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F1 | Aston Martin: mancano 90 cv Honda, ma metà dei guai vengono dal telaio

La squadra di Silverstone è consapevole delle difficoltà, ma sta pianificando quali devono essere gli interventi necessari a uscire dalla crisi profonda: la power unit avrà novità solo durante l'estate, mentre Newey vuole correggere i difetti della AMR26 e ancora non vuole pensare al 2027.

Lance Stroll, Aston Martin Racing, Fernando Alonso, Aston Martin Racing

Lance Stroll, Aston Martin Racing, Fernando Alonso, Aston Martin Racing

Foto di: Clive Rose / Formula 1 via Getty Images

I dati sono sconfortanti: l’inizio di stagione disastroso ha spazzato via tutte le attese che si erano create intorno all’Aston Martin. L’interesse che poteva aver suscitato la squadra di Silverstone in piloti top come Charles Leclerc, si sono polverizzati nel nulla: la struttura costruita da Lawrence Stroll non è ancora matura per ambire al ruolo di top team e le voci di mercato si sono spente, lasciando aperta la porta che Fernando Alonso possa allungare la sua carriera di ancora una stagione. 

La power unit Honda è stata la grande delusione: dai giapponesi, vittoriosi di quattro titoli mondiali con Max Verstappen sulla Red Bull nell’era delle monoposto a effetto suolo, era lecito attendersi una partenza nel nuovo regolamento che non fosse sottozero. E, invece, il ritorno alla F1 dopo il ritiro annunciato il 2 novembre 2020 è terribilmente più difficile del previsto. 

Fernando Alonso, Aston Martin Racing

Fernando Alonso, Aston Martin Racing

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

L’aver visto la bandiera a scacchi con Alonso nel GP del Giappone è stata come una conquista: lo spagnolo ha concluso 18esimo, primo dei doppiati, fra le due Cadillac MAC-26. Un salto di qualità importante rispetto al GP d’Australia, dove c’era il timore di non riuscire a completare cinque o sei giri al massimo per le vibrazioni che dalla power unit RA626H s’irradiavano al resto della vettura mettendo ko la batteria e la resistenza fisica dei piloti. 

Il paradosso è che Aston Martin e Honda hanno lavorato mesi basandosi sui rispettivi numeri, ma ciascuno si è fidato del potenziale che era atteso da quell’altro. Andy Cowell, CEO e team principal della squadra, è stato il primo a pagare: l’ex motorista Mercedes non aveva curato minimamente il rapporto con i tecnici giapponesi e solo nello shakedown di Barcellona era emersa la cruda realtà. Non funzionava niente. 

Non solo il motore, ma anche la AMR26 è arrivata in pista nel penultimo giorno dei cinque di test perché la vettura era venuta pronta in grave ritardo e, quindi, senza parti di ricambio. La Honda ha scoperto le vibrazioni che al banco prova di Sakura non emergevano e l’Aston Martin ha capito che le idee estreme proposte da Adrian Newey erano un problema tanto quanto i guai di motore. 

Una doccia fredda, gelata che ha cancellato ogni iniziale ambizione. Nel frattempo, Cowell, dato presto in uscita, è stato mandato a Sakura per mettere a disposizione la sua esperienza di motorista. 

Adrian Newey, Aston Martin Racing

Adrian Newey, Aston Martin Racing

Foto di: Joe Portlock / LAT Images via Getty Images

A peggiorare le cose è stata l’intemerata di Adrian Newey a Melbourne che nella prima conferenza stampa ha sparato ad alzo zero sulla Honda, attribuendo ogni colpa della mancanza di prestazione ai giapponesi. Un attacco frontale, diretto che ha offeso i nipponici. Tant’è che Shintaro Orihara, capo degli ingegneri e responsabile in pista, aveva scelto di formare un gruppo di lavoro urgente fra le parti che comprendeva anche Enrico Cardile, l’ex ferrarista che ha l’ingrato compito di provare a mettere in ordine le priorità per uscire dal guano. 

Pare che la collaborazione sia stata fattiva e, almeno, sulle vibrazioni sono state provate soluzioni che dovrebbero mitigare il problema, ma la “verdona” gira a quattro secondi dai migliori. Un’eternità. Il mese di sosta della F1 viene utile per acquisire più ricambi e per affrontare il resto della stagione con più tranquillità: “Stiamo lavorando sodo per migliorare l'affidabilità delle batterie e le prestazioni della power unit – ammette Orihara -. Dobbiamo ottimizzare la gestione dell'energia ed in parallelo, stiamo lavorando anche a cercare le prestazioni meccaniche, ma sappiamo che quello non è un lavoro a breve termine”. 

Koji Watanabe, CEO e presidente di Honda Racing Corporation

Koji Watanabe, CEO e presidente di Honda Racing Corporation

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Qualcuno sostiene che il divario dalla Mercedes non dipende solo dalla Handa, ma ci siano anche responsabilità di telaio e aerodinamica: "Non appena risolvi i problemi di affidabilità -ha spiegato il chief trackside officer, Mike Krack - tutti iniziano subito a concentrarsi sulle prestazioni. E da questo punto di vista abbiamo visto che ci aspettano passi enormi: non piccoli progressi come quelli fatti ora sulla durata, ma passi davvero importanti. Dobbiamo sfruttare la pausa per compiere il primo salto, ma davanti a noi c’è una montagna da scalare". 

La carenza di potenza è valutata in circa 70 kW (95 cavalli): sono un’enormità, ma sono decisamente meno rispetto all’avvio della stagione. I giapponesi stanno investendo in persone e risorse per cercare di risalire la china. La FIA certamente concederà alla Honda di ricorrere all’ADUO con due aggiornamenti, ma sarebbe sbagliato pensare di vedere delle novità in fretta: è più probabile che le modifiche importanti arriveranno solo nell’estate. 

Power Unit Honda RA626H

Power Unit Honda RA626H

Foto di: Honda

Cosa farà Newey intanto? Si dedicherà alla macchina 2027, oppure si ostinerà a cercare le soluzioni per la AMR26. Conoscendo il “genio” inglese non si arrenderà anche per una semplice questione di orgoglio. La vettura non risponde alle curve medie e veloci ed è ancora sovrappeso, per cui ci sono grandi margini di crescita.  

Lawrence Stroll, padrone di Aston Martin Racing

Lawrence Stroll, padrone di Aston Martin Racing

Foto di: Jayce Illman / Getty Images

Il sistema Aston Martin non dovrà avere fretta: la Honda (per quanto faccia parte del suo DNA abbandonare la scena all’improvviso) sta reagendo con tutte le sue forze e con orgoglio vuole uscire dal buco nero, mentre a Silverstone non devono lasciarsi prendere da crisi di nervi. Lawrence Stroll è entrato nella dimensione dell’anno di transizione perché anche il canadese è consapevole delle carenze oggettive della “verdona”, ma Adrian farà tutto il possibile perché la AMR26 non rientri nella (breve) lista delle sue macchine sbagliate... 

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