F1 | Aston Martin, che onta: è stata più lenta delle F2. Alonso: "Vibrazioni minori, performance uguali"
Il miglior tempo ottenuto da una AMR26 nella Sprint Qualifying è stato più alto della F2 più lenta nelle qualifiche di categoria a Miami. Il team e Honda stanno lavorando solo sull'affidabilità.
Fernando Alonso, Aston Martin Racing
Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images
Chi è stato il pilota Aston Martin più veloce visto ieri a Miami? Mary Boya, sedicesimo nelle qualifiche di Formula 2 con il tempo di 1’40”554. Fernando Alonso, ventunesimo in SQ1 con un solo giro all’attivo, si è fermato a 1’41”311. La battuta circolava ieri sera nel paddock di Miami, gli addetti ai lavori sanno essere cinici, ma è il disastro Aston Martin è una realtà. È vero che ad Alonso è stato cancellato il tempo di 1’32”490 per superamento dei track-limits, ma cambia poco: anche con quel crono avrebbe mantenuto la stessa ventunesima posizione sulla griglia della gara sprint di oggi.
Alonso, in versione “gentleman”, è riuscito comunque a trovare anche un aspetto positivo al termine di una giornata disastrosa. “Le vibrazioni sono diminuite, le modifiche apportate dopo il weekend di Suzuka hanno funzionato. Ma, sfortunatamente, le prestazioni non sono migliorate: i nostri avversari hanno fatto dei passi avanti, mentre noi ci siamo concentrati sull’affidabilità. Dobbiamo accettarlo, il nostro programma per quest'anno è un po' diverso dagli altri e bisogna rimanere calmi”.
Per quanto possa sembrare impossibile, è andata ancora peggio a Lance Stroll: zero giri lanciati nell’arco dell’intera giornata. “Un venerdì difficile – ha commentato - speravo di riuscire a fare un paio di giri veloci durante le qualifiche Sprint, ma purtroppo ho avuto un bloccaggio delle ruote anteriori e non sono riuscito a segnare alcun tempo. Dobbiamo analizzare la situazione e capire perché entrambe le vetture hanno avuto questo problema. Abbiamo molto da esaminare e su cui lavorare durante la notte in vista di domani: vediamo cosa possiamo imparare”.
L’Aston Martin sembra destinata a disputare una stagione senza reali traguardi sportivi. Gli obiettivi, al momento, sono rappresentati da una lunga checklist di problemi che la squadra dovrà provare a spuntare, sfruttando i weekend di gara come vere e proprie sessioni di test. Alle difficoltà emerse fin dai primi passi, si è aggiunto un crescente ritardo di preparazione legato alla mancanza di chilometraggio. Gli avversari girano con continuità, sviluppando la monoposto e individuando le aree di sviluppo, mentre nel box Aston Martin i giri di contano sulle dita di una mano a causa di gravi problemi di affidabilità che condizionano pesantemente il programma.
In questo contesto, parlare di futuro a lungo termine ha poco senso. Se ad Alonso verrà offerta la possibilità di restare in squadra per un’ultima stagione, e se Fernando deciderà di accettare, la squadra non dovrà preoccuparsi del mercato piloti. In caso contrario, si aprirebbe un ulteriore fronte critico: trovare un sostituto all’altezza. Se l’obiettivo è ingaggiare un pilota dal palmarès importante, non sarà semplice convincere qualcuno ad accettare un progetto che, al momento, presenta rischi fin troppo evidenti.
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