F1 2027: si va verso l'aumento delle Sprint. Ma è davvero questa la strada giusta da seguire?
Il numero di Sprint per la stagione 2027 di F1 dovrebbe essere maggiore delle 6 previste per quest'anno. Eppure, per com'è pensato oggi, il format con la gara corta presenta criticità sotto diversi punti di vista. E se i format fosse ripensato? Ecco la proposta della nostra edizione.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images
Una Formula 1 sempre più eccitante, coinvolgente e senza "momenti morti". Ormai da diversi anni Liberty Media sta lavorando in questa direzione, con il preciso intento di attirare sempre più pubblico generalista e aumentare così le presenze in autodromo - già cresciute a dismisura - offrendo sessioni potenzialmente al fulmicotone, abbattendo momenti che solo in apparenza sembrano interlocutori, ma che per i team, i piloti e chi si occupa degli pneumatici significano tanto in termini di messa a punto del mezzo e di comprensione della pista.
Il presente parla di 6 Sprint Race su 24 appuntamenti (anche se potrebbero essere 23, data la situazione critica in Medio Oriente per via del conflitto tra Iran e Stati Uniti). Il futuro, però, dovrebbe presentare una situazione diversa. Le Sprint, infatti, sono destinate a crescere di numero, passando da 6 a 9 o 10. Questo andrebbe a significare oltre un terzo di fine settimana con il format che prevede un solo turno di prove libere, la Sprint Qualifying che determina la griglia di partenza della Sprint, la Sprint Race e poi le canoniche qualifiche del sabato e gara domenicale, lasciando così il solo turno del venerdì per poter lavorare esclusivamente sulle vetture, senza pensare al risultato.
Il presidente e amministratore delegato della F1, Stefano Domenicali, ha recentemente parlato ai microfoni di Sky Sports UK riguardo il presente e il futuro delle Sprint in Formula 1: "Se ricordate, all'inizio le persone erano sempre scettiche riguardo a ciò che stavamo facendo, e credo che avessimo il dovere di essere coraggiosi e di pensare fuori dagli schemi".
Stefano Domenicali, CEO Formula 1
Foto di: Dom Gibbons / Formula 1 via Getty Images
"Penso che si veda l'effetto (positivo che hanno avuto). Con le persone che avevamo venerdì a Silverstone, se non offrissi qualcosa che abbia un impatto concreto sarebbe sbagliato. Penso che questa sia la strada da seguire e stiamo lavorando per annunciare una cifra più alta per il futuro, che verrà comunicata molto presto, contestualmente alla pubblicazione del calendario".
Il concetto, di per sé, non sarebbe sbagliato. Se si vuole attirare un certo tipo di pubblico - generalista, per l'appunto - è normale provare a garantire momenti eccitanti a più non posso, così da tenerlo incollato ai device (tv, smartphone, tablet) o al seggiolino in autodromo. In una società dove le notizie invecchiano in pochi secondi e che è schiava dello scroll sui social network, momenti interlocutori potrebbero rappresentare il principale nemico.
Proprio questo può essere legato alle Sprint stesse. Diciamo questo perché le gare corte al sabato mattina vengono letteralmente sovrastate poche ore più tardi dalle qualifiche, il turno che va a definire la griglia di partenza della gara domenicale. Il grande evento del weekend.
L'effetto che genera la Sprint dura poco. Dura poco negli spettatori, che vengono rapidamente catturati dall'attesa e l'eccitazione per le prove ufficiali del sabato pomeriggio, ma anche da parte dei piloti stessi. E' infatti facile notare come quasi tutti i piloti vincitori di una Sprint escano dalle rispettive monoposto senza festeggiare in modo vistoso il successo appena conseguito.
Se anche i piloti ritengono il successo della Sprint - nonostante la conquista di punti validi per i Mondiali - come qualcosa da non dover festeggiare come un reale successo, allora questo porta a screditare la gara corta anche agli occhi di chi la guarda. Se si crede davvero sul prodotto Sprint, allora viene da chiedersi perché non cercare di valorizzarlo maggiormente per chi ci corre e chi può guardarla?
In questo momento, infatti, sembra che la Sprint sia un contenuto da aggiungere al fine settimana, non qualcosa che possa realmente avere un'importanza anche sportiva davvero di peso. Che cos'è, oggi, la Sprint? Un modo per soppiantare due turni (mettiamoci anche la Sprint Qualifying del venerdì pomeriggio) in apparenza di poca importanza per il pubblico, ma dal peso specifico considerevole per team e piloti.
Stefano Domenicali, nella recente intervista che ha rilasciato ai media pochi giorni fa proprio poco prima della pausa estiva che il Circus iridato sta osservando in questo momento, ha spiegato quale sia l'obiettivo della F1.
"Noi dobbiamo fare in modo che chi viene in circuito viva un'esperienza straordinaria. E i numeri sono incontestabili: i biglietti venduti sono un dato oggettivo. Le persone vogliono essere presenti dal vivo, che sia dalle tribune oppure attraverso le diverse esperienze hospitality offerte dal Paddock Club. Naturalmente esistono proposte differenti, con prezzi e servizi diversi, ma il fatto è che gli eventi sono sold out perché la gente vuole esserci e vivere qualcosa di unico".
"Oggi, però, la cosa più importante è ricordare che noi non competiamo con altri sport. Competiamo con tutto ciò che una persona può scegliere di fare nel proprio tempo libero: andare a teatro, al cinema, a un concerto oppure vivere qualsiasi altra esperienza".
"Per questo motivo è fondamentale offrire contenuti e un'esperienza che giustifichino il costo del biglietto. Deve essere qualcosa di migliore rispetto alle alternative, altrimenti le persone sceglieranno altro. Ed è esattamente quello che sta accadendo", ha detto Domenicali.
Ecco perché le Sprint aumenteranno e, probabilmente, continueranno a farlo in futuro. Ma per ogni azione è bene considerare anche una reazione. E non solo farlo a breve termine, ma anche a medio e lungo.
L'attuale regolamento ha già provocato un malcontento poco celato da parte degli appassionati di F1 di vecchia data, quelli che hanno rappresentato e rappresentano ancora lo zoccolo duro, il cuore che sostiene la Formula 1 nel mondo. Piloti più impegnati a gestire l'energia che a sfidarsi al massimo delle possibilità è un cambio radicale che è stato poco assimilato da chi guarda i gran premi da decenni e non ne perde uno per alcun motivo al mondo.
L'introduzione delle Sprint, ormai avvenuta da qualche anno, è stato un altro elemento che ha creato perplessità. Prima o poi, il numero di appassionati generalisti che la F1 riuscirà ad attrarre si ridurrà. Ora stiamo vivendo un autentico boom, così come ha ricordato Domenicali, ma è irrealistico pensare che tutto questo potrà durare in eterno.
Potrebbe bastare un cambio di regolamento nella direzione non corretta (rispetto a ciò che si vuole ottenere) per dissipare tutto questo. E allora quella che viene chiamata "fanbase" risulterà ulteriormente importante. Ma se quella base di appassionati non viene tenuta in considerazione, potrebbe essere un salto nel vuoto molto più profondo di quanto ci si possa immaginare.
Foto dei piloti di F1 2026
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Per costruirsi una credibilità servono anni. Per perderla, invece, basta un attimo. Non può passare in secondo piano, inoltre, l'impegno degli addetti ai lavori. Aggiungere 10 gare - seppure più brevi - alle 24 della domenica significa portarle a 34 in stagione. E se questo trend dovesse proseguire, il Circus si troverà a effettuare 48 gare tra Sprint e quelle canoniche. Questo andrà a impegnare e, probabilmente, anche a stressare gran parte dei membri del team. E non passi in secondo piano il fattore fisico e psicologico dei piloti: in una stagione già allungata a dismisura, aumentare le gare potrebbe portare controindicazioni e a carriere più corte dei piloti.
Diversi di essi hanno una passione viscerale, un sacro fuoco per la competizione. Ma ripetere uno sforzo immane per uno, due, cinque, dieci anni, potrebbe cambiare e non poco la percezione dei grandi protagonisti che, in fin dei conti, rischiano la vita quasi ogni domenica dell'anno. Davvero vogliamo rischiare anche solo di perdere campioni e coloro che regalano spettacolo con le loro manovre a causa dell'assenza di pause e di momenti in cui dedicarsi anche solo alla messa a punto del mezzo e delle traiettorie?
Avere più momenti eccitanti vale davvero di più che avere per 3 lustri piloti del calibro di Verstappen, Antonelli, Hamilton, Leclerc, Norris, Piastri (e così via)? Lo spettacolo viene dato da chi lotta in pista, dai sorpassi, dalle scelte e dalle conseguenze. Aumentare le volte che tutto questo può essere visto nel corso di un fine settimana, non risolve l'equazione "Più turni decisivi = più spettacolo". Anzi, sul medio-lungo periodo può rappresentare proprio un'arma a doppio taglio. La F1 è davvero disposta a rischiare tutto questo? E a che prezzo?
La proposta: sostituire le Libere 3 per movimentare il weekend
Fare critiche, spesso, è molto facile. Ma siamo dell'idea che sia giusto anche essere propositivi. Ecco perché, analizzando il fine settimana standard, pensiamo sia corretto avanzare una piccola proposta.
La strada presa con le Sprint sembra chiara. Aumenteranno l'anno prossimo e, salvo clamorose sorprese, continueranno a farlo anche negli anni successivi. Forse non vedremo la Formula 1 replicare in toto la MotoGP, con Sprint al sabato e gara lunga alla domenica ogni fine settimana, ma per Liberty avere più turni interessanti è un obiettivo concreto.
Lewis Hamilton, Ferrari, Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
“Il nostro formato Sprint continua a guidare una maggiore affluenza il venerdì e presenze giornaliere più solide durante tutto il fine settimana di gara ... ci aspettiamo di espandere il numero di Sprint per il prossimo anno e di fornire ulteriori dettagli a breve. Vogliamo farlo nel modo giusto perché, naturalmente, questo ci permetterà anche di assicurarci che la scarsità rimanga un valore. Se infatti dal punto di vista commerciale andassimo ovunque, è chiaro che non sarebbe più un valore”, ha detto Domenicali in una recente riunione con gli investitori di Liberty Media.
La strada presa da chi detiene i diritti commerciali del Circus iridato è tracciata, quindi con più spettacolo possibile per attirare persone anche nei giorni precedenti alla gara domenicale. Ecco perché, dando un'occhiata al format classico di un fine settimana di Formula 1, è facile individuare nelle Libere 3 il vero punto debole del weekend.
Libere 1 e 2 servono ai team per preparare qualifiche e gara attraverso la messa a punto di assetti e strategie gomme. L'ultimo turno di libere viene svolto in un momento della giornata distante da quello in cui vengono fatte qualifiche e gara, spesso anche con condizioni di pista piuttosto differenti. Insomma, non vogliamo spingerci a definirlo “inutile” - quello non lo è - ma certamente quello più sacrificabile rispetto alle Libere 2 del venerdì pomeriggio.
Qualora si volesse davvero dare maggiore importanza alla Sprint, o modificare definitivamente il format dei fine settimana adottando la gara corta in pianta stabile, perché non spostare le qualifiche a inizio pomeriggio del sabato e concludere la seconda giornata di pista con la Sprint? La gara corta diverrebbe così l'evento principale del sabato, con tutta la “coda” di commenti, analisi e dichiarazioni legata proprio ai 100 chilometri di lotta in pista.
Questo vorrebbe dire, ovviamente, mettere meno in luce le qualifiche (che potrebbero però definire le griglie delle due gare). Ma, a quel punto, si andrebbe a realizzare un sabato di eccezionale interesse, lasciando però il venerdì ai team per mettere a punto le vetture e migliorare la visibilità della Sprint stessa.
Lo vogliamo ripetere, senza avere alcun tipo di velleità: si tratta solo di una proposta che considera gli obiettivi di Liberty Media. Ma potrebbe essere un buon compromesso per far digerire meglio il fine settimana Sprint agli spettatori (soprattutto a quelli “storici” del Circus iridato) e, allo stesso tempo, dare più importanza e valore alla gara corta anche dal punto di vista sportivo e mediatico.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments