F1 | Audi, le brutte partenze sono... un altro sintomo. La PU necessita di accorgimenti
Le R26 hanno spesso dato segni di debolezza nelle partenze dei GP. Le misure del turbo sono una spiegazione, ma anche il motore termico ha bisogno dell'aiuto dell'ADUO. Ma quale delle tre unità consentite potrà usufruirne?
In casa Audi la questione che tiene banco in seguito ai primi tre gran premi della stagione riguarda la power unit. Da diversi mesi - possiamo anche allargarci senza avere timore di sbagliare: anni - si sapeva che il cuore delle monoposto 2026 avrebbe avuto un'importanza capitale nelle prestazioni in pista e così si è rivelato. La Casa di Ingolstadt, infatti, ha proprio la power unit nel proprio mirino.
La R26 ha fatto vedere di avere le caratteristiche giuste per lottare nel centro gruppo e anche per la Top 10 su piste dal disegno e dalla natura differente. Eppure, sino a ora, i punti raccolti sono meno del previsto, considerando il potenziale della monoposto nata a Hinwil.
A tarpare le ali alla monoposto argento-rosso-nera è soprattutto la power unit. La R26 ha mostrato soprattutto due criticità. La prima sui rettilinei, dove l'energia elettrica garantita dalla MGU-K viene usata per cercare di sopperire a mancanze del
La velocità in rettilineo, dicevamo. Ma non solo. Anche le partenze sono risultate un problema non da poco per il team oggi diretto da Mattia Binotto dopo l'addio di Jonathan Wheatley. In Giappone, Bortoleto e Hulkenberg hanno perso rispettivamente 5 e 6 posizioni al via (da 8 e 13esimo a 13esimo e 19esimo), ma non è stato l'unico caso in questo avvio di stagione.
La power unit Audi, così come altre unità rivali, è dotata di un turbo di grandi dimensioni che certo non aiuta nell'aggiungere il boost di potenza richiesto in breve tempo. Le dimensioni richiederebbero una maggiore inerzia per ottenere maggiore pressione di sovralimentazione, dunque la spinta in più che ci si aspetta.
Oltre a questo, tutto ciò ha influenza anche sul primo giro di gara, dove l'intervento della parte elettrica della power unit ha un'importanza capitale dovendo fornire la coppia necessaria mentre il turbo entra in funzione. L'energia, dunque, diventa fondamentale per andare a coprire le carenze del motore termico.
“È stata una partenza negativa [in Giappone]”, ha dichiarato Mattia Binotto. “E non è la prima volta, quindi chiaramente non è un nostro punto di forza. Al momento, il motivo per cui non è stato ancora risolto è che non si tratta di qualcosa di facile da sistemare".
Gabriel Bortoleto, Audi F1 Team
Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images
“D’altra parte, sappiamo che è una priorità assoluta per noi. Perché, ancora una volta, abbiamo fatto una buona qualifica ma non ha senso partire in buone posizioni se poi le perdiamo tutte al via".
Non è un segreto che quasi tutti i produttori di motori di F1 - fatta eccezione per Mercedes, ovviamente - stiano bramando l'ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities), sistema pensato dalla FIA che garantisce a chi ha un propulsore a combustione interna che risulta tra il 2 e il 4% sotto il riferimento dettato dalle metriche della Federazione di poter fare determinati interventi per migliorare le prestazioni. Chi è oltre il 4%, per altro, può ricevere concessioni maggiori, tra cui maggiore tempo al banco e flessibilità nell'utilizzo di budget per cambiare la situazione e provare a colmare il gap dalle altre unità rivali.
C'è però un problema sostanziale: il tempo. L'ADUO non va considerato come una soluzione rapida. Chi potrò usufruirne lo saprà tra diverse gare (le misurazioni saranno fatte tra qualche settimana. Ricordiamo che erano 6 gare con 24 GP). Inoltre le Case che lo otterranno, dovranno studiare, realizzare e apportare le modifiche ai propri propulsori. Questo richiederà ancora tanto tempo ed è possibile che queste possano essere introdotte sul terzo dei tre motori termici che ogni vettura ha a sua disposizione per disputare l'intera stagione.
“I tempi di sviluppo di un motore sono molto lunghi”, ha spiegato Binotto. “Abbiamo valutato che gran parte del divario rispetto ai top team deriva dalla power unit, cosa non inaspettata. Sapevamo che sarebbe stata la sfida più grande".
“E abbiamo un piano per recuperare. Ma lo sviluppo di un motore, soprattutto quando riguarda certi concetti, può richiedere più tempo. Non a caso abbiamo fissato il 2030 come obiettivo [per lottare per il titolo mondiale]".
“Perché sappiamo che servirà tempo. E penso che ora dobbiamo essere pazienti. Siamo molto ambiziosi e vorremmo vedere i problemi risolti in un paio di gare. Ma a volte non è così. Quindi dobbiamo capire esattamente dove siamo come squadra, quali sono i piani. E soprattutto, seguirli. Perché i miracoli non sono possibili".
“Noi non siamo qui per fare miracoli. Non è il nostro compito. Ma siamo qui per costruire piani solidi per affrontare i problemi e migliorare in futuro. E penso che questo sia possibile".
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