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Addio Campos, il Motorsport spagnolo ti deve essere grato

L'ex pilota di Formula 1 della Minardi si è spento nella notte per una dissezione aortica all'età di 60 anni: Adrian è stato la persona che più ha creduto nel lancio di piloti iberici e ha avuto la caparbietà di creare una sua filiera che ha portato molti talenti alla ribalta, compreso Fernando Alonso. Ecco la bella storia di un uomo che ha inseguito i suoi sogni concretizzandoli nei giovani che ha formato e cresciuto a Valencia.

Addio Campos, il Motorsport spagnolo ti deve essere grato

Se ne è andato in punta di piedi, all’improvviso. Adrian Campos è scomparso nella serata di ieri a causa di una dissezione aortica, a soli sessant’anni, una notizia che scioccato il mondo del Motorsport. Incredulità, poi la conferma.

Adrian è stato colto di sorpresa, mentre era impegnato a portare avanti i suoi programmi sportivi, rigorosamente a modo suo, a costo di andare controcorrente pur di seguire l’istinto e la visione che lo hanno portato a vivere un sogno e a regalarne tanti, anche più grandi del suo.

Negli Anni Settanta in Spagna il mondo dei motori era per lo più a due ruote, e la passione di Campos trovò inizialmente sfogo nelle corse di modelli radiocomandati, una disciplina in cui si laureò campione nazionale nel 1980.
“Mentre i miei coetanei erano sui kart – ha raccontato – io avevo a disposizione un telecomando, e me lo facevo andar bene”.

Poi nel 1983 arrivò l’opportunità di salire su una monoposto vera, lasciò la Spagna puntando direttamente sul campionato Europeo di Formula 3, una delle serie più competitive in assoluto. Ci restò tre stagioni, e nel 1985 arrivò la terza posizione nella serie tedesca.

Di colpo, la Formula 1

Nel 1986 accadono tante cose, l’esordio in F.3000 ed i primi test in Formula 1, al volante di una Tyrrell. È il passaggio verso un posto a tempo pieno nel Circus, che si concretizza grazie all’accordo con la Minardi, dove affianca Alessandro Nannini al via del Mondiale di Formula 1 1986. Resterà nel team italiano anche la stagione successiva, con il connazionale Luiz Perez-Sala, disputando in tutto 21 Gran Premi.

La mancanza di risultati lo convince a dedicarsi ad altri progetti (fonda la Bravo F1, che diventerà poi in altre mani il team Simtek F1) ma il richiamo della pista si fa risentire nei primi anni ’90, quando Adrian torna ad indossare casco e tuta nel campionato Turismo spagnolo, serie che si aggiudica nel 1994 con un'Alfa Romeo. L’attività da pilota prosegue fino al 1997, quando disputa la 24 ore di Le Mans, poi decide che è tempo per passare ad altro.

Campos Racing trampolino dei giovani spagnoli

Adrian è sempre in pista, ma questa volta nelle vesti di proprietario e team principal della neonata Formula Nissan, una serie che prende forma in Spagna ma che nel corso degli anni diventerà un campionato di riferimento in Europa.

L’esordio è vincente, la Campos Racing porta al successo Marc Gené, che si impone in modo perentorio. Adrian non vuole solo vincere, ma l’idea è quella di garantire ai giovani spagnoli un programma per poter proseguire la loro carriera, fino alla Formula 1:
“In pratica quello che non ho avuto io – ha spiegato in più occasioni – perché in Spagna in quegli anni il motorsport era rally e moto. Il resto era tutto da creare, così mi sono dato da fare”.

Adrian ospita i pilota a casa sua, a Valencia, e vivono insieme al direttore tecnico che ha voluto sin dal primo giorno, Ermanno Cuoghi, storico meccanico della Ferrari ai tempi dei Mondiali di Lauda. Nel 1999 nella casa di Valencia si stabilisce anche un giovane kartista, ai suo primi passi in monoposto: viene da Oviedo e si chiama Fernando Alonso.

Campos ha sponsor, e non chiede soldi ai suoi piloti (alcuni sono anche stipendiati): “Ho la fortuna di avere delle aziende che credono in me – ha sempre chiarito - devono sentirsi professionisti e responsabilizzati”.

Adrian trova chi stava cercando: Alonso

Alonso si presenta subito nel migliore dei modi, e Campos sa che è l’embrione di qualcosa di speciale. La carriera di Fernando lo confermerà e in tanti si vanteranno di essere stati gli scopritori di questo ragazzo di Oviedo, ma Campos l'ha sempre lasciato perdere, restando nell’ombra pur sapendo di essere stato il passaggio cruciale nel percorso di Alonso.

Fernando viene seguito fino allo sbarco in Renault, poi Adrian si fa da parte. Poca vetrina e via con le prossime sfide, perché grazie a lui la Spagna sta diventando uno dei paesi emergenti nel motorsport europeo.

Mentre Alonso diventa una stella di prima grandezza nel Motorsport, la Campos Racing cresce nella World Series by Nissan, nella Formula 3 spagnola e nel 2005 arriva lo sbarco in GP2.

Sempre a modo suo, ovvero crede in un pilota, non serve budget, anzi, viene stipendiato, come accadde con Giorgio Pantano nel 2007.

“Gli dai una macchina da quarta fila, e lui ti vince la gara – dirà a proposito del pilota veneto – come fai a resistere alla tentazione di prenderlo?”.

Dalla GP2 alla Formula 1

La squadra ha successo e nel 2008 vince il titolo GP2 riservato ai team, ma Campos guarda avanti, e due anni dopo arriva l’ingresso in Formula 1, con il progetto Hispania Racing Team, l’HRT. Avventura ambiziosa, ma che si scontra (così come gli altri due team Marussia e Caterham) con la dura realtà di una Formula 1 in cui senza grandi risorse economiche non c’è spazio

Nella stagione 2015/16 Campos affianca ai team GP2 e GP3 la squadra di Formula E, che gestisce il progetto della cinese Nextev conquistando il titolo con Nelson Piquet jr., ma il suo occhio non perde mai di vista il mondo dei giovani.

Sono tantissimi i piloti che passano nel corso degli anni nella sede valenciana della Campos Racing, una tappa obbligata per tutti i giovani spagnoli che aspiravano ed aspirano ad una carriera da professionisti, ed insieme a loro meccanici, ingegneri e addetti stampa.

Nel corso degli ultimi vent’anni in Spagna sono nate molte realtà da corsa, squadre che in alcuni casi hanno anche raggiunto un buon successo, per poi naufragare alle prime difficoltà. L’unico riferimento è sempre stato la Campos Racing, un punto fermo.

Ha dato molto più di quanto gli è stato riconosciuto

Non tutto però è stato in discesa, per Adrian ci sono state giornate trionfali e momenti difficili, e non solo sul fronte economico.

Confidò di aver incassato un duro colpo quando nel 2015 all’inaugurazione del museo di Fernando Alonso ad Oviedo non fu invitato, ma alla fine voltava pagina con una rapidità impressionante.
“Fernando farà bene - ha detto recentemente in merito al ritorno dello spagnolo in Formula 1 – si diverte ancora, ed è ciò che serve per far bene”.

Ha visto il suo sport e il suo paese crescere insieme in modo impressionante ed in breve tempo, ma non ha mai voluto sottolineare il suo fondamentale contributo. Ciò che importava era la prossima gara, il prossimo progetto o un nuovo ragazzino da valutare, sempre con il solito inscalfibile entusiasmo:
“Adrian, ma non sei stanco? Mi stanco poco, e solo quando non sono in pista”.

Un vero ‘racer’, che ha vissuto il mondo dei motori in tanti ruoli e sempre animato dalla stessa passione. Sono in tanti a dovergli molto, e su tutti il motorsport spagnolo, che senza Adrian Campos sarebbe stato (e sarebbe oggi) ben altra cosa.

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