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F1 | Antonelli vince, convince e guarda avanti: "Piedi per terra, ma non mi tirerò indietro"

Antonelli vince il primo GP di F1 a Shanghai dopo un weekend praticamente perfetto. Solo un bloccaggio (che non si perdona) lo ha fatto sussultare a tre giri dalla fine. Ora avrà meno pressione, ma sa di avere ancora tanto da dimostrare.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Toto Wolff suggerisce il titolo di giornata a chi scrive queste righe: “Piedi per terra. Dite così in Italia, giusto?” propone sorridendo. “Ci aspetta un cammino ancora molto lungo, e non credo che una pressione sproporzionata sia una buona compagna di viaggio per Kimi”. Wolff si gode il momento: c’è molto di suo nella storia che ha riportato un pilota italiano a vincere un Gran Premio di Formula 1 dopo vent’anni d’attesa.

Nell’arco di ventiquattr’ore Antonelli ha fatto il pieno d’emozioni: dalla prima pole position al primo successo in Formula 1. A rendere molto la vittoria nel Gran Premio di Cina è stata anche l’autorità con cui si è imposto. Nessun aiuto, nessun fattore esterno ad agevolarlo nei lunghi 56 giri di gara. Una prova di maturità, una corsa nella quale Kimi (perché così è chiamato da tutti nel team, nel paddock e in tutta la Formula 1) ha messo in mostra una buona parte del suo talento.

“Ho capito che potevo vincere quando mancavano 15 giri – ha spiegato – ma quell’errore in frenata… non me lo perdono. Mi sono rivisto, ero da solo… non so neanche come abbia fatto”. Antonelli racconta l’episodio sorridendo, nel paddock di Shanghai il lavoro di smontaggio sono frenetici e l’unico spazio rimasto disponibile per una veloce chiacchierata è quello che fino a pochi minuti prima era l’ufficio di Toto Wolff. Kimi si siede proprio al posto del suo team principal ed è l’immagine delle felicità.

“Parto tra due ore, ma credo che dormirò bene! In gara mi sono divertito, ci sono delle volte in cui sembra di mettere il pilota automatico, guidi senza neanche pensarci, viene tutto in modo naturale. Poi mi sono rilassato troppo… e ho rischiato di rovinare tutto. Ma me lo ricorderò, non succederà più”.

Gli inglesi lo chiamano ‘training on the job’, imparare direttamente sul lavoro. Antonelli è ancora lontano dall’aver completato la sua crescita, questa Formula 1 non fa sconti quando di tratta di automatismi e procedure che si imparano solo sul campo, ma sul talento di Kimi non ci sono discussioni. Il Gran Premio di Cina ha evidenziato non solo la sua velocità, ma anche un altro asso nella manica che Antonelli potrà giocare anche nei confronti di Russell. Il suo stile di guida stressa poco gli pneumatici, e la differenza si è vista negli ultimi giri di gara. Mentre George comunicava al suo ingegnere via-radio “le mie gomme posteriori sono andate”, Kimi continuava a girare ad un ritmo molto veloce.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Lintao Zhang / LAT Images via Getty Images

“C’era da gestire il graining – ha ammesso Antonelli – ho iniziato lo stint con le hard cercando di forzare il meno possibile, poi quando mi hanno dato l’okay ho iniziato a spingere”. “Gli ultimi giri sono stati un mix di emozioni, ma una volta tagliato il traguardo non avete idea …una sensazione stupenda. Uno dei feeling più belli che abbia mai provato, e poi il podio, l’inno di Mameli, ricevere il trofeo più grande con di fianco due grandi piloti come Lewis e George. Spero di poter vivere molte altre volte quanto ho vissuto oggi, anche se la prima vittoria credo che resti sempre un momento speciale”.

Antonelli ha raggiunto un traguardo che apre una nuova fase della carriera. Per molti piloti questo passaggio arriva dopo qualche anno, ma nel caso di Kimi le tappe si stanno bruciando rapidamente. L’analisi di Wolff è corretta, correre troppo con le aspettative può essere controproducente, ma è naturale osservare la classifica e immaginare tutti gli scenari possibili. Antonelli non ha ancora la solidità di Russell, nel mosaico manca ancora qualche piccolo tassello legato all’esperienza, ma ciò che conta è la visione di Kimi. E quando parla del prossimo obiettivo non si tira indietro.

“Giornate come queste ti rendono più consapevole di quello che puoi fare, del potenziale che hai e di come puoi sfruttarlo. Ti danno fiducia. So che battere George è molto difficile, è nel picco della sua forma, va fortissimo ed è completo. Ma proverò a martellare, non sarà facile ma allo stesso tempo aver ottenuto la mia prima vittoria in un Gran Premio mi toglie pressione. Ho ancora molto da dimostrare, ma non mi tirerò indietro, questo è certo”.

Mentre il personale Mercedes smonta letteralmente l’ufficio intorno a Kimi, arriva papà Marco, che appare più esausto del figlio. Una sbornia di emozioni comprensibile solo conoscendo l’inizio del viaggio, partito dai kartodromi e proseguito tappa dopo tappa, con la consapevolezza che ogni errore avrebbe potuto cambiare compromettere o ridimensionare il sogno. “Mi aspettavo di vincere un Gran Premio? Lo sognavo – ammette Kimi – ma in un certo senso ci credevo, lavori e dai tutto per questo, per riuscire a realizzare il tuo sogno. Mi sono avvicinato passo dopo passo, oggi è diventato realtà”.

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