Renault, ultimo rombo da motorista: ad Abu Dhabi saluta la F1 lasciando un'eredità indelebile
La Casa francese saluta la Formula 1 come motorista ad Abu Dhabi, chiudendo oltre quarant’anni di storia e lasciando alle spalle non solo tanta nostalgia, ma anche un'eredità indelebile che ha scritto la storia di questo sporto conquistando in totale 23 titoli mondiali.
Tutti gli occhi del motorsport sono puntati su Abu Dhabi. La sfida mondiale tra Lando Norris, Max Verstappen e Oscar Piastri catalizza l’attenzione, ma l’ultimo weekend di questa lunga stagione porta con sé un significato più profondo: rappresenta l’addio alle vetture a effetto suolo, destinate a lasciare spazio a un nuovo ciclo tecnico, e alla Power Unit Renault.
Due elementi che si intrecciano. Dopo aver inizialmente sostenuto lo sviluppo di una nuova unità per il regolamento 2026, con il focus spostato sempre più sulla parte elettrica, Renault ha scelto di interrompere un progetto già avviato, salutando la Formula 1 come motorista. Una decisione maturata ai vertici del gruppo, dove hanno prevalso le ragioni tecniche ed economiche.
Dopo anni in cui la Power Unit francese ha faticato a tenere il passo dei rivali, i vertici hanno scelto di cambiare filosofia e affidarsi a Mercedes come cliente. Lo sviluppo interno di un motore comporta costi enormemente superiori rispetto all’acquisto da un costruttore già consolidato, con il rischio che l’investimento non produca benefici concreti se non si dispone di una Power Unit competitiva.
Pierre Gasly, Alpine
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Per i vertici del gruppo, l’investimento necessario per produrre un motore non trovava più giustificazione di fronte alla prospettiva di risultati migliori con un impegno economico più contenuto. Il budget cap per i motoristi è fissato sopra ai cento milioni di dollari l’anno, ma a questa cifra si sommano gli investimenti strutturali indispensabili per rendere la Power Unit realmente competitiva. L'idea era quella di rendere l'Alpine la "Ferrari francese", nelle parole usate dalla stessa Renault, ma quel progetto si è arenato.
Il passaggio all’era ibrida ha comportato investimenti enormi, sottovalutati all’epoca, e oggi la struttura francese si trova a operare con risorse limitate rispetto ai concorrenti. Inoltre, parte della produzione era affidata ad aziende esterne per la realizzazione di alcuni componenti chiave. Per questo la storica fabbrica di Viry, culla di 23 titoli mondiali in quattro decadi, sarà "riconvertita" per rendere l’intero gruppo Renault pronto al futuro, con un focus su nuove tecnologie come l’idrogeno.
La conclusione è inevitabile: oggi la F1 è il palcoscenico su cui Alpine vuole esaltare il proprio marchio, non esibire un motore. L’equilibrio economico impone profitti e la scelta di affidarsi a Mercedes nasce da una logica industriale che sacrifica parte del fascino che Renault ha regalato alla storia del Circus. Dalla rivoluzione del turbo negli anni Settanta agli ultimi quattro titoli consecutivi con Red Bull, passando per i due mondiali scolpiti da Fernando Alonso nel 2005 e 2006, Viry ha intrecciato tecnica e storia come pochi altri grandi marchi.
I messaggi dei meccanici sulla Power Unit Renault che scenderà in pista per l'ultima volta ad Abu Dhabi
Foto di: Alpine
Per rendere ancora più intenso questo addio, i meccanici hanno scelto di lasciare un segno indelebile: ciascuno di loro ha scritto un messaggio sulla Power Unit che vivrà la sua ultima corsa. Parole semplici, firme, ricordi che insieme diventano un mosaico di gratitudine e orgoglio, testimonianza di un impegno quotidiano che ha scandito la vita di Viry.
Il Gran Premio di Abu Dhabi non chiude soltanto una stagione, ma mette fine a un capitolo che ha attraversato più di quarant’anni di Formula 1, ora intriso soprattutto di nostalgia. Dodici titoli mondiali come motorista, undici piloti portati al trionfo, centinaia di vittorie: un patrimonio che ha inciso profondamente, lasciando un'eredità indelebile nello sport.
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