F1 | Aston Martin: la sospensione infulcrata al pilone nasce dalla Red Bull RB19
La AMR26 ha generato una grande curiosità fin dai primi giri: la monoposto di Adrian Newey presenta una sospensione posteriore estrema che il genio inglese, in parte, aveva già sperimentato sulla RB19 del 2023. La soluzione sperimentata a Milton Keynes aveva dato buoni risultati e con l'assetto Rake potrebbe valere ancora di più.
Lance Stroll, Aston Martin
Foto di: Formula 1
Adrian Newey vuole stupire come sempre. Molti lo considerano un aerodinamico, mentre è anche un raffinato ingegnere che cura con grande attenzione la meccanica. L’esempio lampante lo abbiamo avuto osservando le prime immagini dell’Aston Martin AMR26 arrivata ieri a Barcellona per iniziare i test collettivi: la monoposto della squadra di Silverstone è interessante in tanti particolari diversi, ma ha scatenato una grande attenzione per le scelte drastiche fatte sulle sospensioni.
Lance Stroll, Aston Martin
Foto di: Aston Martin Racing
La “verdona” ancora in versione nero carbonio si è presentata con lo schema push rod anteriore e posteriore. Davanti la AMR26 offre un multilink con il braccio posteriore che non solo si inclina moltissimo verso il basso ma è anche molto aperto. E, mentre McLaren e Red Bull hanno abiurato lo sterzo dietro al triangolo inferiore, Adrian ha deciso, come la Ferrari, di puntare su questa soluzione, anche se risulta un po’ più pesante, ma può dare dei vantaggi aerodinamici.
Ma l’attenzione di tutti si è polarizzata sulla sospensione posteriore: l’Aston Martin, abituata a prendere il retrotreno Mercedes (cambio e sospensioni), è stata costretta, invece, a realizzare in proprio sia la scatola della trasmissione che i cinematismi essendo passata alla power unit fornita dalla Honda in esclusiva. Newey, quindi, non ha perso l’occasione per disegnare una sospensione che ha subito attirato una grande attenzione.
Aston Martin AMR26
Foto di: Aston Martin
Per ragioni aerodinamiche ha sollevato il braccio posteriore del triangolo superiore, allacciandolo al pilone che sostiene l’ala posteriore. Si tratta di una scelta estrema che sottopone l’accoppiata pilone-braccio a sforzi combinati molto elevati, ma senza che ci siano problemi di sicurezza. Newey questo concetto, a suo modo, lo aveva già sperimentato in Red Bull sulla RB19.
Nel 2023, infatti, non c’erano i due supporti, ma il mono pilone in carbonio era retto da un “cerchiello", sotto al quale passava lo scarico unico, che aveva una struttura reticolata pensata proprio per sopportare i maggiori sforzi.
La scatola del cambio Red Bull, grazie a questa scelta progettuale, era molto stretta e con una linea di cintura più bassa perché il supporto dell’alettone e l’ancoraggio della sospensione si attaccavano a due chiglie profilatissime. Sull’Aston Martin il concetto è stato ulteriormente estremizzato e sarà interessante scoprire come è stata congegnata la realizzazione di Adrian sulla AMR26.
A livello storico bisogna ricordare anche un altro precedente alla Red Bull RB19 che non è da ascrivere ad Adrian Newey: ci riferiamo alla Williams FW33 del 2011 realizzata da Sam Michael, Ed Wood e John Tomlinson. E sulla vettura di Grove c'era un solo punto di ancoraggio dei due bracci di un triangolo curiosamente rovesciato.
Lo schema della sospensione posteriore dell'Aston Martina ora presenta il triangolo superiore molto sollevato con il puntone del push rod poco più avanti e il triangolo inferiore ulteriormente disassato in una “cascata” degli elementi che consente di usare i bracci con una funzione aerodinamica, liberando l’area ai lati della trasmissione per rendere più efficiente il diffusore.
L’Aston Martin, inoltre, sembra pensata anche per procedere con un angolo Rake piuttosto spinto, in funzione delle libertà concesse da questo regolamento.
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