F1 | Audi: la cessione di quote al Qatar a garanzia del progetto tedesco
Il fondo sovrano Qatar Investment Authority, che è già parte del Gruppo VW come terzo azionista dopo Porsche e il governo della Bassa Sassonia, entrerà nel capitale della squadra di Hinwil, riducendo gli investimenti a sostegno del progetto F1 mentre Audi affronta la crisi dell'auto. Ecco gli altri esempi nel Circus che funzionano...
Marchio Qatar Airways sul circuito
Foto di: Jake Grant / Motorsport Images
Il 2009 è ricordato come un ‘Annus horribilis’ per la Formula 1. Il 6 marzo fu ufficializzato l’addio della Honda, il 29 luglio fu la volta della BMW. Il 4 novembre arrivò quello che fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno, ovvero lo stop immediato della Toyota, seguito il 16 dicembre dall’annuncio Renault in cui veniva ufficializzata la cessione del 75% delle quote della squadra al fondo lussemburghese Genii Capital. In nove mesi quattro grandi aziende del mondo automotive decisero di tagliare i ponti con la Formula 1.
La motivazione dietro l’emorragia del 2009 fu la crisi finanziaria che travolse pesantemente anche il settore automobilistico, le grandi Case (anche se in forme differenti) dovettero ricorrere a licenziamenti e drastici tagli alle spese. Per quanto ingenti, gli investimenti di questi gruppi nei rispettivi programmi Formula 1 erano una goccia nel mare se confrontati ai volumi dei passivi, ma soprattutto in Toyota furono ben chiari nel sottolineare un aspetto: non è il caso di mantenere in piedi un programma sportivo mentre l’azienda si trova costretta a chiudere degli stabilimenti mandando a casa dei lavoratori. È anche una questione di facciata.
Audi entrerà ufficialmente in F1 nel 2026, ma sta chiudendo un accordo col Qatar come partner finanziario
Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images
Quindici anni dopo il mondo automotive rischia di ritrovarsi in una situazione simile a quella del 2009, le proiezioni in vista del 2025 non promettono nulla di buono, la stima delle vendite prevede cali percentuali a due cifre. In attesa di capire se l’allarme sarà confermato, in Formula 1 c’è chi si è mosso in anticipo. Nel weekend del Gran Premio del Brasile sono emersi i primi rumors che riguardano un possibile accordo tra Audi F1 Team ed il fondo sovrano Qatar Investment Authority, interessato ad acquisire una parte del pacchetto azionario della squadra.
Gernot Dollner, CEO Audi, sta disegnando la strategia di ingresso in F1 del marchio tedesco
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Un’indiscrezione curiosa, visto che il progetto Audi F1 muoverà i suoi passi ufficiali solo nel 2026. Lo scorso 19 marzo il gruppo tedesco aveva annunciato l’acquisizione del 100% della Sauber, anticipando l’arrivo al timone del programma e cambiando i piano previsti nel varo nel 2022 che prevedevano l’acquisizione del 75% delle quote.
Una decisione necessaria per dare il via al programma di investimenti mirati a potenziare la struttura di Hinwil. La possibilità che otto mesi dopo Audi decida di cedere una quota azionaria al fondo qatariota può apparire singolare, di fatto l’impressione è che la Casa tedesca si possa disimpegnare prima ancora di porre il suo logo sulle monoposto.
Per capire l’operazione bisogna collocarla nello scenario generale. Il programma F.1 per un gruppo come Audi-VW è poca roba se confrontato ai volumi di fatturato del gruppo, ma in Germania è suonato l’allarme.
Nelle ultime settimane si sono succedute notizie poco tranquillizzanti, con migliaia di posti di lavoro potenzialmente a rischio. In questo contesto, come accaduto quindici anni fa, c’è sempre il pericolo che un consiglio s’amministrazione decida di tagliare tutto ciò che non ritiene di primaria importanza, come si è visto nei casi del 2009.
Nel caso Audi F1 Team la cessione di una quota ad un finanziatore esterno comporta due vantaggi: l’ingresso nella società di capitali freschi (necessari per gli investimenti) e, soprattutto, la possibilità di mettere il programma al riparo da improvvisi stop.
La domanda più importante, che troverà eventuale risposta in un probabile annuncio Audi (secondo le indiscrezioni ci sarà nel weekend del Gran Premio del Qatar) è quella in merito alla percentuale che la Casa tedesca intende cedere, ovvero se manterrà o meno una quota del 50%. Sarà questo dato a chiarire le reali intenzioni dei quattro anelli nel lungo periodo, se il fondo qatariota rileverà solo una quota di minoranza, lascerà al marchio tedesco il pieno controllo del programma, viceversa saremo davanti ad un disimpegno che innescherebbe molti altri interrogativi.
La quota di maggioranza della McLaren è di Mumtalakat fondo sovrano del Bahrain
Foto di: Andrew Ferraro / Motorsport Images
Un socio di minoranza riproporrebbe una situazione già vista in molte altre squadre di Formula 1. La McLaren F.1 è oggi di proprietà per il 67% di Mumtalakat, il fondo sovrano del Bahrain, mentre il restante 33% è nelle mani del fondo MSP Sports Capital.
Aston Martin beneficia del supporto finanziario di Arctos Partners e Aramco
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Daimler-Mercedes possiede il 33% della squadra di Formula 1, insieme agli altri soci pari quota Toto Wolff e INEOS. Anche Alpine ha ceduto lo scorso anno il 24% della squadra ad un gruppo di investitori guidato da Otro Capital, mentre Aston Martin F1 ha raggiunto un accordo con Arctos Partners, in questo caso senza rivelare le quote cedute, e vuole allargare la partnership strategica con Aramco, petroliere arabo con la cessione di una quota azionaria da parte di Lance Stroll.
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