Il passo indietro di Andretti è dovuto al no di Liberty al team in F1?
Michael Andretti ha ceduto la quota di maggioranza di Andretti Global a Dan Towriss. Un passo indietro inatteso, che però potrebbe derivare dal no ricevuto da Liberty Media per diventare l'11esimo team in F1.
Michael Andretti, proprietario del Andretti Global
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
Nel paddock gira da tempo una storia confermata (a microfoni spenti) anche da più di un team principal. Secondo il racconto due anni fa Michael Andretti non ha sfruttato al meglio l’opportunità di presentare alla Formula 1 Commission il suo progetto per entrare come undicesima squadra nel campionato mondiale. Il suo esordio fu giudicato arrogante, finendo con l’indispettire non poco tutti i presenti. “Ci ha spiegato il motorsport”, commentò in sede privata una persona che ha assistito all’incontro.
Il tutto avvenne circa un anno dopo il primo tentativo fatto da Andretti per entrare in Formula 1. Nel 2021 inizio una trattativa per rilevare la Sauber, ed i negoziati sembravano avviati a concludersi positivamente, con tanto di comunicato stampa pronto per annunciare il passaggio di proprietà tra Finn Rausing (che all’epoca deteneva la quota di maggioranza del team) e il gruppo Andretti. Si arrivò a pianificare anche la presenza di Colton Herta nella sessione FP1 del Gran Premio degli Stati Uniti, ma in extremis saltò tutto. Le versioni furono discordanti, Andretti sostenne che all’ultimo minuto cambiarono le condizioni, dal fronte Rausing emerse che Andretti venne meno ad un punto fermo che era stato messo subito ben in chiaro, ovvero che la squadra avrebbe dovuto restare ad Hinwil.
Quando lo scorso 31 gennaio Liberty Media ha respinto in modo definitivo la candidatura del team Andretti ad entrare in Formula 1 come undicesima squadra, i motivi legati al ‘no’ sono rimasti fumosi. Da quando nel settembre 2016 il gruppo statunitense ha acquisito i diritti commerciali da Bernie Ecclestone, il primo obiettivo è stato subito molto chiaro: sfondare sul mercato statunitense. In quest’ottica l’ingresso in Formula 1 di Andretti, ovvero uno dei brand più popolari negli USA, era sembrata l’operazione perfetta per le mire di Liberty Media. Insieme a Penske e Ganassi il nome Andretti è indubbiamente un grande valore aggiunto per la promozione negli Stati Uniti, eppure l’operazione si è inceppata. I motivi? Mai stati davvero chiari, ma secondo tanti addetti ai lavori la storia della divisione degli introiti in undici parti, anziché le dieci attuali, non sta in piedi.
Nove mesi dopo il ‘no’ di Liberty Media, Michael Andretti ha annunciato di aver ceduto la quota di maggioranza di Andretti Global al socio Dan Towriss. Un passo indietro che ha colto tutti di sorpresa, inclusa la stessa squadra statunitense. Andretti, tramite una lettera pubblicata sul sito del team, ha spiegato le ragioni dietro la sua scelta. “Ho preso questa decisione pensando a me stesso, alla squadra e alla mia famiglia – ha dichiarato – avrò comunque un ruolo di consulente del team, ed anche se sarò meno presente in pista, la mia passione per questo sport rimarrà quella di sempre. Sono contento di poter trascorrere più tempo con la mia bellissima famiglia, con i miei gemelli di dieci anni, e di potermi dedicare di più al mio nuovo ruolo di nonno”.
A sessantadue anni Michael Andretti si fa da parte, ma colpisce che questa decisione arrivi a pochi mesi di distanza dalla presentazione del programma Formula 1 in cui era totalmente coinvolto. L’impressione è che Andretti sia stato accompagnato alla porta dai suoi stessi soci proprio a causa del ‘no’ ricevuto da Liberty Media, uno stop arrivato dopo ingenti investimenti già stanziati. Andretti potrebbe aver pagato i rapporti non idilliaci con il CEO del gruppo statunitense Greg Maffei ed il Presidente di Formula One Group, Stefano Domenicali. I prossimi mesi chiariranno il tutto, se la candidatura del team Andretti riprenderà quota diventerà chiara l’origine dei contrasti che lo scorso inverno hanno bloccato l’operazione.
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