Intervista

Formula 1 GP d'Arabia Saudita

Domenicali esclusivo: "Vorrei una F1 più strategica e meno tattica"

Il capo di F1 Group incassa la fiducia di Liberty Media con il rinnovo di cinque anni e mette le basi ai GP del futuro: "Le PU 2026 non si discutono, non si cambiano le regole. Crediamo sia giusto offrire possibilità di recupero a chi si troverà indietro". Stefano vuole cambiare approccio: meno tatticismi dei team e più condivisione. Vediamo come.

Roberto Chinchero

Roberto Chinchero

Modificato: 16 apr 2025, 14:31

Copia link

Condividi su Facebook

Condividi su Twitter

Condividi su WhatsApp

Condividi su Linkedin

Condividi su Pinterest

Condividi su Viber

Aggiungi come fonte preferita

Stefano Domenicali

Stefano Domenicali

Foto di: Andrea Diodato - Getty Images

Il rinnovo di contratto che ha confermato Stefano Domenicali alla guida di Formula 1 Group per i prossimi cinque anni è arrivato quasi per acclamazione. “L’aspetto per me più importante è aver avuto la fiducia totale da parte dei vertici di Liberty Media, mi hanno garantito la massima libertà nell’impostare la squadra ed il sistema che servirà per continuare il percorso di crescita. Personalmente mi ha fatto anche molto piacere sentire il riconoscimento dell’ambiente”.

Non è scontato in Formula 1 raccogliere consensi trasversali, anzi, è cosa rara. Tutto si evolve molto velocemente, e solo due giorni dopo aver ufficializzato il prolungamento di contratto con Liberty Media, Domenicali ha firmato il nuovo Concorde Agreement, ovvero la piattaforma commerciale che definisce il futuro finanziario della Formula 1.
“Gli aspetti economici sono definiti, ora manca la parte di governance nella quale, oltre alle squadre, è coinvolta anche la FIA. È un altro passaggio chiave in ottica futura perché garantisce la stabilità regolamentare. Uno degli aspetti che vogliamo cambiare è quello di avere un approccio più strategico e meno tattico sui temi che riguardano il nostro mondo della Formula 1, quindi ci vuole il coinvolgimento della FIA e delle squadre”.

Stefano Domenicali con il presidente FIA, Mohammed Ben Sulayem, e il principe del Bahrain, Salman bin Hamad Al Khalifa

Stefano Domenicali con il presidente FIA, Mohammed Ben Sulayem, e il principe del Bahrain, Salman bin Hamad Al Khalifa

Foto di: Giuseppe Cacace - AFP - Getty Images

Restiamo sulle decisioni strategiche. Negli ultimi mesi si è parlato molto di varie filosofie di motorizzazioni che la Formula 1 potrebbe adottare nel medio e lungo periodo. Qual è la tua posizione in merito?
“Due anni fa avevo espresso (in un’intervista concessa a Motorsport.com) quella che era la mia visione strategica del futuro della Formula 1, ed è ciò che sta emergendo ora. In Bahrain abbiamo avuto un incontro con la FIA e tutti i Costruttori di motori presenti oggi ed anche in futuro, visto che era presente anche la GM. Credo che ci siano state delle forzature. Poiché sul tavolo c’erano delle discussioni sul futuro, qualcuno ha provato a proporre un’estensione del regolamento attualmente in vigore. Sarebbe stato assolutamente sbagliato, bisogna avere rispetto nei confronti di chi ha investito cifre ingenti in un progetto complesso e costoso, cambiare le carte in tavola sarebbe stato un messaggio sbagliato. Se avessimo messo in discussione le scelte fatte in precedenza (in materia di PU) avremmo commesso un errore gigantesco”.

Quindi avanti senza più alcun ripensamento?
“Nulla ci vieta di poter ancora lavorare per migliorare il pacchetto. La Federazione Internazionale, insieme ai Costruttori e alle squadre, può sempre valutare se ci sono degli aspetti migliorabili. Siamo alla vigilia di un cambio di regolamenti epocale e, personalmente, credo sia molto importante che tutto il sistema accetti di permettere un’accelerazione dei tempi di recupero di un Costruttore qualora dovessimo constatare una differenza importante di performance. Trovo che sia un tema da affrontare assolutamente in tempi brevi, è una situazione che potrebbe capitare a tutti”.

Non sarà un passaggio semplice considerando l’approccio alla competizione che c’è sempre stata, e c’è ancora, in Formula 1…
“Credo che tutti dobbiamo ragionare in un'ottica strategica. Avere una squadra dominante per troppo tempo non fa bene a nessuno, il nostro sport sta vivendo un momento di crescita straordinaria, a livello di piattaforma internazionale è diventato un riferimento, di questo dobbiamo essere da un lato orgogliosi e dall'altro molto prudenti”.

Max Verstappen, Red Bull Racing: i cicli troppo lunghi di dominio non fanno bene alla F1 per Domenicali

Max Verstappen, Red Bull Racing: i cicli troppo lunghi di dominio non fanno bene alla F1 per Domenicali

Foto di: Bryn Lennon - Getty Images

Hai vissuto sul campo il periodo 2009-10 quando ci fu la grande fuga da parte di più di metà delle Case automobilistiche che erano impegnate in Formula 1. Considerando che l’economia mondiale oggi è tutt’altro che stabile, è uno scenario che credi possa ripresentarsi?
“Sarebbe sbagliato non pensarci, soprattutto perché l’economia sta attraversando un momento non semplice, il gruppo Renault ha lasciato la Formula 1 dopo tantissimi anni. Ci tengo a chiarire un aspetto, ovvero che per noi le grandi Case sono fondamentali, ma siamo grandi abbastanza da sapere che se dovesse malauguratamente presentarsi una crisi importante del settore, i grandi gruppi dell’automotive potrebbero essere obbligati a fare delle scelte, anche difficili".

"Per questo credo che da parte nostra sia importante valutare una semplificazione ed una riduzione sostanziale dei costi, così come lavorare per mantenere un legame tecnico con lo sviluppo di tecnologie che possano essere utili anche alla mobilità stradale, come è il caso delle benzine sostenibili, una soluzione che si può affiancare sul mercato all’offerta elettrica. Sono scelte che possono aiutare i Costruttori a rimanere con noi, oppure, nel caso di una crisi importante che dovesse obbligare i marchi a sospendere i programmi sportivi, ci consentirebbero di reagire in maniera indipendente per trovare delle soluzioni alternative”.

Il cambio Ferrari: ha ancora senso che ciascun team produca la sua trasmissione visto che non dà vantaggi prestazionali?

Il cambio Ferrari: ha ancora senso che ciascun team produca la sua trasmissione visto che non dà vantaggi prestazionali?

Foto di: Giorgio Piola

Quello della semplificazione è un tema ricorrente ma che resta sempre un po' nebuloso. Di cosa si tratta concretamente?
“Gli appassionati con qualche anno in più, diciamo della mia età, devono rivedere i concetti tecnici su cosa crea performance ed interesse tecnologico, è un tema fondamentale. Il focus sulla benzina sostenibile è il assolutamente corretto, però dall'altra parte, e la butto li in modo anche un po' provocatorio, vedere le squadre che investono cifre ingenti per progettare e realizzare le proprie trasmissioni non ha più il senso che aveva anni fa, il delta di performance che si può ottenere su questo fronte è ormai praticamente nullo".

"È anche una tecnologia ormai assorbita dagli appassionati, non crea più curiosità. Credo sia molto importante identificare le aree dove possiamo parlare di tecnologia legata all'intrattenimento, quelle che lo sono state in passato oggi lo sono molto meno, non hanno più quella rilevanza tale da poter convincere un Costruttore ad investire nel nostro sport. È un tema che dobbiamo affrontare, dobbiamo avere il coraggio di accettare che molte cose si sono evolute”.

A partire dalla seconda metà del 2024 si è parlato molto di ali flessibili, sono tornate le polemiche tecniche.
“Ne ho vissute parecchie in prima persona, ricordo il caso che ci coinvolse (nelle vesti di direttore sportivo della Ferrari) in Malesia nel 1999, così come il doppio diffusore, il frick, il mass dumper, l’f-duct, sono storie che hanno sempre fatto parte della Formula 1. Ero coinvolto praticamente tutte le domeniche nella gestione di temi regolamentari tecnici e sportivi. Posso dire che anni fa c’erano aree grigie ben più ampie rispetto ad oggi, ma resta sempre una grande capacità intellettuale da parte di chi lavora in Formula 1 di saper sfruttare tutto al limite. Personalmente ho la sensazione che oggi le polemiche tecniche siano davvero poca cosa rispetto al passato, anzi, sarebbe bello tornare ad avere un po' più di discussioni, sono il pepe di questo sport”.

Panorama al GP di Las Vegas

Panorama al GP di Las Vegas

Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images

Il modello Las Vegas, nel quale avete creduto e investito tanto, ha garantito finora ciò che vi aspettavate o, come sostiene anche qualche addetto ai lavori, non è stato un grande affare?
“È un grande successo, ma come sempre nei progetti nuovi non si può pretendere di recuperare l’investimento in tempi molto brevi. Se giudichiamo l’evento in sé, ovvero ciò che è stata ed è Las Vegas per la Formula 1, siamo indubbiamente davanti ad un successo. Al di là dell’attenzione e del ritorno mediatico, ci ha consentito di raggiungere degli accordi commerciali che senza Las Vegas sarebbero stati più difficili da portare a casa”.

È una vetrina per il ‘sistema’ Formula 1?
“Assolutamente sì, poi non ho problemi a confermare che i costi dell’evento per la comunità di Las Vegas sono molto alti. Da quest'anno il Gran Premio di Las Vegas è stato assorbito sotto la nostra direzione a livello centrale, il gruppo di lavoro che si occupa del GP ora risponde direttamente a noi, quindi abbiamo rivisto l'aspetto organizzativo per cercare di accelerare il recupero degli investimenti. Vogliamo coinvolgere maggiormente gli investitori locali, il beneficio dell'impatto economico durante il weekend di Las Vegas è stato per due anni consecutivi molto, molto importante, maggiore del Super Bowl, abbiamo garantito alla comunità notevoli benefici finanziari. Dobbiamo continuare a investire, dobbiamo continuare a crederci, non dimentichiamoci che sul mercato statunitense, per quanto negli ultimi siamo riusciti a fare ottimi passi avanti, restano enormi margini di crescita, dobbiamo farci conoscere ancora di più”.

L’Africa è un capitolo in stand by?
“Non è la parola giusta. Prima di fare il passo in quella direzione abbiamo bisogno di avere delle garanzie relative a tre aspetti. Il primo riguarda gli investimenti, devono essere utili alla comunità non solo per la presenza della Formula 1, ma per l’economia generale del paese che ci ospita. Il secondo riguarda le infrastrutture, non serve solo un circuito ma anche tutto ciò che ruota intorno, alberghi, strade, aeroporti. Il terzo aspetto riguarda il substrato economico che possa supportare l’evento nel medio e lungo termine. Non siamo in stand by, stiamo ancora lavorando per verificare cosa manca per poter dire, okay, si parte. Ma non siamo ancora in quella situazione”.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Peter Fox - Getty Images

Cosa ha portato alla Formula 1 il passaggio di Hamilton in Ferrari?
“Lo vedo da italiano che vive all'estero, l'interesse che ha creato è stato veramente molto grande, ha regalato una grande visibilità alla Formula 1. Poi, ovviamente, siamo in uno sport, e l’interesse si alimenta anche con i risultati, e su questo fronte ci vuole un po' di tempo. Lewis ha trascorso tanti anni in Mercedes, acquisendo dinamiche relazionali e concetti tecnici della macchina che non è detto siano uguali in Ferrari, ci vuole un po' di calma quando si cambia completamente scenario. Ha vinto la gara sprint in Cina, ma basta un weekend meno brillante del solito ed ecco che cambiano nuovamente le opinioni. Dobbiamo essere un po' più prudenti. In Giappone era data per scontata una doppietta della McLaren, in Bahrain era prevista una gara noiosa, ma poi in entrambi i casi non è stato così, si corre troppo”.

A proposito del GP del Giappone. C’è chi ha giudicato la gara molto noiosa, ma anche chi ha esaltato l’intensità di una corsa non condizionata dal degrado degli pneumatici, un Gran Premio nel quale i piloti hanno potuto spingere dal primo all’ultimo giro.
“Non metteremo mai tutti d’accordo. La gara di Suzuka è stata di grande intensità, per chi si appassiona leggendo anche il monitor dei tempi è stata una corsa straordinaria. Però non ci sono stati sorpassi, e capisco che per molti appassionati siano l’aspetto più esaltante di una corsa, è chiaro che la gente voglia più azione in pista, ci sta, è una visione che va rispettata. In quest’ottica abbiamo spinto affinché fossero introdotte le due soste obbligatorie nel Gran Premio di Monaco ed abbiamo chiesto a Pirelli di mantenere una gomma che degrada”.

È possibile trovare un compromesso tra degrado ed intensità di gara?
“Abbiamo due comunità di appassionati. C’è chi conosce proprio tutto di questo sport, ma anche chi non ha una cultura specifica di Formula 1, fan che si sono avvicinati in tempi più recenti. Credo stia a noi riuscire a spiegare bene il nostro sport, può sembrare banale e non ci viene naturale, ma ci sono tanto aspetti che vanno spiegati. Poi è chiaro che l’azione in pista resta l’aspetto più accattivante”.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

La Formula 1 ha cambiato pelle proponendo una nuova generazione di piloti. Sei in linea con chi sostiene che è arrivato un gruppo di giovani di altissima qualità?
“Sì. Secondo me stiamo vedendo qualcosa di eccezionale. Sono molto contento perché dimostra che i campionati propedeutici funzionano bene, è una buona notizia per il nostro sport. Credo inoltre che vadano protetti, mi è sembrato giusto a Melbourne dare un segnale di incoraggiamento ad Hadjar, ed abbiamo visto in seguito cosa è stato in grado di fare, e penso che sia importante oggi supportare un po' Lawson dopo l’inizio di stagione che ha vissuto, dobbiamo anche dare una dimensione umana a questi ragazzi".

"Kimi sta facendo molto bene, ha diciotto anni, non dimentichiamolo, e sono contento di come la Mercedes lo sta supportando e proteggendo. È bello vedere che resta nella sua dimensione, quella di un ragazzo molto giovane con i piedi per terra, che ci tiene ad avere al suo fianco la famiglia nel giorno del suo esordio in Formula 1”.

Alla fine, la Formula 1 ha accolto l’undicesima squadra...
“Il progetto Cadillac ci aiuterà ad avere un impatto sempre più importante sul mercato americano. Le discussioni che abbiamo avuto di sono evolute, la seconda proposta che abbiamo ricevuto si è confermata molto più robusta della prima, adesso sta al progetto farsi strada, scegliere due buoni piloti e andare avanti. L’arrivo di un brand di questo peso farà bene al sistema, ad esempio, potrebbe essere la chiave per poter avere altre gare negli Stati Uniti”.

Ma i Gran Premi resteranno sempre 24 o potrebbero aumentare?
“Confermo, resteranno al massimo 24”.

Leggi anche:

Vogliamo la vostra opinione!

Cosa vorresti vedere su Motorsport.com?

Partecipate al nostro sondaggio di 5 minuti.

- Il team di Motorsport.com

Leggere e inviare commenti

Leggi anche :

Condividi o salva questo articolo

Copia link

Condividi su Facebook

Condividi su Twitter

Condividi su WhatsApp

Condividi su Linkedin

Condividi su Pinterest

Condividi su Viber

Articolo precedente F1 | Haas: una strategia audace l'ha portata dal fondo alla doppia top 10

Prossimo Articolo F1 | GP Madrid: dopo i ritardi, i lavori di costruzione inizieranno a maggio

Top Comments

Non ci sono ancora commenti. Perché non ne scrivi uno?

Vedi di più e commenta

More from

Roberto Chinchero



F1 | Esclusivo - Bortoleto, il tempo è dalla sua parte: “Kimi e Hadjar sul podio? Vediamo tra 20 anni...”

Formula 1

Formula 1

Singapore

1 g

F1 | Esclusivo - Bortoleto, il tempo è dalla sua parte: “Kimi e Hadjar sul podio? Vediamo tra 20 anni...”



Ufficiale: la Formula 1 torna in Africa, accordo di dieci anni con il Ruanda

Formula 1

Formula 1 2 g

Ufficiale: la Formula 1 torna in Africa, accordo di dieci anni con il Ruanda



F1 | Verstappen e il potere della reputazione: così Max condiziona i suoi rivali

Formula 1

Formula 1

Singapore

3 g

F1 | Verstappen e il potere della reputazione: così Max condiziona i suoi rivali

Ultime notizie



Racing Spirit lancia la collezione ufficiale James Hunt 1976

Speciale

Misc Speciale 23 min

Racing Spirit lancia la collezione ufficiale James Hunt 1976



Pavesio: "Un addetto ai lavori di MotoGP parla di sport, uno di F1 di business, ma l'evoluzione non deve spaventarci"

MotoGP

MtGP MotoGP 48 min

Pavesio: "Un addetto ai lavori di MotoGP parla di sport, uno di F1 di business, ma l'evoluzione non deve spaventarci"



Casey Stoner intende "lottare" per riportare Phillip Island nel calendario della MotoGP

MotoGP

MtGP MotoGP 1 h

Casey Stoner intende "lottare" per riportare Phillip Island nel calendario della MotoGP



Ecco come una conversazione con Prost ha aiutato Toto Wolff a gestire un team di vertice in F1

Formula 1

F1 Formula 1

Singapore

2 h

Ecco come una conversazione con Prost ha aiutato Toto Wolff a gestire un team di vertice in F1

Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità

Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.

Hai due opzioni:

Iscriviti ora Sei già iscritto? Accedi qui

Hai già disabilitato il tuo blocco delle pubblicità?
Ricarica la pagina

Gestisci gli avvisi

Iscriviti