F1 | Audi, Wheatley: “La vera sfida è costruire la cultura del team”
Il team principal del progetto Audi in Formula 1 racconta le difficoltà della fase di costruzione, l’importanza delle persone e l’approccio graduale verso la competitività nel nuovo ciclo regolamentare.
Jonathan Wheatley, Audi F1 Team
Foto di: Audi
L’avventura di Audi in Formula 1 nasce come un progetto di costruzione paziente, al momento i vertici della squadra si guardano bene dal lanciarsi in dichiarazioni d’intenti. A ribadirlo è Jonathan Wheatley, che descrive il percorso verso i massimi traguardi come un processo strutturato, inevitabilmente lungo e complesso, in cui la sfida principale non è soltanto tecnica.
Per il team principal il punto di partenza è stato il cambiamento culturale all’interno della squadra. “Siamo nel pieno di questo processo”, spiega, ricordando come il progetto Audi F1 sia stato impostato su un orizzonte che guarda al 2030. “Ci vuole tempo per costruire la cultura. Questo era un team che per molto tempo è stato sottofinanziato e sottocapitalizzato. Le persone erano costrette a essere creative, ma senza avere realmente i mezzi per svolgere il lavoro che avrebbero voluto fare”.
La trasformazione passa dalla creazione di una nuova identità, non solo sportiva ma anche aziendale. Secondo Wheatley, la crescita del team non può prescindere da un’evoluzione del modo di lavorare e di relazionarsi internamente. “Tutto ruota attorno alle persone – sottolinea - un team di Formula 1 raggiunge il successo ottenendo il massimo da ogni individuo”. Un concetto che diventa centrale nella definizione delle priorità, anche più degli aspetti puramente tecnici.
In un contesto in cui molti team sanno di avere poco tempo a disposizione per centrare gli obiettivi, Audi ha scelto un approccio pragmatico, evitando scorciatoie o proclami. Wheatley insiste sull’importanza di essere realistici rispetto al livello della concorrenza. “Non si battono Ferrari, Red Bull, Mercedes o McLaren solo perché si entra in Formula 1, serve un piano”. Un piano che, nelle sue parole, segue una progressione chiara: “prima essere uno sfidante, poi un vero concorrente e infine un campione”.
Livrea Audi F1 Team R26
Foto di: Christopher Otto
Più che imporre una narrativa interna basata su scadenze simboliche, l’obiettivo è consolidare le basi. “Quest’anno abbiamo obiettivi sportivi e obiettivi legati alla cultura interna - spiega Wheatley - è una stagione in cui conta soprattutto che ognuno si assuma la responsabilità del proprio ruolo e contribuisca a migliorare le prestazioni del team”. Un processo che, a suo dire, sta generando un clima di forte coinvolgimento. “C’è un grande entusiasmo in fabbrica e in tutti i nostri siti”.
Il nuovo ciclo regolamentare rappresenta un passaggio chiave per la strategia Audi. L’introduzione delle nuove regole tecniche offre l’opportunità di costruire il progetto fin dalle fondamenta, senza dover inseguire concetti già consolidati. “Un regolamento completamente nuovo consente di definire da subito l’architettura di una vettura che speriamo possa diventare un’auto da campionato nel 2030 - ribadisce Wheatley - entrare a metà di un ciclo regolamentare è sempre più complicato”.
Wheatley ribadisce l’importanza di mantenere aspettative realistiche, nonostante l’ambizione dichiarata. “Possiamo dire di voler vincere i campionati nel 2030, o anche prima, ma è fondamentale comprendere il percorso che ci aspetta”. In quest’ottica, la scelta di progettare e realizzare internamente la power unit assume un valore strategico centrale. Per Wheatley, si tratta di un elemento distintivo del progetto Audi. “Quando si vede l’installazione di un costruttore, con un gruppo propulsore progettato per funzionare insieme fin dall’inizio, il risultato è molto diverso rispetto a una relazione cliente-fornitore”. Un’integrazione che si riflette sull’intera vettura. “È un’auto progettata con un unico scopo, dall’anteriore al posteriore”.
Il messaggio che emerge è chiaro: Audi non punta a risultati immediati, ma a una crescita strutturata, costruita su basi solide. Un percorso che richiede tempo, coerenza e pazienza, ma che, secondo Wheatley, rappresenta l’unico modo per ambire in modo credibile al vertice della Formula 1.
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