F1 | Addio PU Renault, de Meo: "Eravamo invisibili, serviva una scossa"
Renault ha spiegato le ragioni della sua decisione di abbandonare il progetto Power Unit alla fine del prossimo anno, confermando le ragioni finanziarie alla base della decisione, così come il fatto che il team fosse diventato invisibile sul piano delle performance, per cui serviva una scossa che fosse logica anche a livello economico.
L'ultimo giorno di settembre è coinciso con la decisione della Renault di chiudere ufficialmente il programma Power Unit di Formula 1 in ottica 2026, quando avrebbe dovuto debuttare la nuova unità per far fronte al cambio di regolamento tecnico voluto dalla FIA e Liberty Media per attrarre nuovi motoristi.
Questa decisione ha sicuramente attirato l'attenzione anche perché, dopo che era stata rivelata lo scorso luglio, per arrivare a una comunicazione ufficiale vi è stato un lungo iter che ha coinvolto i vertici del team transalpino, i dirigenti Renault e i sindacati della sede di Viry. Quest’ultimi chiaramente non volevano tagliare il progetto, non solo perché si trattava comunque di un aspetto importante per i tecnici transalpini, ma anche per il timore che nel passaggio ad altre attività potessero andare perduti dei posti di lavoro. Alcuni tecnici sono già stati liberati in direzione Ferrari, anche se chiaramente c'è un tornaconto comune.
Ma se l'abbandono del proprio motore a favore di un accordo con Mercedes per diventare clienti della casa tedesca ha certamente rappresentato un evento sismico, è stato piuttosto interessante che la notizia sia stata nascosta per il momento. O meglio, per ora l’Alpine ha solo confermato l’interruzione del programma 2026, senza aggiungere altro, limitandosi a sottolineare come il reparto F1 della squadra di Viry verrà trasformato in un centro di ingegneria ad alta tecnologia.
A dare un quadro più ampio della situazione è stato l'amministratore delegato di Renault Luca de Meo che, in un'intervista esclusiva al quotidiano francese L'Equipe, ha offerto alcune spiegazioni sui motivi alla base della decisione.
Esteban Ocon, Alpine A524
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images
Il denaro
È difficile negare che, in uno sport come la Formula 1, il denaro non abbia un suo ruolo centrale in quelle che sono le scelte dei grandi costruttori. Per quanto Renault abbia una grande tradizione alle spalle sul lato motoristico, essendo stata presente nella massima serie a ruote scoperte sin dagli anni Settanta, è indubbio che portare avanti il progetto Power Unit abbia dei costi. La FIA ha imposto dei chiari vincoli di budget per far sì che anche sul fronte motore le spese fossero più contenute, ma un costruttore deve comunque essere pronto a investire cifre ingenti per portare avanti il progetto.
Mentre il personale Renault addetto ai motori ha ripetutamente parlato del fatto che il progetto della PU 2026 era in linea con le attese per quanto riguarda i target prestazionali che si erano prefissati i tecnici, de Meo ha sottolineato che, sebbene la telefonata sia stata "straziante", alla fine uno dei motivi che ha portato alla decisione è legato ai dati finanziari.
"Sono un manager. Gestisco una società quotata in borsa. E devo ripensare al progetto F1, per vincere finalmente. Quindi sto cercando delle scorciatoie per raggiungere questo obiettivo. Siamo diventati invisibili. Altri due anni così e il progetto si sgonfierebbe completamente. Dovevamo dare una scossa a tutto questo. Con una logica finanziaria", ha raccontato de Meo nell’intervista al quotidiano L'Equipe.
Per de Meo, investimento richiesto per la produzione di un motore non ha senso quando c’è la possibilità di ottenere risultati simili con una spesa più contenuta. Infatti, con l’introduzione del budget cap anche per i motoristi, si parla di una cifra di circa cento milioni di dollari l’anno, a cui però va aggiunto tutto un discorso importante di fondo, ovvero gli investimenti necessari per rendere la Power Unit vincente sul fronte delle strutture. Infatti, in vista del nuovo regolamento i team avranno l’opportunità anche di usare nuovi banchi, il che richiede un ulteriore investimento e Renault ha spesso fatto affidamento su alcuni fornitori esterni per acquisire tecnologie.
Luca de Meo, Direttore Generale del Gruppo Renault
Foto di: Michael Potts / Motorsport Images
Chiaramente, gli appassionati di Formula 1 vedono più l’aspetto sportivo della situazione, perché dover fare i conti con un marchio come Renault che abbandona sul piano motoristico la massima categoria non è qualcosa che fa piacere. Tuttavia, de Meo ha sottolineato l’aspetto finanziario: “I veri appassionati non sono preoccupati da questo calcolo. Io sì", ha detto.
De Meo ha infatti spiegato che le nuove regole in arrivo per il 2026, con una maggiore attenzione all'efficienza e all’importanza della parte elettrica, hanno messo in evidenza i costi, soprattutto per un marchio che negli ultimi anni ha mostrato qualche carenza su questo fronte. Indubbiamente, le Power Unit 2026 avranno una base di fondo differente rispetto a quelle attuali, ma sarà comunque una sfida.
De Meo ha spiegato che Viry, con 340 dipendenti in F1, non ha alcuna possibilità di competere con la Mercedes che, secondo lui, ne impiega 900. Ha aggiunto: "Hanno i banchi di prova e le batterie. Loro hanno banchi di prova che noi non abbiamo. Il passaggio all'era ibrida ha richiesto investimenti importanti che sono stati sottovalutati all'epoca. Noi operiamo, strutturalmente, con tre cilindri quando gli altri ne hanno otto”.
"Quando sono arrivato quattro anni fa, il gruppo voleva fermare il progetto F1. Se c'è ancora, è perché l'ho salvata. Ma non abbiamo la struttura per essere all'avanguardia nello sviluppo della chimica delle batterie, nella gestione del software e nel recupero dell'energia. Non si tratta solo di mettere un motore sul banco e dire: "Ehi capo, sto facendo 415 kW!""
PU Alpine
Foto di: Giorgio Piola
La questione del marketing
La F1 è stata a lungo un prezioso strumento di marketing per i produttori di motori, che hanno contato sul fatto che il successo fosse seguito dalle vendite negli showroom. Ma de Meo suggerisce che i legami tra la F1 e le auto da strada si sono ormai offuscati, poiché la gente associa i marchi automobilistici a cose diverse.
Il successo di Aston Martin in pista, ad esempio, dovrebbe far aumentare le vendite delle sue auto da strada. Lo stesso vale per la McLaren. De Meo è convinto che il valore di costruire il proprio motore sia ormai scomparso. "Gli sponsor vengono per una squadra, non per un motore. I partner firmano con la McLaren, non con la Mercedes sotto il cofano. Il pubblico della F1 è cambiato. Si è allargato ai giovani e alle donne. Questa nuova clientela ha un'interpretazione diversa di questo sport”.
"Noi sosteniamo un pilota, un colore, un marchio. Non un motore. Alpine, vista la nostra posizione in classifica, sta perdendo bonus. Gli sponsor sono rari. Abbiamo un buco. I miei azionisti sanno contare. Alpine deve fare soldi".
Il sogno di De Meo era anche quello di costruire una squadra che potesse diventare un simbolo francese a livello nazionale, che avesse al suo centro un cuore transalpino, ma il progetto è fallito perché non vi è stato il giusto supporto: "Volevo creare una squadra francese, la Ferrari francese. Ho messo due piloti francesi sui sedili: si sono schiantati l'uno contro l'altro".
"Se fate un giro con me su una A524, non c'è un solo sponsor francese. Neanche uno! Ho bussato a molte porte. Invano..."
Esteban Ocon, Alpine A524
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
Le continue voci sulla vendita
All'inizio dell'anno è stato suggerito che la chiusura del progetto di motori di F1 da parte di Renault fosse un passo fondamentale per la messa in vendita della squadra. La notizia è stata ripetutamente smentita negli scorsi mesi ma è chiaro che questa mossa abbia alimentato nuovamente queste voci, anche perché sarebbe molto più semplice vendere il team senza doversi accollare il discorso Power Unit: per una cordata di investitori, ad esempio, avrebbe più senso gestire solamente il team che dover anche seguire il programma Power Unit, che interessa principalmente alle grandi case.
De Meo ha però spiegato ancora una volta perché non voglia intraprendere questa strada, perché con il recente boom della Formula 1, per lui i team continueranno a salire di valore. "Ricevo telefonate ogni 15 giorni da finanziatori, eccentrici, che vogliono entrare in F1. Sanno che dopo il 2026 costerà molto di più”, ha detto De Meo, riferendosi al fatto che, realisticamente, con il nuovo patto della concordia il prezzo per entrare in Formula 1 sarà molto più ampio, dato che probabilmente si partirà da una base che supererà i 500 milioni rispetto ai 200 attuali per fondare un nuovo team.
"Se oggi ti danno un miliardo di sterline per prendere la squadra, due anni dopo saranno in grado di rivenderla al doppio. Qui è pieno di speculatori. Ho rifiutato 50 volte. Una squadra varrà presto tra i 3 e i 5 miliardi di dollari. Non ho intenzione di vendere, non sono stupido”, ha aggiunto de Meo, riferendosi al fatto che anche i team continueranno a crescere di valore, per cui entrare in Formula 1 sarà ancora più dispendioso, quindi esserci già rappresenta un valore importante per un marchio.
"Essere in F1 è essenziale per il marchio Alpine. Siamo in un club chiuso. Dà credibilità al marchio tra gli appassionati di auto. Non abbiamo bisogno di questi soldi".
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments