intera, è stato un momento davvero speciale”.
Prima di acquisire sul campo il ruolo di pilota titolare, Bearman lo scorso anno è stato chiamato in extremis dalla Haas anche a Baku e Interlagos, confermandosi all’altezza del compito in entrambe le occasioni, ruolo da titolare ma a tempo determinato.
“A posteriori credo che l'anno scorso sia stato un po' privilegiato – confida Bearman - sono salito sulla Ferrari e ho chiuso facilmente a punti, sono riuscito a fare lo stesso a Baku con la Haas ed anche in Brasile sono entrato in Q3 lottando nella top-10. Ho dato per scontato che ogni volta che sarei salito in macchina sarei stato sempre in lotta per la zona punti, ma in questa stagione abbiamo visto quanto i margini siano molto stretti e oggi non siamo nelle condizioni di poter puntare alla top-10 ogni fine settimana".
"Ho dovuto rivedere le mie aspettative per non rischiare l’effetto delusione, ci sono state gare in cui ho sentito di aver guidato bene, ci sono stati Gran Premi in cui sono convinto di aver fatto un bel lavoro, ma non è facile essere contenti della propria performance quando nella classifica finale vedi il tuo nome in dodicesima o quindicesima posizione”.
Oliver Bearman, Scuderia Ferrari
Foto di: Mark Sutton
“Ho cercato di non abbattermi per il risultato, così come di essere sincero con me stesso. Se credo di aver fatto un buon lavoro allora l’energia per affrontare la gara successiva. L'anno scorso ho conquistato dei punti abbastanza facilmente, e questo aspetto ha probabilmente condizionato un po' le aspettative in vista di questa stagione. Stiamo faticando un po' di più del previsto, per noi non è facile riuscire a conquistare dei punti con continuità, ma posso assicurare di essere super-motivato, è importante mantenere alto l’approccio mentale ed essere positivi”.
Bearman scalpita. Come ha sempre fatto nel corso della sua carriera è abituato a mordere il freno, a voler raggiungere l’obiettivo nel minor tempo possibile. Oggi, però, lo scenario intorno a lui è cambiato, essere sotto l’ala Ferrari permette ad Ollie di dover pensare solo a dare il massimo in pista. Come è naturale che sia, Bearman sa bene qual è l’obiettivo finale, e ricorda bene la soggezione con cui si è avvicinato per la prima volta alla Scuderia.
“Dopo la vittoria nel campionato italiano F.4 sono stato chiamato dalla Driver Academy della Ferrari, era un invito per un test a Fiorano. Ricordo la tensione, soprattutto quando andai nell'ufficio di Laurent Mekies, che all'epoca era il direttore sportivo della squadra. Avevo solo 15 anni e mi trovavo davanti a delle persone importanti che vedevo in Formula 1, ero cosciente che in quel momento avrei dovuto convincerli di valere la scommessa. Credo che mi tremassero anche un po' le mani”.
“Poi siamo passati alla pista, ricordo perfettamente il momento in cui sono uscito per la prima volta dal box di Fiorano, ho provato una sensazione nuova, che non avevo mai avvertito prima. Avevo visto Alonso, Schumacher, Vettel, Leclerc, tutti loro avevano fatto lo stesso al volante di una F.1, ed anche se nel mio caso era una piccola F.4, beh, è stata comunque una sensazione davvero speciale. Poi, solo due anni dopo, ho rivissuto il tutto nel mio primo test con una monoposto di F.1, un giorno che ricorderò per sempre. Non si può descrivere cosa vuol dire indossare quella tuta rossa. Mi ha reso incredibilmente orgoglioso ma anche totalmente motivato a indossarla di nuovo”.
Per due anni Bearman ha fatto la spola tra Maranello e Modena, dove ha vissuto dal 2023 al 2024.
“Una città bellissima, quando torno a Maranello per le sessioni al simulatore passo sempre da Modena. La Ferrari? In questa fase della mia carriera non ci penso, sento di avere le carte in regola per poter essere un pilota della Scuderia, ma sta a me dimostrarlo".
"Sono sicuro che anche a Maranello credano nelle mie qualità, se negli ultimi anni mi hanno supportato arrivando ad offrirmi l’opportunità di essere dove sono, è perché credono che un giorno potrò gareggiare in tuta rossa. Ed è questo che mi fa alzare dal letto ogni mattina e mi motiva a migliorarmi, a diventare la versione migliore di me stesso, perché voglio gareggiare in rosso, voglio vincere in rosso. Questa è la mia principale motivazione nella vita”.
Una Ferrari nella vita di Bearman c’è già, da due anni. “La Roma! È vero, è il bene più prezioso che posseggo. La mia prima Ferrari, avuta in un modo molto speciale, e da quel momento è sempre in garage. L’assicurazione? Oggi la pago io!”.
Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images
Papà David osserva da lontano. L’arrivo in Formula 1 di Bearman ha permesso di dare il via libera alle ambizioni del fratello minore Thomas, oggi in F.4. “Se Ollie fosse rimasto ancora in F.2 non avrei potuto supportare anche il programma in F.4, ma tutto si è incastrato in modo perfetto”.
Nel weekend di Silverstone Thomas ha corso nella gara di contorno, e sia Ollie che papà David sono stati immortalati sulle scale di servizio del circuito da cui assistevano al via della gara di F.4. Il percorso che attende Bearman jr. sarà un po' più in discesa, gli ostacoli un po' meno alti di quelli che ha dovuto affrontare il fratello maggiore, ma nella difficoltà di dover dare il meglio di sé sapendo che non ci sarebbe stata una prova d’appello, Ollie ha affinato una qualità che oggi nel motorsport è fondamentale: fare bene e farlo subito.
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