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Analisi
Formula 1 GP di Miami

F1 | Allarme: a Miami già superato il carico previsto a fine 2023

In Florida la Red Bull ha battuto il record della pista di quasi due secondi. Il salto prestazionale è stato impressionante da un anno all'altro: è vero che cinque decimi erano dovuti al nuovo manto asfaltato, ma il resto è merito delle vetture che alla quinta gara stagionale hanno già raggiunto la downforce che secondo le simulazioni si dovevano ottenere solo a fine campionato. La squadra di Milton Keynes ha già sparato molte delle sue cartucce o anche la Pirelli dovrà preoccuparsi per la durata delle gomme?

Max Verstappen, Red Bull Racing RB19

Il GP di Miami ha rivelato in modo macroscopico un dato: il record della pista della Florida quest’anno è letteralmente crollato. L’anno scorso la pole position di Charles Leclerc con la Ferrari F1-75 era stata siglata con il tempo di 1’28”796, mentre sabato Sergio Perez con la Red Bull RB19 è arrivato a 1’26”841, sbriciolando il primato di due secondi (1”955 per la precisione).

È vero che il tracciato è stato riasfaltato pochi giorni prima della gara, offrendo un insolito grip adesivo e che la Curva 15 è stata leggermente ridisegnata, ma le diverse condizioni della pista cittadina hanno permesso un incremento verosimile delle prestazioni di mezzo secondo.

Max Verstappen, Red Bull Racing, vittorioso nel GP di Miami

Max Verstappen, Red Bull Racing, vittorioso nel GP di Miami

Photo by: Andy Hone / Motorsport Images

Il restante secondo e mezzo, quindi, sarebbe da attribuire alla crescita delle performance delle monoposto 2023. Tanto per essere chiari, si tratta di un valore registrato alla quinta gara della stagione e che, invece, stando alle simulazioni rilasciate dai team al fornitore unico di gomme, la Pirelli, doveva essere raggiunto alla fine del campionato.

Sulla base di questi numeri è indispensabile fare alcune considerazioni per analizzare l’insolito fenomeno che stiamo vivendo. Un salto di un secondo e mezzo da un anno all’altro è anomalo: di solito l’unità di misura della crescita è quella di qualche decimo a inizio stagione che può arrivare a un secondo alla conclusione di un campionato, seguendo il lavoro di sviluppo che viene portato avanti dagli ingegneri dei team.

A Miami, invece, abbiamo registrato un dato sorprendente che deve essere comparato anche con le novità regolamentari introdotte dalla FIA: il marciapiede del fondo è stato rialzato di 15 mm, mentre il gomito del diffusore è stato sollevato di 10 mm rispetto al 2022, provocando una perdita di carico aerodinamico che è stata misurata in circa mezzo secondo.

Red Bull Racing RB19, dettaglio del fondo che ha fatto il suo debutto a Baku

Red Bull Racing RB19, dettaglio del fondo che ha fatto il suo debutto a Baku

Photo by: Giorgio Piola

Le nuove monoposto, fin dai primi giri nei test pre-stagionali in Bahrain, hanno dimostrato di aver recuperato il gap prestazionale, dando la sensazione di essere subito più veloci. In parte ha contribuito anche la Pirelli che ha messo a disposizione dei piloti gomme anteriori di nuova costruzione meno inclini al sottosterzo, consentendo una migliore guidabilità delle vetture. Ma anche in questo caso parliamo di valori ridotti che non spiegano l’evoluzione dei tempi sul giro.

E, allora, volendo approfondire il tema, è giusto allargare l’indagine ricordando che nel 2022, anno che ha fatto esordire le monoposto a effetto suolo, la crescita delle prestazioni è stata molto limitata per due fattori: primo, il fenomeno del porpoising – il saltellamento in rettilineo – ha costretto i tecnici ad alzare da terra le F1, registrando una perdita di downforce che ha penalizzato il tempo sul giro; secondo, l’attivazione della TD39, la direttiva tecnica che dal GP del Belgio ha introdotto nuove e più stringenti verifiche alle flessibilità dei pattini sotto alla scocca e una metrica capace di controllare le oscillazioni del telaio, hanno frenato i miglioramenti.

Fatte queste doverose premesse, utili a inquadrare il problema, bisogna riconoscere alla Red Bull l’indiscutibile capacità di aver saputo sviluppare una RB19 imprendibile, vittoriosa nelle cinge gare disputate, con ben quattro doppiette, a dimostrazione di un avvio di campionato semplicemente mostruoso, tale da annichilire il mondiale.

Siccome non c’è una ragione per cui i dati di simulazione della squadra di Milton Keynes debbano essere “taroccati”, verrebbe da dire che la partenza di Max Verstappen e Sergio Perez sia stata più perentoria di quanto pensassero gli stessi Adrian Newey e soci.

Se ci guardiamo alle spalle, vediamo solo l’Aston Martin, squadra rivelazione quest’anno, mantenere un rendimento costante alle spalle delle RB19, perché tanto Ferrari, quanto Mercedes hanno offerto prestazioni troppo altalenanti, finendo talvolta davanti alla “verdona”, ma più regolarmente dietro.

Verrebbe da dire che i due top team hanno mancato gli obiettivi: la Mercedes ha sbagliato la vettura, insistendo con la W14 “zero-pods”, mentre la Ferrari ha pasticciato nello sviluppo della rossa, mettendo in pista una monoposto molto critica.

La Red Bull, invece, ha capitalizzato il vantaggio tecnico acquisito nel 2022: vinto in largo anticipo il titolo, la squadra diretta da Christian Horner ha convogliato energie e risorse sulla RB19, macchina delle meraviglie che, per il momento, non ha mostrato particolari difetti.

Si potrebbe ipotizzare che la macchina di Milton Keynes sia nata meglio delle previsioni, tanto che Helmut Marko si stupisce dalla distanza a cui si trovano gli avversari. È indiscutibile il comportamento inadeguato di Ferrari e Mercedes, ma è altrettanto chiara la partenza a razzo della RB19.

Charles Leclerc, Ferrari SF-23

Charles Leclerc, Ferrari SF-23

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

È possibile che gli ingegneri aerodinamici del dt, Pierre Waché, abbiano portato in pista una monoposto già matura e a Baku abbiano “sparato” un pacchetto evolutivo, ben sapendo che nel corso dell’anno dovranno rallentare la ricerca in galleria del vento, dovendo scontare la penalità inflitta dalla FIA che limita il tempo nel wind tunnel per il mancato rispetto dei limiti del Budget Cap.

Sta di fatto che l’esplosione delle prestazioni Red Bull ha giustamente messo in allarme lo staff di Mario Isola: l’escalation dei tempi non è in linea con le simulazioni. E se già oggi si è arrivati ai valori di carico aerodinamico previsti alla conclusione delle 23 gare in calendario, è lecito domandarsi dove si potrà arrivare in questo 2023?

Gli pneumatici sono stati sviluppati e deliberati in funzione dei numeri che le squadre hanno messo a disposizione: se la linea di crescita delle prestazioni seguirà quanto abbiamo visto finora, ci può essere da parte della Pirelli un filo di preoccupazione quando arriveranno quelle piste particolarmente impegnative per gli pneumatici, come Silverstone, Spa e Suzuka, tanto per citare i tracciati più probanti.

Il quesito resta aperto e la FIA monitora i dati delle telemetrie, ma è indubbio che la Red Bull ha ingranato una marcia superiore che nessuno sembra reggere: con le monoposto aggiornate che cominceremo a vedere a Imola, potrebbe iniziare un’inversione di tendenza solo se i “bibitari” tireranno i remi in barca per cominciare lo studio della vettura 2024. Ma è più un’illusione che un presagio…

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