F1 | Addio a Enrico Benzing, giornalista e tecnico aerodinamico sopraffino
Il milanese ci lascia a 93 anni dopo una lunghissima carriera alla Gazzetta dello Sport, Il Giornale e Autosprint: è stato maestro di più generazioni di giornalisti ed è stato fra i primi a spiegare i segreti dell'aerodinamica. Lascia un tributo di libri e pubblicazioni che sono la scia di una passione profonda e colta.
Enrico Benzing con Enzo Ferrari
Foto di: Motorsport.com
Aveva proprio l’aria del professore. Di quello che ne sapeva una pagina in più del libro. E per questo incuteva timore o meglio grande rispetto: ogni volta che apriva bocca sapeva cosa diceva e non sbagliava un colpo. Uomo di grande e raffinata cultura: ha fatto della passione per le corse un qualcosa che è andato oltre l’entusiasmo dell’appassionato, spinto dalla bramosia del sapere. Enrico Benzing si è spento a Segrate a 93 anni, ma dell’ingegnere e giornalista milanese rimangono indelebili tracce di studi, libri, pubblicazioni, saggi di tecnica, monografie e apprezzati cataloghi ragionati.
Figlio dello scrittore Mario Benzing, Enrico si era laureato in ingegneria meccanica, ma la sua passione era l’aerodinamica. Il suo libro Wings resta una pietra miliare per i giovani che vogliono scoprire i segreti sull’andamento dei flussi sulle monoposto di F1.
È stato responsabile delle rubriche motoristiche e inviato ai GP per “La Gazzetta dello Sport”. Indro Montanelli nel 1974 lo aveva voluto a “Il Giornale” dove è rimasto oltre quarant’anni, ma è stato anche esperto di tecnica per Autosprint quando la telemetria neanche si sapeva cosa fosse. Ma a parlare erano i suoi numeri, i suoi grafici frutto di studi ed analisi accuratissime.
Enrico è stato Commissario tecnico della Federazione Motociclistica Italiana e consulente della FIA. Apprezzatissimo dalle squadre, ha spesso collaborato con alcuni team di prestigio disegnando i diversi profili alari per adeguare la monoposto alle caratteristiche delle diverse piste.
Conosceva a memoria tutte le misure normative che riguardavano le F1, non aveva bisogno di consultare i regolamenti perché i dati erano stampati nella sua testa. E, spesso, non si fidava nemmeno dei numeri dichiarati ufficialmente dai team nelle schede tecniche. Aveva studiato metodi molto personali per determinare con precisione il passo delle vetture e le altre misure vitali delle monoposto. Sapeva quanto fossero lunghe le scarpe e in pit lane non era raro vederlo contare quanti piedi ci stavano per definire l’interasse.
Anche il suo calcolo delle potenze dei motori era considerato molto attendibile e credibile, offrendo un contributo alla conoscenza che era apprezzato anche dai tecnici delle singole squadre. Ma attenzione, sarebbe sbagliato, sbagliatissimo relegare l'ing. Benzing come tutti lo chiamavano all'uomo tutto d'un pezzo, inscalfibile. In realtà con chi si era meritato la sua fiducia diventava spassoso, divertente con battute e barzellette che venivano anticipate dallo sguardo sempre sorridente.
Negli ultimi anni si era ritirato a vita privata, senza aver prima animato il suo sito web regalando di tanto in tanto delle pillole di saggezza: era stato il primo giornalista nel 2019 a segnalare che c’era qualcosa di anomalo nell’erogazione della benzina della Ferrari attraverso il flussometro.
Non deve stupire, quindi, se con tanto rigore professionale Benzing abbia raccolto in carriera i premi più prestigiosi: nel 1963 si era aggiudicato nel 1963 la prima edizione del premio"Dino Ferrari”, mentre nel 1977 si era meritato il “Premiolino” per un'anteprima su Enzo Ferrari. Ci ha salutato un decano che è stato forse l'ultimo rappresentante di un modo di raccontare il Motorsport che non esiste più.
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