Dieci anni fa a Barcellona: il giorno in cui Verstappen cambiò la storia della F1
Il 15 maggio 2016, al suo debutto con la Red Bull, Max Verstappen conquistò a soli 18 anni la sua prima vittoria in Formula 1, diventando il più giovane vincitore di sempre. Ecco la storia di una giornata che segnò il destino dell’olandese e consacrò definitivamente l’intuizione di Helmut Marko.
15 maggio 2016, circuito di Catalunya. La Formula 1 è nel pieno dell’era Mercedes, i due titoli conquistati da Lewis Hamilton nelle stagioni precedenti testimoniano una superiorità tecnica con pochi precedenti nell’intera storia del mondiale. All’interno del box della Stella, però, si respira una tensione inedita. Nelle quattro gare disputate Nico Rosberg ha conquistato altrettante vittorie. Il campione del mondo Lewis Hamilton è in affanno, e la classifica generale lo vede a quota 57 punti contro i 100 del compagno di squadra.
La vigilia del weekend spagnolo è movimentata anche dall’ennesima decisione a sorpresa di Helmut Marko. L’unico podio conquistato fino a quel momento dalla Red Bull porta la firma di Daniil Kvyat, ma per il consulente austriaco non basta. In Toro Rosso il diciottenne Max Verstappen continua ad impressionare, e Marko alla fine cede alla tentazione. Si arriva al discusso ‘swap’ tra i due piloti, lo scambio di monoposto, una scelta che scatena polemiche per il trattamento riservato a Kvyat.
Le qualifiche confermano i pronostici: prima fila Mercedes, con Hamilton davanti a Rosberg, e seconda fila Red Bull, con Daniel Ricciardo davanti a Verstappen. Max paga quattro decimi dal compagno di squadra, ma la squadra è molto soddisfatta del suo approccio al volante di una monoposto mai guidata in precedenza. In Q1 e Q2 Verstappen è stato più veloce di Ricciardo, prima che l’australiano piazzasse la zampata decisiva in Q3.
“Conquistare la seconda fila è un gran risultato, i ragazzi hanno fatto un lavoro eccezionale – commenta Christian Horner - l'ultimo giro di Daniel Ricciardo è stato davvero fantastico e Max, beh, cosa si può dire? Ha giustificato alla grande il suo posto in griglia”. Nessuno nel paddock immagina che ventiquattr’ore dopo verrà scritta una pagina di storia destinata a cambiare il volto della Formula 1.
Il primo atto di una domenica afosa si consuma tre curve dopo la partenza. Rosberg scatta meglio e prende il comando, ma poco prima dello spegnimento del semaforo si è dimenticato di disattivare la modalità che la power unit utilizza nel giro di ricognizione. All’uscita della curva 3 accelera ma è visibilmente più lento (16 Km/h) di Hamilton. Lewis cerca spazio par passare, Rosberg chiude nel disperato tentativo di rispondere all’attacco, e il contatto tra le due monoposto è inevitabile. In mondovisione, e davanti all’allora amministratore delegato Dieter Zetsche, presente ai box, la Mercedes incassa un colpo durissimo, i cui effetti andranno ben oltre il disastro di giornata.
Ricciardo eredita il comando davanti a Verstappen, e per lui sembra aprirsi la strada verso il ritorno alla vittoria dopo un 2015 difficile. Daniel si ferma per la prima volta al dodicesimo passaggio, e Max sfila al comando per un giro prima della sua sosta, diventando il più giovane pilota di sempre ad aver condotto un Gran Premio di Formula 1. Al 29° giro Ricciardo effettua la seconda sosta e monta un nuovo set di soft, segnale inequivocabile di una strategia a tre soste. Verstappen si ferma invece al 36° passaggio e torna in pista con gomme hard. È la scelta che si rivelerà decisiva. Ricciardo effettua la sua ultima sosta al giro 44, scendendo in quarta posizione e inizia a lottare con il traffico. Verstappen è leader con Kimi Raikkonen incollato ai suoi scarichi.
Ma ce la farà? Giro dopo giro la risposta prende forma. Sul muretto Red Bull le comunicazioni radio sono essenziali: mantenere la calma, evitare errori, gestire la pressione. Un minimo sbaglio consegnerebbe la vittoria a Räikkönen, ma Max non vacilla. Per 22 lunghissimi giri resta in pieno controllo della situazione. Poi arriva la bandiera a scacchi e il muretto Red Bull esplode di gioia. “Incredibile”, è il primo commento dell’ingegnere di pista di Max, Giampiero Lambiase. Né lui, ne nessun altro, può immaginare cosa riserverà il futuro, ma il successo di un diciottenne al suo esordio in Red Bull è già qualcosa di straordinario.
Verstappen urla in radio e completa il giro di pista dando l’impressione di voler lanciarsi fuori dalla monoposto. Tornato ai box parcheggia sotto il podio, si slaccia le cinture, si alza dalla monoposto, e si trova davanti Helmut Marko. Per un istante Verstappen esita. Marko ha sempre mantenuto una certa distanza dai suoi giovani piloti, e Max, quasi d’istinto, gli tende la mano. È Marko a tirarlo a sé in un abbraccio che racconta più di mille parole e che certifica la soddisfazione per una scommessa vinta.
Il consulente austriaco non ama salire sul podio, ma questa volta fa un’eccezione. Condivide la premiazione con il suo giovanissimo pupillo, consapevole di aver appena assistito all’inizio di qualcosa di speciale.
La sera, a Barcelona, l’intera squadra partecipa ai festeggiamenti. Jos Verstappen annuncia sorridendo che sarà il figlio a pagare il conto: “Questa volta offre Max. Oggi ha guadagnato abbastanza per poterselo permettere”, alludendo al bonus vittoria previsto dal nuovo contratto firmato con la Red Bull.
Esattamente dieci anni fa, il 15 maggio 2016, Verstappen ha scritto una pagina di storia destinata a diventare uno spartiacque. Quel giorno pose le fondamenta del percorso che lo avrebbe trasformato nel punto di riferimento assoluto della Red Bull. Nello stesso momento, Kvyat comprese che non avrebbe avuto un’altra opportunità, e anche Carlos Sainz intuì quale sarebbe stato il futuro della galassia Red Bull.
I dieci anni trascorsi da allora hanno confermato ogni previsione, andando persino oltre le aspettative più ambiziose. Verstappen ha attraversato anche momenti difficili, ma il bilancio finale non lascia spazio a dubbi. Dieci anni fa, Helmut Marko fece la scelta giusta.
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