F1 | Bandiere gialle, i piloti chiedono un cambio di rotta: Sainz propone la penalità, Leclerc frena
Il caso esploso dopo le qualifiche del GP d'Austria ha riaperto il dibattito sulle neutralizzazioni in qualifica. Tutti riconoscono i limiti dell'attuale sistema, ma tra Sainz, Russell e Leclerc emergono tre visioni molto diverse su come evitare che una bandiera gialla possa alterare il risultato di una sessione.
I piloti non sono d'accordo sulle soluzioni, ma condividono una convinzione: il regolamento che disciplina l'esposizione delle bandiere gialle in qualifica presenta delle criticità. Il caso Russell, esploso al termine delle qualifiche del Red Bull Ring, è stato uno degli argomenti più dibattuti nel giovedì di Silverstone. Il punto interessante è che tutti i piloti interpellati riconoscono i limiti del sistema attuale, ma propongono correttivi molto diversi tra loro. Tra i tanti che hanno espresso la propria opinione, Carlos Sainz è stato il più analitico, George Russell invece il più diplomatico.
“Non so se l'intenzione (della direzione gara) fosse proprio quella di consentirci di finire il giro visto che eravamo negli ultimi secondi di una sessione di qualifica – ha commentato Sainz – oppure se ci sia stato un errore nella comunicazione tra direzione gara e commissari e si sia utilizzata una singola bandiera gialla invece di una doppia. Per me avrebbe dovuto essere subito una doppia bandiera gialla. Anzi, probabilmente anche una rossa, perché dal nostro punto di vista la doppia gialla equivale praticamente alla fine del giro”.
Sainz ha però ricordato che il tema era già stato affrontato nelle riunioni tra GPDA e direzione gara con Rui Marques, arrivando alla conclusione che, quando possibile, si sarebbe cercato di consentire ai piloti di completare il giro. “La tendenza è quella di permettere ai piloti di completare il giro quando l'incidente non è particolarmente grave. Però, quando si parla di sicurezza è un'altra cosa. Si potrebbe anche sostenere: avete dieci minuti per segnare il tempo, perché aspettare sempre l'ultimo istante? Potremmo tutti uscire con otto minuti ancora disponibili, completare il giro e assicurarci che una bandiera gialla o rossa non rovini il tentativo. Sarebbe un'argomentazione valida per sostenere che non servono penalità”.
George Russell, Mercedes
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
Russell ha invece ricostruito il percorso che ha portato all'attuale interpretazione del regolamento. “Credo che tutto nasca da quanto successo in passato a Baku, dove molti piloti andavano lunghi imboccando la via di fuga. All'epoca i piloti ritenevano che in quei casi una doppia bandiera gialla fosse eccessiva, perché rovinava completamente il giro di chi arrivava dietro, mentre una singola fosse sufficiente, salvo diversa valutazione della FIA. Da allora questa è diventata la linea guida: quando c'è un incidente in qualifica inizialmente viene esposta una singola bandiera gialla”.
“Bisogna anche ricordare che la prima segnalazione viene effettuata da un commissario e non direttamente dalla FIA – ha concluso George – solo successivamente la direzione gara valuta la situazione e, se necessario, passa alla doppia bandiera gialla. Io ora sto parlando da trenta secondi, loro devono prendere una decisione in cinque, sei, dieci secondi. A volte semplicemente non è possibile farlo nel modo perfetto. Quell'episodio avrebbe meritato una doppia bandiera gialla? Certamente sì. Però in passato ci sono state tante situazioni in cui i piloti sostenevano l'esatto contrario, cioè che fosse sufficiente una singola gialla. Non è un lavoro semplice”.
A margine di un dibattito che ha coinvolto praticamente tutto il paddock, è stato però Sainz a rimettere sul tavolo una vecchia proposta, che non riguarda direttamente la polemica esplosa la scorsa settimana ma punta a eliminare qualsiasi possibile vantaggio derivante da un'interruzione della sessione. “Ho visto troppi casi, soprattutto a Baku e Monaco, in cui vengono provocate bandiere gialle in Q1, Q2 e Q3 – ha commentato Carlos – per i commissari è praticamente impossibile capire se un errore sia stato volontario oppure no, a meno che non abbiano l'esperienza di un ex pilota di Formula 1 che conosce perfettamente queste dinamiche. Io l'ho visto succedere diverse volte, soprattutto a Baku e a Monaco. Credo che anche voi l'abbiate visto. Magari non sapete esattamente cosa succede, ma lo avete visto”.
Carlos Sainz, Williams
Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images
“Ho un'idea molto personale che non abbiamo ancora discusso all'interno della GPDA – ha aggiunto Sainz – probabilmente la proporrò e poi vedremo se potrà essere condivisa oppure no. Almeno per me, quella situazione avrebbe dovuto comportare una doppia bandiera gialla o addirittura una bandiera rossa. George ha gestito la situazione in maniera perfetta, sfruttando esattamente quello che il regolamento gli consentiva di fare. Ha meritato quella pole position perché ha interpretato le regole alla perfezione. Però non avrebbe mai dovuto essere possibile completare il giro in una situazione di quel tipo”.
Entrando nel merito della sua proposta, Sainz ha spiegato quale sarebbe, a suo avviso, la soluzione più efficace. “Se Max fosse stato in pole dopo il primo tentativo e avesse provocato quell'incidente, impedendo a tutti di migliorarsi con una bandiera rossa, sarebbe stato ingiusto nei confronti di George, Kimi e degli altri. Sarebbe stato il pilota già in pole a impedire agli altri di migliorare. È quello che spesso succede a Monaco. Anch'io, lo scorso anno a Baku, ero uscito per primo dai box e mi dissi: 'Se adesso vado a muro, resto in pole'. Sono pensieri che tutti fanno. Tutti conosciamo il regolamento.
“Per questo motivo penso che qualsiasi pilota provochi una bandiera gialla o una bandiera rossa in qualifica dovrebbe ricevere almeno tre posizioni di penalità in griglia. In questo modo ci sarebbe un deterrente. Non sto dicendo che Max lo abbia fatto apposta. In quel momento era terzo e credo abbia avuto un problema tecnico all'ala posteriore o qualcosa di simile. Non aveva alcun interesse a causare una bandiera gialla. Ma dobbiamo trovare una soluzione. Se spingi oltre il limite e provochi una bandiera che impedisce agli altri di migliorarsi, finisci comunque per ottenere un vantaggio, anche se non era tua intenzione”.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images
Più sfumata, invece, la posizione di Leclerc. “È vero che ci sono alcune piste dove si può giocare con le bandiere gialle e credo che su quei circuiti specifici il tema vada analizzato con maggiore attenzione. Che questa debba diventare una regola generale, però, non mi convince. Prendiamo l'esempio di Max nell'ultima gara: credo che abbia già pagato un prezzo molto alto finendo contro le barriere e perdendo un giro che probabilmente gli sarebbe valso il secondo posto in griglia. Per questo non penso che una regola valida ovunque abbia molto senso.
“Su alcuni circuiti è un argomento di cui abbiamo parlato tra piloti, ma estenderlo a tutta la stagione non credo sia la soluzione. Sì, ne abbiamo discusso, ma soltanto in modo informale. Nulla di ufficiale. Credo che diversi piloti siano favorevoli in determinate circostanze, ma non in tutte”.
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