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F1 | Antonelli: "Dopo pole e vittoria, l'obiettivo è il titolo. C'è tanto lavoro da fare"

Antonelli si è concesso ai pochi media italiani presenti al GP di Cina dopo aver colto il primo successo della carriera in F1 e ha parlato a cuore aperto delle sue emozioni, del prossimo futuro e dei suoi obiettivi.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images

Le lacrime versate dopo il traguardo hanno lasciato il posto a una gioia inarrestabile quanto genuina. “Credo che ci vorrà ancora qualche giorno per comprendere e assaporare quanto è accaduto questo weekend – esordisce Kimi Antonelli – è qualcosa di grande”.

La coppa, al suo fianco, sembra molto più grande di quanto poco prima apparisse sul podio del circuito del Shanghai International Circuit.

Cosa si prova a salire sul gradino più alto di un podio di Formula 1?
“Poco prima di salire ho sentito lo speaker del circuito chiamarmi Kimi Räikkönen e per un attimo mi sono confuso… (Antonelli ride di gusto). Ma è stato un momento incredibile. Sentire l’Inno di Mameli, vedere la squadra sotto il podio e ricevere il trofeo più grande è tanta roba. Sarebbe bello concludere così tutti i fine settimana in pista: è uno dei feeling più belli e intensi che abbia mai provato”.

Ora lo puoi dire: hai dormito la notte prima della gara?
“Sì, ho anche sognato qualcosa ambientato nella gara di oggi. Ma credo che dormirò bene soprattutto sul volo di rientro in Italia”.

Quando hai cominciato a capire che potevi vincere?
“Una quindicina di giri dalla fine. Speravo solo che non entrasse la safety car. Per il resto avevo un buon ritmo, ma quando ho visto cosa ho combinato a pochi giri dalla fine ho pensato: ‘ma come posso aver fatto una roba del genere?’”.

Relax eccessivo o eccesso di pressione?
“Ho frenato un po’ più tardi, le gomme erano praticamente finite e c’era vento di coda, quindi qualcosa c’è stato. Però avevo un bel margine, e direi per fortuna. Quando ho rivisto le immagini prima di salire sul podio sono rimasto di sasso: ero da solo, bello tranquillo, e ho sbagliato. Ma ora posso dire che è andata bene e non accadrà più”.

Cosa hai provato nell’ultimo giro?
“Tante emozioni! Quando sono uscito dalla curva quattordici ho fatto anche un piccolo traverso, allora ho aspettato il giro d’onore per lasciarmi andare”.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Lintao Zhang / LAT Images via Getty Images

Credi che la vittoria di oggi ti abbia certificato come contendente al titolo mondiale 2026?
“Abbiamo disputato solo due gare, credo ce ne siano ancora venti, se escludiamo Bahrain e Arabia Saudita. Ora voglio godermi questo risultato, ma restando davvero con i piedi per terra. Sono consapevole di essere parte di una grande squadra e di avere a disposizione un’ottima macchina che non preclude nessun obiettivo: si può lottare per il mondiale. Ma battere George non è assolutamente facile, bisogna continuare a lavorare e spingere”.

Durante la gara eri a conoscenza dei tempi di George? Dall’esterno è sembrato che rispondessi a ogni suo acuto.
“Sì, abbiamo a disposizione i tempi. C’è stata una fase di gara in cui ho gestito molto, poi quando la squadra mi ha informato che avrei potuto spingere ho iniziato ad abbassare i tempi. Mi sono divertito, forse anche troppo, visto che il giro in cui ho commesso l’errore in frenata stavo andando davvero forte e non ce n’era bisogno. Si è creata quella situazione in cui ti sembra di aver inserito il pilota automatico, guidi senza alcuno sforzo mentale, ma mi sono rilassato un po’ troppo ed è arrivato l’errore. Una lezione che ho imparato”.

Il tuo ritmo di gara è stato costantemente molto veloce. Complessivamente è sembrato che oggi ne avessi anche più del tuo compagno di squadra.
“Con il set di hard le cose sono andate decisamente bene. Il pit stop è stato però anticipato rispetto ai piani (a causa della safety car al giro 10), quindi ho cercato di fare un’introduzione più attenta possibile. C’era freddo e vento in pista ed ero consapevole della minaccia del graining. Per questo è stato bello ricevere l’okay a poter spingere e da quel momento si è visto che il passo era molto buono”.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images

Toto ha detto che a volte ti vede ancora come il ragazzino che aveva fatto visita al team nei box a soli undici anni. Ma otto anni fa immaginavi che un giorno avresti vinto un Gran Premio di Formula 1?
“Era il mio sogno. A undici anni sono entrato nel programma junior della Mercedes e sapevo di avere davanti a me una strada molto lunga e impegnativa. Ma proprio le difficoltà superate mi fanno assaporare il successo e spero che questa sia la prima di tante vittorie”.

La conquista del primo Gran Premio è un punto d’arrivo ma anche un punto di partenza verso altri traguardi.
“Ho conquistato la mia prima pole position e il primo successo. Ora ho davanti il prossimo obiettivo, il più grande in assoluto: la conquista del campionato mondiale. C’è molto lavoro che mi attende”.

Nel giorno della tua prima vittoria in Formula 1 il destino ti ha riservato due compagni di podio come Lewis e George.
“Lewis è stato molto carino nei miei confronti, era davvero molto contento per me. È stato emozionante poter condividere il podio con George ma soprattutto con Lewis parliamo di un pilota che ha fatto la storia del motorsport”.

Possiamo anche dire che Kimi Antonelli ha scritto in Cina una pagina importante del motorsport italiano.
“Ci voleva! Anche a Melbourne il passo era buono, poi c’è stato il casino dovuto all’incidente in FP3 e quando accadono queste cose lasci sempre per strada un po’ di confidenza. La monoposto è stata riparata a tempo di record, un miracolo, ma il setup era stato fatto solo in parte. Nonostante ciò non sono andato male. Speravo quindi di avere a Shanghai un weekend senza imprevisti, e così è stato. Il ritmo è arrivato come avevo supposto, ma è sempre dura: non ti arriva nulla senza dare il massimo”.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Alex Bierens de Haan / Getty Images

Gli addetti ai lavori sottolineano come anche il pilota debba garantire un ‘pacchetto’ di qualità per puntare al titolo mondiale. C’è qualche fronte in cui senti di avere ancora strada da fare?
“Esperienza. Vuol dire riuscire a mettere tutto insieme quando conta e ridurre al minimo, ma proprio al minimo, gli errori. L’esperienza gioca un ruolo cruciale, perché ti consente di avere in mano la situazione in tutte le condizioni: anche quando sei in difficoltà riesci a trovare il modo per uscirne velocemente. Ma voglio giocarmi le mie carte. Ho detto all’inizio di quest’anno che cercherò di essere il più pronto possibile, perché quella che ho a disposizione è un’occasione che non capita così spesso”.

Cosa ti ha detto ‘Bono’, il tuo ingegnere di pista?
“Era emozionato, e non solo lui. Io ho pianto, lo avete visto. È un momento molto importante per tutti noi: per me, la mia famiglia e per la squadra, che ha puntato su di me quando avevo undici anni. Essere arrivati fino a questo punto è un grande traguardo. Purtroppo non c’erano mia madre e mia sorella, ma avere qui mio padre è stato molto bello: abbiamo condiviso un momento davvero speciale. Spero arrivino altri successi, ma la prima resta sempre qualcosa di unico”.

Hai in mente qualche celebrazione?
“Al mio arrivo in Italia sicuramente con la famiglia, e poi anche con i miei amici. Ma niente di esagerato: a me alla fine piace stare tranquillo”.

Lo scorso anno c’erano state diverse fasi del campionato in cui il feeling con la monoposto era inferiore rispetto a quello di Russell. La macchina 2026 la senti più tua?
“Mi trovo bene, c’è ancora margine di miglioramento per averla più in mano. Con la gestione della batteria George riesce a trovare la quadra un po’ prima di me, perché mi capita ancora di agire d’istinto e soprattutto con questi motori non te lo puoi permettere. Per questo in alcune occasioni ho faticato un po’ rispetto a George. Ma la macchina la sento bene”.

Temi che sentire in sottofondo discorsi sul Mondiale possa non giocare a favore della tua tranquillità?
“No, non credo. Anzi, queste giornate ti aiutano a essere più consapevole di quello che puoi fare e del potenziale che hai: ti danno più confidenza e fiducia. Come ho detto, battere George è molto, molto difficile. Ci sarà da lavorare molto per avere un’opportunità, ma sotto certi aspetti credo che aver ottenuto la prima vittoria farà calare la pressione”.

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